Via libera alla manovrina, ma i testi non ci sono ancora

La manovra-bis va ai ternpi supplementari. L’atteso consiglio dei ministri, durato ieri un paio di ore, si è concluso a metà strada: sì al Documento di economia e finanza ma il «decretone» di aggiustamento dei conti resta nel limbo della formula del «salvo intese». Segno che, nonostante della manovrina si parli dal 17 gennaio e benché le opzioni tecniche siano innumerevoli, ancora non c’è la quadra: bloccato dal Pd di Renzi ogni aumento di tasse, ora c’è il rischio che i tagli alla spesa diventino più incisivi. «Una manovra non depressiva ma di risanamento e crescita, i conti sono in ordine senza aumenti di tasse», ha annunciato il premier Paolo Gentiloni durante la breve conferenza stampa che ha seguito la riunione di governo. Conferma dunque che i rincari di benzina, Coca Cola e acque minerali sono scongiurati, come del resto dimostrano le reazioni dei renziani più radicali come Edoardo Fanucci: «Rottamare il modello Dracula è possibile e il Pd lo sta dimostrando», ha esultato ieri sera. Nel Def previsto anche «il varo del Reddito di Inclusione, misura universale di sostegno economico ai nuclei in condizione di povertà», insieme con «il riordino delle prestazioni assistenziali finalizzate al contrasto della povertà». Ora la patata bollente passa nelle mani del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che ieri è sembrato molto concentrato su fronte spesa. Il ministro ha naturalmente confermato l’intervento «tutto strutturale» da 3,4 miliardi come chiesto da Bruxelles. Guardando al Def non sfugge che a fronte di un innalzamento della stima di crescita del Pil 2017 all’1,1%, il biennio successivo resti inchiodato all’1 percento. Non certo una prospettiva incoraggiante. Mettere sulla bilancia i pro e i contro del decreto legge non è agevole. L’attenzione mediatica si è a lungo concentrata sui rincari delle accise sui tabacchi e delle tasse sui giochi. Ma guardando la parte “mezza piena” del bicchiere appare utile il tentativo di dare una scossa alle norme sui premi di produttività, attraverso un meccanismo che intende valorizzare la contrattazione di secondo livello (aziendale e territoriale), per incentivare il coinvolgimento paritetico dei dipendenti nell’organizzazione del lavoro.

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