La Campania è già al lavoro sul Piano di sviluppo strategico per la definizione delle Zes che comprenderanno i porti di Napoli e Salerno, nonchè le principali aree retroportuali della Regione. Ad annunciarne l’imminente via libera è l’assessore alle Attive produttive Amedeo Lepore, all’indomani dell’entrata in vigore del Regolamento che individua requisiti, criteri e finalità delle nuove Zes: “La Giunta regionale, che ha già contribuito fortemente ai contenuti del decreto nazionale e ha avviato da mesi un’approfondita opera di elaborazione della Zes – assicura Lepore – è pronta a concludere in tempi rapidi la definizione del Piano di Sviluppo strategico della Campania che individuerà anche i nodi logistici e produttivi dei nostri territori”.

Ma che cosa prevede il nuovo regolamento, operativo dallo scorso 27 febbraio?

Il testo definisce per le Zes una durata non inferiore a 7 anni e non superiore a 14, la possibilità di ricomprendere nelle aree a fisco agevolato anche porti non strategici, (purchè “presentino una rilevanza strategica per le attività di specializzazione territoriale che si intende rafforzare e dimostrino un nesso economico funzionale con l’area portuale), l’obbligo per le imprese di mantenere in vita l’attività oggetto dell’agevolazione per almeno 7  anni dopo il completamento dell’investimento. Il provvedimento consente anche di attivare Zes interregionali (qualora una regione che non abbia un’area portuale sia adiacente a una regione in cui sia presente almeno un’area portuale) e di includere nelle zone a fiscalità semplificata anche aree della medesima regione non  territorialmente adiacenti, a patto, anche qui, che “presentino un nesso economico funzionale e che comprendano almeno un’area portuale” . Un nesso, precisa il regolamento, che sussiste “qualora vi  sia  la  presenza,  o  il potenziale  sviluppo,  di   attività economico-produttive, indicate nel Piano di sviluppo strategico, o di adeguate infrastrutture di collegamento tra le aree interessate”. Le agevolazioni sono state fissate dal primo provvedimento del Governo in un credito d’imposta per maxi investimenti fino a 50 milioni, tempi dimezzati per autorizzazioni e procedure (con il Governo pronto a esercitare i poteri sostitutivi) e oneri amministrativi e istruttori più bassi.

Ora spetta alle Regioni individuare i confini delle Zes e presentare anche un Piano di sviluppo strategico, un’analisi dell’impatto sociale ed economico atteso, l’individuazione delle  semplificazioni amministrative di propria competenza, l’indicazione delle agevolazioni e incentivazioni (senza oneri a carico della finanza statale) che  potranno  essere  concesse dalla regione. Un provvedimento molto atteso dalle imprese visto che la creazione di zone a fisco agevolato produrrà numerosi benefici in termini di competitività delle imprese e creazione di nuovi posti di lavoro come già avvenuto nelle altre aree del Mezzogiorno che hanno attivato le Zes.

“Per capire la reale portata che potrà avere per noi l’istituzione delle Zone economiche speciali – spiega il vicepresidente dell’Unione Industriali di Napoli con delega alla Logistica e alla Portualità, Vito Grassi – basta guardare agli esempi più vicini al posizionamento del Mezzogiorno negli equilibri degli scambi via mare. Il porto di Tangeri, in Marocco, ha visto nascere 60mila posti di lavoro ed esportazioni per oltre 2,6 miliardi di euro. La zona franca di Barcellona ospita circa cento imprese e conta 6mila occupati. Così i porti di altre aree del mondo: in Irlanda la Shannon Free Zone i registra un impatto economico considerevole: il rapporto tra sterline spese dal settore pubblico in infrastrutture e incentivi e di 1 a 22 dopo i primi 5 anni. A Panama, dove sono presenti 2.600 imprese dedite a commercio e servizi, c’è un interscambio di 21,6 miliardi di dollari, di cui 11,4 miliardi in export. Non dimentichiamo, inoltre – conclude Grassi – che il decreto legge contiene  importanti norme come quelle sulla ricollocabilità dei lavoratori delle aree di crisi industriale del Mezzogiorno, che prevede una copertura finanziaria fino alla fine del 2018, e quelle sulla imprenditorialità giovanile, che permette un vasto programma per promuovere il lavoro autonomo, i talenti e la creatività dei giovani in tutto il Mezzogiorno”.