Vinicio Marchioni al Magna Graecia film festival: “Da Cechov ai soliti ignoti”

Vinicio Marchioni al Magna Graecia film festival: “Da Cechov ai soliti ignoti”

DI FAUSTA TESTAJ’

“Sono molto legato alla Calabria, mia madre è di Torre Melissa, a 50 km da qui. È importante per me presentare un film di cui sono co-protagonista a Catanzaro, al Magna Graecia Film Festival, un festival che si contraddistingue per ospitalità, accoglienza e crescita, che dà spazio ai giovani registi”. Vinicio Marchioniospite della sesta serata del Magna Graecia Film Festival, kermesse cinematografica fondata e diretta da Gianvito Casadonte, giunta alla sedicesima edizione. Con lui il regista del film in concorso “Drive me home”,Simone Catania e l’attrice Chiara Muscato. Avvincente il dibattito post-proiezione moderato da Antonio Capellupo, con stimolanti domande dall’arena gremita. Marchioni ha annunciato, tra i prossimi impegni, un documentario ispirato a Cechov, che mette in scena la sua opera ambientandola anche nelle zone terremotate italiane con l’ausilio di immagini inedite dei Vigili dei Fuoco. Quindi, il teatro, con la messa in scena de I soliti ignoti, dove Marchioni interpreta il ruolo che fu di Vittorio Gassman e di cui firma anche la regia.

Dopo la performance musicale dei Selton, il direttore artistico del Magna Graecia Book Festival, Andrea Di Consoli ha consegnato il Libro d’Oro, realizzato dal Maestro orafo Michele Affidato alla giornalista, scrittrice e direttrice di Rai Teche Maria Pia Ammirati per “Due mogli. 2 agosto 1980” (Mondadori) che verrà presentato questo pomeriggio alle 19.30 all’Hotel Perla del Porto.

Grande successo, nel pomeriggio di ieri, per l’incontro con Chiara Francini, autrice di “Un anno felice” (Rizzoli), moderato dalla giornalista Donatella Soluri. “Scrivere è l’atto più coraggioso che abbia mai compiuto – ha confidato l’attrice toscana – perché sono convinta che con la scrittura possa mettere a nudo me stessa. Vorrei che il lettore vedesse esattamente quello che vedo e provo mentre scrivo. La mia è una scrittura quasi cinematografica, mi piace molto descrivere i dettagli di ogni cosa, degli esseri umani, degli oggetti”. Il secondo appuntamento di ieri del Magna Graecia Book Festival ha avuto come protagonistiMassimo Poggini e Claudia Riva, autori di “Massimo Riva Vive! La vita rock dello storico chitarrista di Vasco” (Baldini&Casoldi). L’incontro, moderato da Andrea Di Consoli e dalla giornalista Edvige Vitaliano, ha fatto luce su un esponente tra i più importanti del panorama rock Italiano, che ha accompagnato Vasco Rossi dagli esordi alla popolarità e infine alla fama. “Mio fratello è morto a 36 anni, ma per me è come se ne avesse avuti 90. Ha vissuto intensamente ogni momento, ogni istante della sua esistenza – ha confidato Claudia Riva – Sono contenta di essere riuscita a realizzare, insieme a Massimo Poggini, una biografia che restituisca tanto il talento musicale di mio fratello quanto il suo lato umano. È stato un percorso che, a vent’anni dalla sua scomparsa, mi ha portata ad elaborare il lutto, che finora ho sempre percepito come irrisolto”.

Di Consoli si è poi soffermato sul contesto socio-politico in cui si è formato il sodalizio artistico Rossi-Riva, ovvero “gli anni ’70 di quella Emilia Romagna un po’ moralista, un po’ cattolica, tanto comunista e rivoluzionaria”. “Il progetto di Riva e Rossi – ha commentato Poggini – non avrebbe mai potuto prendere piede in nessun’altra parte di Italia se non in quel piccolo paesino dell’Emilia Romagna, da cui i due ragazzi sognano di fuggire attraverso la musica”. L’ultimo incontro pomeridiano di ieri, moderato da Andrea Di Consoli e dalla giornalista Teresa Pittelli, è stato con Toni Capuozzo, uno dei più noti giornalisti di guerra che ne “La culla del terrore” (Signs Publishing), opera di graphic journalism, racconta in prima persona le origini dell’attuale terrorismo islamista. “Sono partito con l’idea di raccontare una storia difficile e di farlo con l’aiuto delle immagini – ha spiegato Capuozzo – Raccontare l’irripetibilità della vita di ciascuno significa restituire dignità alle vittime di una tragedia. Ho provato a raccontare il fondamentalismo tramite piccoli episodi, perché penso che sia importante semplificare temi così complicati”.

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