Vodafone, rivelazioni choc: alcuni governi controllano direttamente gli utenti

telefoniniAddio privacy? Dopo il caso Snowden la notizia è di quelle da far smettere di avere parlare al telefono e arriva direttamente da un’azienda del calibro di Vodafone, gigante internazionale della telefonia che oggi ha pubblicato una nota intitolata “Law Enforcement Disclosure Report”. Si tratta del primo rapporto di questo genere redatto dall’azienda nella quale riferisce a chiare lettere che nella maggior parte dei paesi in cui opera (29 in tutto), “Vodafone mantiene il pieno controllo operativo sull’infrastruttura tecnica utilizzata per consentire intercettazioni legali al momento del ricevimento di una richiesta da un’agenzia o un’autorità” ad esempio per operazioni di polizia.

Tuttavia, avverte, “in un piccolo numero di paesi, la legge impone che le agenzie e le autorità specifiche debbano avere accesso diretto alla rete di un operatore, evitando qualsiasi forma di controllo operativo sull’intercettazione legale da parte dell’operatore. In quei paesi, Vodafone non riceve alcuna forma di richiesta di accesso all’intercettazione legale”. In sostanza, dice l’operatore, le agenzie accedono direttamente alla rete per ascoltare le chiamate senza alcuna autorizzazione.

Lo stesso accade anche per la rete dati tanto che Vodafone scrive: “È possibile imparare molto sui movimenti, gli interessi e le relazioni di un individuo da un’analisi dei metadati” e “in molti paesi le agenzie e le autorità hanno poteri giuridici di ordinare agli operatori di rivelare questi dati” ma in un “piccolo numero di paesi” – di nuovo – “agenzie e autorità hanno accesso diretto ai dati conservati all’interno della rete di un operatore”. In questi paesi, sottolinea ancora l’azienda, “Vodafone non riceve alcuna domanda di accesso ai dati”.

IL GARANTE ITALIANO -“Non è tollerabile che i Governi svolgano un’opera di sorveglianza così massiva, generalizzata ed indiscriminata come quella rivelata dal Rapporto Vodafone. Così come non è accettabile che i Governi accedano direttamente alle telefonate dei cittadini, al di fuori delle garanzie previste dalla legge e senza un provvedimento della magistratura. E questo vale innanzitutto per i Paesi europei dove vige un ordinamento rispettoso dei diritti fondamentali delle persone”. Lo afferma Antonello Soro, Presidente dell’Autorità Garante per la privacy, commentando il rapporto Vodafone diffuso oggi. “Quello che a partire dal Datagate sta emergendo a livello globale – sottolinea Soro – è l’assoluta necessità di ripensare e riequilibrare il rapporto tra sicurezza e privacy, spostando il baricentro nella direzione della difesa del diritto al rispetto della persona e quindi della sua libertà e della sua dignità. Va riaffermata l’idea che il rispetto dei diritti fondamentali debba ancora essere una delle principali discriminanti tra i regimi democratici e quelli illiberali. Non si può in alcun modo giustificare – conclude il Garante Privacy – la pretesa di proteggere la democrazia attraverso la compressione delle libertà dei cittadini perché in questo modo si rischia di calpestare l’essenza stessa del bene che si vuole difendere”.

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