Yari Gugliucci, il fascino discreto dell’attore italiano all’estero

GugliucciDI LAURA BERCIOUX           

La notizia arriva fresca fresca dalla Germania, dal set di un film “blindato” per via delle trovate geniali del giovane regista, Sven Underwaldt JR. già noto al pubblico cinematografico tedesco e prodotto dalla Bavaria film. La notizia è che in Italia abbiamo il nuovo Marlon Brando italiano come scrive la collega del Berlineer Courier che ha dedicato una pagina a Yari Gugliucci, il nostro talentuosissimo e bravissimo attore salernitano, che interpretò Giancarlo Siani e protagonista in altri film e fiction di successo. Ma Yari è un attore internazionale, i suoi successi teatrali con Michelle Pffefeir e Kevin Kline riecheggiano ancora nella West End di Londra e con i suoi spiritosi monologhi su Sacramento. Insomma, oggi  Yari porta il successo discreto dell’attore italiano all’estero. Ha grande fascino e possiamo dire che le fans oramai le ha conquistate soprattutto in Germania e a New York. Yari è anche un uomo molto attento al sociale: lo ricordo a Roma, a dicembre, a Campo de Fiori quando ha presentato il suo secondo libro” Billy Sacramento” tra i banchi della frutta. Presentazione singolare: Gugliucci ospitò artisti e con la vendita del libro fece anche beneficenza. Comunque era nell’aria, doveva succedere e lo ha annusato anche la giornalista tedesca del Berlineer, definendo “Gugliucci Wie Brando”: il “Brando italiano”. Lo raggiungo al telefono, via computer, e mi ritrovo Yari con la barba rasata, i cappelli corti e in gran forma. Sorriso smagliante.

Allora Yari raccontami tutto!

“Innanzitutto piantiamola con questa storia del Brando ITALIANO…(ride). Sì, ti racconto. Sono sul set del film a Colonia, da co protagonista per la Bavaria Film(LA Solitudine dei numeri Primi), dal titolo tratto da un best seller Antonio Im Wunderland. . La trama del film racconta di questo suocero che va in vacanza con il genero e la figlia in viaggio di nozze a New York. Ma non posso dire altro…”

Parto lo stesso con l’interrogatorio: chi sei nel film?

“ Un ispettore di polizia,Pino Carbone italo americano nato a New York e che di italiano ne sa poco, originario pugliese. Viene travolto da questa famiglia passaguai,li aiuta più di una volta, è divertente , è un personaggio positivo”.

Come hai ottenuto questo ruolo?

“La produzione ed il regista cercavano un attore per questo personaggio, da un anno e mezzo. La casting americana, Meredith Marciano faceva dei provini, ero a New york, lei mi aveva fatto fare già due serie come “Forever” e Happynish”. Mi dice che stanno cercando per un film tedesco uno che, secondo me, può avere le tue caratteristiche anche se lo cercano gigante perché ogni volta che appare, anche fisicamente deve dare protezione. Ma io credo che vai bene lo stesso. Appena ho fatto il provino (io recito in inglese) con accento un po’ italiano, fanne un altro tagliandoti la barba e le è piaciuto, l’America casting lo ha mandato alla produzione.  Alla fine mi è capitata questa cosa dove giriamo gli interni a Colonia e gli esterni a New York. >Scene girate tra la Stauta della Libertà, Brooklyn io nella macchina della polizia, al terminal di JFK”.

Adesso ti senti un attore “americano”?

“No. Adesso vorrei essere quell’attore italiano internazionale visto che non ne abbiamo tanti. In America, quando chiedi quale attore italiano conoscano sono fermi a Marcello Mastroianni. I nostri nomi non li conoscono affatto e questo dovrebbe far capire che bisogna imporsi come ha fatto un Depardieu per la Francia, come ha fatto un Barden, che lavorano all’estero. Attori come Christopher Waltz. Attori che fanno film americani pur essendo spagnoli,francesi,tedeschi e noti nel Paese di origine. Noi facciamo solo film italiani, quando vengono a girare come è successo con 007 a Roma, allora esce qualche ruolo per un attore italiano. Codice da Vinci,From Rome with Love etc…”.

Intanto ti definiscono il “nuovo Marlon Brando…

“Non avevano né bevuto la birra e né c’era questo erotismo in scena. Al Berlineer Courier dove la giornalista venne sul set, avevo un giaccone a quadri rosso da Fronte del Porto. E non è la prima volta che mi paragonano a Marlon Brando,credo sia un modo per dire che un attore attira molto l’attenzione su di se.. mi viene quasi da ridere perché io ho una mascella più da Totò. Ho questo modo di fare un po’  italo americano come sto facendo ora. Lo avevano sentito già da chi Marlon Brando lo aveva diretto davvero, Bernardo Bertolucci ( Ultimo Tango a Parigi). Eravamo a Parigi per un tributo a Goldoni  io e la mia “amica” Isabelle Adjani ospiti dello scenografo Gianni Quaranta per la regia di Ferrara(fratello di Giuliano)sedevamo accanto al maestro. Mi scrutava per capire forse come fossi riuscito a conquistare la complicata Isabelle,pop come spesso mi accade a fine serata sentenzio..mi ricordi Marlon Brando…Immagina quella sera come mi sono sentito. Ed ora succede anche in Germania. La giornalista mi ha visto sul set, avevo conquistato con la simpatia del set, nacque sta cosa anche per via della mascella e di un giaccone infeltrito e si sa la stampa è volubile quindi, hanno scritto “Il Brando Italiano”.

Cosa ti unisce a Marlon Brando?

“Fisicamente nulla se non la terribile tendenza ad ingrassare, restare solo ed amare le donne, la sensibilità eccessiva, similitudini. Lessi una biografia che un insegnante di New York mi regalò (su Brando ovviamente) di Robert Lindsey che mi segnò bruscamente. Specie in qualche citazione del tipo “Quando io sto in scena a teatro, e su 700 persone che  applaudono ad uno a cui non sto simpatico, beh devo uscire dalla sala. Mi sento  agitato”. Oppure quando dice…“ogni tanto mi serve isolarmi”, aveva poi rapporti continui con molte donne “alla fine mi fa sentire più solo anche se inizialmente appagato”. Ha fatto una brutta fine.  Marlon Brando resta un’icona. Quindi non bisogna pensare alla persona al bello alla biografia o i premi, ma al precursore della recitazione di un metodo che ha ispirato tutti. Lui diceva “io non sono nato all’Actor Studio’s, io sono nato tra la cultura  ebraica , grazie a Stella Addler che lo salvò dalla follia. All’Actor Studio’s mi hanno rovinato” ed io la penso come lui sulla scuola americana. Quindi ogni attore si porta un suo background, avevo uno zio che imitava Marlon Brando, sono stato influenzato moltissimo da lui, strana combinazione: sono morti lo stesso giorno alla stessa età. Lui è un bello tenebroso, io sono un simpatico solare”.

Ma c’è una “’insicurezza di fondo, una vita dove qualche volta ti perdi”?

“C’è una sorta di fuga. Ho una malinconia simpatica lui aveva questa rozzezza brutta. Mi viene in mente quando superai il provino all’Actor Centre portando un monologo da “Un tram che si chiama desiderio” manco a farlo apposta. Volevo fare Marcantonio e loro no, non hai il fisico che aveva Marcantonio. Marlon Brando ha una stazza fisica. Tutti lo hanno imitato. La fisicità non centra niente. Brando parlava con i silenzi, io parlo a raffica. Voglio dire questa fronte spaziosa con la quale rifletteva, io ho la mascella che ricorda Totò e ho quella cosa napoletana, meridionale”

Il Gugliucci che riflette dove lo ritroviamo?In Billy Sacramento?

“Sì, quello è un altro, Billy Sacramento è già più Marlon Brando, interiormente. Ma il giornale tedesco “Brando come Gugliucci”.

Un motivo di orgoglio

“Fa più breccia all’estero che qui in italia perché io qui, vengo notato sì ma soprattutto visto con simpatia”.

Lavori  di più all’estero?

“Beh,io su questo set mi sento il Turturro del film di Moretti, il Paul Dano del film di Sorrentino, il Cassel del film di Garrone..e chi vuol capire capisca (ride)”!.

Quando girerete a  New York?

“Ci trasferiamo con la troupe il 25 maggio”.

Come si lavora con i tedeschi?

“Benissimo”.

Cosa dicono di noi?

“Non dicono…”

Quando uscirà il film?

“Uscirà l’anno prossimo al cinema e ci sarà un’anteprima a Colonia. Poi non so se sarà distribuito. Al momento stiamo girando in inglese”.

Pino, il tuo personaggio poliziotto… si innamora sul set?

“No. È uno, positivo che risolve i problemi, è un po’ e la mia caratteristica da attore”

Il ruolo che vorresti fare?

“Beh….9 settimane e mezzo. Mi piacerebbe moltissimo fare anche un professore come Robin Willams ne l’Attimo Fuggente. Sai io già lo faccio nelle università, a Londra, a New York, con Billy Sacramento. Ma ho sempre molta considerazione di cosa pensano i miei amici, i miei barbieri Matteo, gigioni e il barone , il mio meccanico Stefano, grande statista: quello è il mio pubblico più severo,quello la mia Hollywood .”

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