Vincenzo Bellini in 3d: a Catania la maschera di cera

maschera 2“Le nuove tecnologie sono fondamentali per rilanciare il turismo a Catania e per consentire la fruizione dei nostri Beni culturali. Questa maschera, infatti, sarà uno strumento per attirare quei segmenti di visitatori spesso resta fuori dai normali circuiti, mi riferisco a quello culturale ma anche a quello dei non vedenti e degli ipovedenti. Importante la collaborazione con l’Università, come sta anche avvenendo con il Cnr, che produrrà senza dubbio altri importanti risultati nel prossimo futuro”.
Lo ha detto l’assessore alla Cultura Orazio Licandro ricevendo dal direttore generale dell’Università di Catania, Federico Portoghese, una copia tridimensionale della maschera mortuaria di Vincenzo Bellini realizzata dal Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Catania.
Alla cerimonia erano presenti anche il professore Massimo Oliveri ordinario di Disegno Tecnico Industriale e il professore Antonio Marcellino, docente di Storia della Musica presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali “Vincenzo Bellini” di Catania e consulente del Comune di Catania per la redazione del progetto del nuovo ordinamento museologico del Museo Civico Belliniano.
Nel corso dell’incontro è stato ricostruito il percorso tecnico e scientifico che ha consentito la realizzazione del manufatto. Inoltre, il maestro Domenico De meo, il più grande studioso al mondo di Vincenzo Bellini, ha tenuto una lunga e interessante dissertazione sulla figura e le opere del grande musicista catanese.

Storia della maschera di cera

Modellata con tutta probabilità sul calco originario eseguito da Jean-Pierre Dantan (detto Dantan il giovane) nel 1835, la maschera di cera mostra il volto di Vincenzo Bellini nelle condizioni in cui si trovava nel giorno del decesso il 23 settembre 1835 nella villa di Puteaux.
La data della sua realizzazione è certamente posteriore al 1935 giacché non è elencata nei due cataloghi che Benedetto Condorelli, direttore del museo, redasse nel 1930 e nel 1935. Da alcune testimonianze indirette, il più accreditato autore della maschera potrebbe essere lo scultore catanese Salvo Giordano. La data presunta della sua realizzazione sarebbe proprio il 1935 (centenario della morte di musicista catanese), anno in cui il Giordano, si recò a Parigi. Tracce dell’acquisto della medesima non se ne trovano nell’archivio del Museo Belliniano: con molta probabilità fu lo stesso Giordano a donarla al Museo per le celebrazioni del centenario.
Jean-Pierre Dantan «procedette all’operazione del levar la forma del volto del compositore italiano: l’abile scultore perfettamente riuscì a ritrarre le sembianze di lui» («Journal de Paris», 25 settembre 1835).
Anche il Condorelli, in un articolo pubblicato su «Il Giornale di Sicilia» del 27 settembre 1929, precisa che si tratta del «lavoro eseguito al letto di morte di Bellini».
Una copia della maschera funebre di Vincenzo Bellini (calco in gesso) del Dantan è custodita nel Conservatorio di musica “San Pietro a Majella” di Napoli.

La creazione della nuova maschera

Lo studio sulla maschera mortuaria del Bellini è stato condotto dalla Cattedra di Disegno Tecnico Industriale del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Catania.
Specificamente, è stato realizzato il modello virtuale della maschera mortuaria mediante l’applicazione delle tecniche di Reverse Engineerig. Ciò ha consentito di creare un prototipo fisico della maschera, identico al   modello originale, ottenuto con tecniche di Rapid Prototyping.
Le operazioni di rilievo hanno avuto luogo nell’ambiente museale dove il reperto è esposto. A tale scopo è stato impiegato il laser scanner Desktop 3D, prodotto dalla NextEngine,  particolarmente versatile per l’acquisizione, senza contatto, della geometria di oggetti di piccolo formato.
Il settaggio del sensore è stato effettuato in considerazione  sia della finitura superficiale dell’opera, sia dei fattori ambientali dello spazio espositivo, quali le dimensioni costrette dell’area di lavoro e la relativa illuminazione artificiale di scarsa intensità.
Ed ancora, constatata la impossibilità di movimentare il reperto per il relativo stato di degrado, sono state effettuate due sessioni di ripresa in cui il sensore è stato collocato in cinque punti diversi di stazionamento. Le 15 acquisizione, così effettuate, hanno garantito il più vasto campionamento possibile della superficie, risultato pari al 98% . I dati acquisiti sono stati salvati con estensione .WRL per un complessivo volume di 1,25 GB.
La fase di post-processing è stata effettuata presso il laboratorio di Modellazione Geometrica del D.I.I.
Questa procedura è stata caratterizzata dall’analisi dei dati ottenuti, tramite il software RapidForm della Inus Tecnology. Pertanto,  è stato possibile allineare e ricomporre in una rappresentazione globale le nuvole di punti metrici ottenute da 5 shells. Tramite le operazioni di data mergin e di data reduction le scansioni sono state registrate in un unico modello 3D, filtrato a 984970 poligoni. In questa fase sono stati  eliminati gli autlier (errori isolati) che, sia pure riscontrati in scarsa misura, sono stati generati dalla elevata ridondanza delle zone di sovrapposizione. Le superfici non campionate di piccola estensione sono state ricostruite con procedure automatiche.
Il modello virtuale della maschera, esitato in formato .stl, è stato convertito in un codice di stampa in grado di assicurare il miglior grado di qualità alla relativa riproduzione.
Siffatta riproduzione è stata effettuata in ABS con una stampante 3D Dimension SST 1200 della società americana STRATASYS. Il modello, così ottenuto, ha mantenuto pedissequamente tutte le caratteristiche morfologiche e dimensionali della relativa maschera originale.

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