12142017Headline:

RIFLESSIONI. La ribellione dello studio (2)

Un mondo dove lo studio è aborrito è certamente quello della politica. Infatti il testo di Paola Mastrocola, “La passione ribelle”, Laterza (2017), definisce i politici che non studiano come degli spettacolanti. In questo caso la professoressa sfonda una porta aperta. Si fa fatica trovarne qualcuno che studi. Le varie riforme della scuola ne sono un esempio.“Il tutto affidato perlopiù ai burocrati dei ministeri, che traducono i voleri dei politici in proposte o norme di legge incomprensibili e indecifrabili”. Certamente“lo studio non abita nei Palazzi del Potere”.

Il loro preziosissimo tempo lo passano andando in tivù. Per sciorinare le loro formule rituali a vuoto. Nel mondo politico, tutti sottostanno ad una legge universale: “se non ti esibisci non esisti”. Qui, “tutto è essenzialmente spettacolo”, difficilmente c’è posto per gli studiosi. I giornalisti sui giornali, fanno il riassunto, si pubblica soltanto uno stralcio, quello che c’è scritto nel retro-copertina, non fanno come le mie presentazioni, dove si vede che ho letto il libro.

Poi ci sono i ricercatori universitari, che dovrebbero essere quelli che di mestiere ricercano, cioè studiano. Non è più così, perché adesso sono impiegati a insegnare, a tenere sempre più corsi, diventa una specie di assistente. Oggi devono cercare di pubblicare il maggior numero di articoli sulle riviste, per fare carriera. Servono punteggi, firme, articoli sulle riviste giuste, essere citati più volte possibile. Quindi più amici hai nel mondo accademico meglio è. Così per il critico letterario inglese, Terry Eagleton, siamo alla fine dell’università, alla sua lenta morte.

La quinta prova. La biblioteca. Non è più quella di una volta. In mancanza di aule-studio, centinaia di studenti affollano i tavoli delle biblioteche. E’ un bell’impatto visivo, verrebbe da pensare che non si è mai studiato così tanto. Invece gli studenti non fanno altro che andare in giro, a chiacchierare, a bere il caffè, sono studenti itineranti. Per la verità l’ho notato anch’io in quegli anni quando lavoravo nella biblioteca di architettura al Politecnico di Milano.

In pratica la Mastrocola ormai vede stravolto anche il ruolo della biblioteca. Non si ha più voglia di andare a recuperare il sapere affondato nei libri, e così diventano relitti inabissati per sempre. Forse un domani andremo nelle biblioteche come si va tra i ruderi romani e greci.

Mastrocola nel suo studio

Infine ci sono gli studenti e qui è chiarissimo che lo studio è sparito. E’ facile sostenerlo. Peraltro Mastrocola, ha già scritto un libro (“Togliamo il disturbo”, edizioni Guanda) per raccontare il non studio degli studenti. Manca il desiderio di studio, di sforzo, di impegno. Come sta capitando per il matrimonio, i giovani non hanno più questo desiderio di sposarsi.

Ormai la scuola non è più il luogo dove si va per studiare. Si va per altro. Piuttosto si va a scuola per stare insieme, fare amicizia, ormai per certi versi “è l’unico posto dove andare”. Gli studenti quando ritornano a casa non studiano, piuttosto sono perennemente connessi, hanno altro da fare.

Tuttavia un mondo dove non si studia più è peggiore di un mondo dove si studia. Chi sostiene queste tesi è un pessimista un nostalgico. E’ uno che pensa che il mondo è in declino. Oggi ci sono tre parole aborrite: nostalgia, pessimismo, declino. La Mastrocola non ha paura di passare per nostalgica o per pessimista. Oggi tutti dobbiamo dire che le cose vanno bene. C’è una guerra contro il pessimismo. In verità i pessimisti guardano in faccia la realtà, sono realisti. Ma oggi non piace guardare in faccia la realtà. “Dobbiamo tutti dire che andiamo benissimo e viviamo in un mondo meraviglioso, perennemente in progresso, e avviato verso un futuro vincente”. Praticamente“c’è una massa di imbonitori di piazza, di fronte allo sfascio, inneggia a una speranza senza limiti, a una fiducia ad oltranza nelle nostre capacità di risorgere”. Intanto ci nutriamo di autolodi, autostimoli, autoiniezioni continue, di pozioni magiche rigeneranti ed energizzanti”, basta leggere i giornali o aprire la tivù.

La Mastrocola è fortemente critica nei confronti di quelli che dicono “si è vero stiamo perdendo qualcosa” con i nuovi mezzi tecnologici, con la rete, con internet, ma chissà quanto e cosa guadagneremo nel futuro.

Ci ripetono come un mantra,“questa rivoluzione antropologica non ci deve far paura, non è stato così con la scrittura e la stampa?”Pertanto se ,“Perdiamo A ma guadagniamo B. E se non avessimo perso A non avremmo guadagnato B. Quindi siamo comunque a cavallo. E’ come dire: abbiamo perso le gambe, ma impareremo a camminare sulle braccia”. La Mastrocola rifiuta questi parallelismi, non possiamo ragionare come la mamma, che cerca sempre di giustificare i propri figli. Una società, un Paese non può sempre autoconsolare. Stiamo perdendo qualcosa di grande, non tutto nella vita ci viene sostituito, riparato.

Attenzione non denigriamo i pessimisti. Nessuno è più idealista speranzoso di loro, nessuno ama il mondo come loro. Lo amano talmente che ogni tanto si permettono di dire che lo vedono bruttino e che lo vorrebbero migliorare.

Invece mi guarderei bene dagli ottimisti a senso unico, questi possono farci del male. Quelli che dicono“basta tirarci su le maniche, dare un colpo di reni, fare uno scatto, credere in noi stessi, pensare positivo..e giù a valanga con questa tiritera di formule-pomate autolenitive”. Ci siamo stancati di tirarci su le maniche. Sono messaggi pericolosi.

Per quanto riguarda il declino, anche questo è evidente. Le civiltà nascono, si consolidano e poi muoiono. Anche se il mondo forse decade da quando è nato. Viviamo un periodo di decadenza, siamo in crisi, ma siamo stati sempre in crisi, basta leggere qualche poeta o pensatore di quarant’anni fa.

Ritornando allo studio, sono in troppi a pensare che si può fare a meno di studiare: ormai c’è internet.“Le informazioni e le conoscenze che ci occorrono stanno ormai fuori di noi (è l’esternalizzazione) e sono continuamente facilmente disponibili a tutti. Basta fare un clic”. Certo è molto comodo internet, è un progresso, soprattutto per chi ha studiato,“cioè per chi, come quelli della mia generazione, ha accumulato un discreto patrimonio personale di conoscenze su cui sempre fare affidamento e può tranquillamente abbandonarsi alle dolci navigazioni destrutturate internettiane”. Mentre per i nativi digitali, non conoscendo altro, pensano che può bastare la rete.

Nonostante la crisi è indubbio che viviamo un certo benessere edonistico.“Viviamo costantemente intrattenuti, interrelati e connessi. Comodi e beati”. Praticamente passiamo la gran parte del nostro tempo libero a intrattenerci, con i nostri gadget tecnologici, che adoriamo. E la crisi che stiamo vivendo, per certi versi favorisce questa società dell’intrattenimento.

Stiamo vivendo il tempo della finzione, per la Mastrocola. Si affermano solennemente certe cose, ma poi si trasgrediscono facilmente. C’è un rilassamento collettivo, è più evidente a scuola. A scuola, invece di fare scuola, abbiamo fatto altro. Niente ortografia, grammatica, tabelline, poesie a memoria, fiumi, capitali, niente nozionismo. Abbiamo ridotto i programmi e il numero delle pagine da leggere. All’università,“abbiamo deciso che per un esame non si debba portare più di un certo numero (molto basso!) di pagine da studiare”.

Nel periodo universitario non si dovrebbe leggere il più possibile?“E’ una nefasta decisione al ribasso”. I nostri studenti non leggeranno i classici, non verranno mai a contatto con la bellezza dello stile dei grandi come Platone, Aristotele, Goethe, Galileo. Addirittura all’università con la moltiplicazione degli appelli, si sono introdotti gli “esoneri”, significa che un libro di 400 pagine, si può dividere in quattro parti. La generazione dei nostri padri portavano tutte le materie all’esame di maturità, e per ogni materia il programma di tutti gli anni di liceo.“La gioventù di allora possedeva forse menti più evolute?”.

Perché oggi non è più così? Perché siamo noi a non crederci più.

E’ bizzarro che proprio a scuola non si chieda mai veramente, cioè sul serio, di studiare. Non abbiamo strumenti per chiederlo, né sanzioni: un ragazzo può impunemente venire a scuola e non studiare[…]”.

Nonostante tutta la tecnologia possibile, c’è sempre un momento in cui bisogna mettersi seduti, chiusi in una stanza e aprire“un benedettissimo libro e starci sopra parecchio”. La Mastrocola riesce a fornirci con esattezza e chiarezza che cosa significa studiare e soprattutto come bisogna farlo. Sono concetti ovvi, ma nell’era di internet serve riproporre pazientemente. E si trattiene spiegando ogni passaggio: Stare, seduti, per ore, in un luogo appartato, indugiando. Naturalmente la solitudine è un ingrediente fondamentale, per lo studio. Altro dato è che bisogna essere scollegati. Infine ultimo passaggio occorre memorizzare. E non è facile perchè studiare significa chequel che si legge resta”. Viene trasferito da un luogo (il libro) a un altro luogo ( la nostra testa), ove permane”. E qui la parola “trasferimento” è basilare. La pagina del libro diventa una sorta di secondo testo nella nostra mente, che, naturalmente non è del tutto uguale all’originale.

Quel che noi studiamo va a finire in una sorta di magazzino, cui attingere ogni volta che vogliamo”, qualcosa di simile amo raccomandarlo ai miei ragazzini a scuola. Un’altra frase ricorrente nel libro e che “si studia per essere e non per diventare”.

Tuttavia la Mastrocola è quasi costretta a sostenere che è meglio andare via da questa scuola che non attrae e che non ti abitua a studiare.

Negli ultimi capitoli del libro, la professoressa riesce a offrire interessanti riflessioni che non si discostano molto da certe raccomandazioni che si possono ascoltare in certi ambienti religiosi o leggere in testi di alta spiritualità, dove prima di agire si raccomanda la necessaria contemplazione. Emerge qualcosa che mi ricorda gli esercizi spirituali ignaziani.“E’ sparita l’interiorità. – scrive la Mastrocola – Il piacere di stare con se stessi, di intrattenere rapporti con la parte interna, più spirituale, di noi. Non abbiamo nessuna voglia di ripiegarci, guardarci dentro e riflettere, ricordare, almanaccare su concetti, astrazioni, sentimenti”.

L’uomo moderno di oggi ha paura di rimanere solo. Ha sempre bisogno di relazionarsi con altri, fisicamente o virtualmente. Invece per Mastrocola abbiamo bisogno di solitudine per leggere per stare con i libri, le parole, i pensieri, i ricordi. “E’ la solitudine che ha reso possibili le grandi opere dell’ingegno umano, in ogni campo”. Abbiamo bisogno di alimentare la nostra interiorità, la nostra casa, che potrebbe essere la nostra anima.

Gli ultimi capitoli del libro, sono tutti da rileggere e farli propri, per le profonde e significative riflessioni. La Mastrocola ci indica i grandi pensatori antichi come Socrate, Platone, Aristotele, sant’Agostino, Cicerone, Seneca, che non hanno fatto altro che mostrarci la via della felicità attraverso lo studio. E’ vero lo studio può trasformare il mondo e Paola Mastrocola ci crede.

Domenico Bonvegna

La prima parte dell’articolo è pubblicata qui

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