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I “ritratti di guerra” di Angel De La Calle

Giovedì 25 maggio, alle 18 e 30, presso l’Instituto Cervantes di ROMA in piazza NAVONA, PAOLA LAURA GORLA converserà con ÁNGEL DE LA CALLE sulla sua nuova opera “Pinturas de guerra/Ritratti di guerra”.

L’opera è un graphic novel sulla desaparición in America Latina, sugli anni 70, anni di golpe militari che, con un effetto domino, devastano il Messico, l’Argentina, l’Uruguay, il Cile… È la storia di quattro artisti latinoamericani: le loro giovani vite, impegnate in infiniti dibattiti sull’estetica avanguardista e animate dall’illusione di poter creare un mondo migliore, da un giorno all’altro vengono sconvolte: perseguitati, arrestati, violentati, torturati… Ma il destino riserva loro una sorte ancor più crudele: sopravvivere a quell’inferno, sopravvivere agli amici, per incontrarsi a Parigi, illegali, privati dei documenti e privi quindi di identità, di cittadinanza, spogliati dai loro sogni e illusioni. Assieme cercano, attraverso un ossessivo autoritrarsi, di ritrovare il proprio nome e la propria identità; tentano disperatamente di riunire i pezzi delle loro giovani vite devastate.

È la storia di quattro giovani artisti, la storia di quattro paesi latinoamericani. Sono “historias de la historia”, “storie della Storia”, come dice nel prologo Paco Ignacio Taibo II. Sullo sfondo, la Storia con la S maiuscola s’affaccia, discreta ma precisa.

L’intrecciarsi delle loro storie disegna la mappa di questo romanzo intenso e tentacolare, al quale l’autore di MODOTTI ha lavorato per oltre dieci anni. È la storia di una generazione perduta, soffocata dalla violenza dei regimi sudamericani, ma anche un’impietosa interrogazione sul rapporto tra creazione artistica e realtà. Per gli autorealisti, misconosciuto ed effimero collettivo di esuli inseguiti dalla CIA, il ritratto è lo strumento per ricostruire la dignità alla persona offesa, ma ormai il chiacchiericcio delle gallerie d’arte copre le urla di orrori a cui nessuno vuole credere.

De la Calle scrive e disegna con la sapienza del grande narratore, ma anche con assoluto rispetto per le vite che tocca: esseri umani e non eroi. Come dice uno dei suoi personaggi: «Raccontare le storie serve per restituire l’identità, per dire chi siamo e chi siamo stati. Credo che quando non si può raccontare la verità, sia meglio non raccontare nulla».

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