Un’altra tegola per la Raggi: chiesto il rinvio a giudizio

La nomina di Salvatore Romeo era certamente «viziata» da alcune irregolarità, dunque illegittima, ma poiché è stata seguita una prassi consolidata negli anni anche dai precedenti sindaci, Ignazio Marino e Gianni Alemanno, non è possibile provare il dolo. È questa la motivazione della Procura di Roma che salva la sindaca Virginia Raggi dall’accusa di abuso d’ufficio e dunque dalla mannaia rappresentata dalla legge Severino. Anche se arriverà al processo per falso per la designazione di Renato Marra a responsabile Turismo del Campidoglio decisa nell’ottobre scorso, il rischio per Raggi di sospensione dall’incarico appare dunque remoto, perché è difficile che un’eventuale condanna possa superare i due anni. Molto più temibili sono invece le ripercussioni politiche, visto che il dibattimento potrebbe svolgersi durante la prossima campagna elettorale. Grazie alla testimonianza di Antonio De Santis è caduta l’accusa di abuso d’ufficio. Sempre grazie a lui, è l’auspicio della pentastellata e dei fedelissimi, finirà in un vicolo cieco anche il falso. «Ho solo detto la verità – va dicendo in queste ore De Santis in Campidoglio a chi lo interroga e lui si limita a ripetere gli atti dell’inchiesta – Virginia non sapeva nulla dell’aumento di stipendio che avrebbe avuto Renato Marra, diventando dirigente al Turismo. Tanto che chiamò anche me, infuriata, per sapere se ne fossi a conoscenza e io le risposi che ne ero completamente all’oscuro».

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