Papa a Scampia 1Cari fratelli e sorelle,

 

ho voluto incominciare da qui, da questa periferia, la mia visita a Napoli. Saluto tutti voi e vi ringrazio per la vostra calorosa accoglienza! Ringrazio il vostro Arcivescovo per avermi invitato e per le sue parole di benvenuto; e grazie a coloro che hanno dato voce alle realtà dei migranti, dei lavoratori e dei magistrati.

Voi appartenete a un popolo dalla lunga storia, attraversata da vicende complesse e drammatiche. La vita a Napoli non è mai stata facile, però non è mai stata triste! È questa la vostra grande risorsa. Il cammino quotidiano in questa città, con le sue difficoltà e i suoi disagi e talvolta le sue dure prove, produce una cultura di vita che aiuta sempre a rialzarsi dopo ogni caduta, e a fare in modo che il male non abbia mai l’ultima parola. È la speranza, lo sapete bene, questo grande patrimonio, questa “leva dell’anima”, tanto preziosa, ma anche esposta ad assalti e ruberie.

Chi prende volontariamente la via del male ruba un pezzo di speranza. Lo ruba a sé stesso e a tutti, a tanta gente onesta e laboriosa, alla buona fama della città, alla sua economia.

 

Vorrei rispondere al fratello che ha parlato a nome degli immigrati e dei senza fissa dimora. Lui ha chiesto una parola che assicuri loro che sono figli di Dio. Voglio dirti: questa parola c’è, e non è scritta solo su un foglio, su un libro; è scritta nella carne, su un cuore, ha un volto e un nome: Gesù. Gesù è la Parola vivente che ci assicura che siamo figli di Dio, figli amati, voluti, non solo, anche figli salvati: salvati dal peccato che rovina questa relazione filiale, che ci ruba questa dignità e ci rende schiavi. Gesù è il Figlio Unigenito che ci fa pienamente figli del nostro Padre celeste. Grazie di questa domanda!

 

Poi c’è stato l’intervento del lavoratore. E ringrazio anche lui, perché naturalmente volevo toccare questo punto, che è un segno negativo dei nostri tempi. In modo speciale lo è la mancanza di lavoro per i giovani. E’ segno che c’è una disfunzione grave nel sistema, e non si può andare avanti senza individuare bene questa disfunzione e fare i cambiamenti necessari.

Il lavoro che manca ai giovani, in un quartiere come questo – ma in tante altre parti – è un grido, che sale forte e acuto. Con la mancanza di lavoro viene a mancare la dignità, e la persona rischia di cedere ad ogni sfruttamento.

Si è cercato di creare una “terra di nessuno”, dalla quale sradicare ogni tipo di valore. Un territorio in mano alla cosiddetta microviolenza. Sento in maniera viva questo dramma, e penso in particolare ai bambini come a figli prediletti. Vorrei rivolgermi a ciascuno di loro per nome, per dire che il Papa li ama e li abbraccia, che la Chiesa li ama e che Napoli conta su ognuno di loro.

E qui penso all’intervento del Presidente della Corte di Appello. Lui ha usato la bella espressione “percorso di speranza” e ricordava un motto di san Giovanni Bosco: “buoni cristiani e onesti cittadini”, rivolto ai bambini e ai ragazzi. Il percorso di speranza è proprio quello dell’educazione, e l’educazione si fa con l’amore, con l’amorevolezza, diceva Don Bosco. Il lavoro educativo è la via giusta perché è preventivo. E’ il metodo di tutti i santi che hanno lavorato in mezzo ai ragazzi, come anche il beato Don Giuseppe Puglisi, nel quartiere Brancaccio a Palermo. Sulla sfida educativa si può collaborare insieme tra famiglie, scuole, parrocchie e altre realtà del territorio.

 

Cari amici, la mia presenza vuole essere un impulso a un cammino di speranza, di rinascita e di risanamento già in corso. Conosco l’impegno, generoso e fattivo, della Chiesa, presente con le sue comunità e i suoi servizi nel vivo della realtà di Scampia; come pure la continua mobilitazione di gruppi di volontari, che non fanno mancare il loro aiuto e il loro supporto.

Incoraggio anche la presenza e l’attivo impegno delle Istituzioni cittadine, perché una comunità non può progredire senza il loro sostegno, tanto più in momenti di crisi e in presenza di situazioni sociali difficili e talvolta estreme. La “buona politica” è un servizio alle persone, che si esercita in primo luogo a livello locale, dove il peso delle inadempienze, dei ritardi, delle vere e proprie omissioni è più diretto e fa più male. La buona politica è una delle espressioni più alte della carità, del servizio, dell’amore.

Napoli è sempre pronta a risorgere, facendo leva su una speranza forgiata da mille prove, e perciò risorsa autentica e concreta sulla quale contare in ogni momento. La sua radice risiede nell’animo stesso dei Napoletani, soprattutto nella loro religiosità, attestata dalla schiera di Santi, che in ogni epoca, e anche oggi, attraversano questo splendido e tormentato territorio. E’ una religiosità da riscoprire, da purificare, da riaccendere come un fuoco, il fuoco del Vangelo, l’unica forza che può veramente cambiare la società, che può ridare alla gente la forza di sperare e andare avanti. Non lasciatevi rubare questo che è il vostro tesoro più prezioso. Non lasciatevi rubare la vostra fede e la vostra bontà!

Il Signore Gesù, Crocifisso e Risorto, nostra grande Speranza, benedica Napoli. Benedica l’impegno e la dedizione di ogni persona di buona volontà; benedica le famiglie che lottano per rimanere unite, per resistere e camminare nella giustizia; benedica i catechisti che educano i ragazzi alla bellezza del Vangelo; benedica gli insegnanti che ogni giorno raccolgono la sfida di educare al vero, al bello, al bene; benedica i ragazzi e le ragazze che hanno il coraggio di combattere il male con il bene, e non hanno paura di sognare un mondo migliore.

San Gennaro, vostro Patrono, vi assista e interceda per voi.

Benedico di cuore tutti voi, le vostre famiglie e questo vostro quartiere. E voi, per favore, non dimenticatevi di pregare per me. ‘A Maronna v’accumpagne!