Uccise moglie e figlia, definitivo l’ergastolo per Biagio Toma

E’ definitiva la condanna all’ergastolo di Biagio Toma, ritenuto uno degli esecutori materiali dell’omicidio della 27enne Paola Rizzello e della figlia Angelica Pirtoli, di appena due anni, barbaramente uccise il 20 marzo del 1991 in Salento. Lo ha deciso la prima sezione penale della Corte di Cassazione che, dichiarando inammissibile il ricorso della difesa, ha confermato la sentenza dello scorso anno emessa dalla corte d’assise d’appello di Lecce. Un delitto orrendo, da attribuire agli ambienti della criminalità e della “sacra corona unita”, in cui hanno avuto un peso decisivo le dichiarazioni, rese ai magistrati nel 1999, da Luigi De Matteis che, oltre ad aver chiamato in causa Toma (suo cognato), confessò di aver partecipato agli omicidi. Lo scorso giugno, De Matteis, considerato ormai un pentito attendibile, nel processo d’appello bis celebrato a Taranto ha beneficiato anche di uno sconto di pena (da 16 anni e 8 mesi a 14 anni e 8 mesi) proprio grazie all’attenuante della collaborazione. Invece, al carcere a vita (con sentenza definitiva dopo il pronunciamento della Cassazione nel 2003) sono stati già condannati, quali mandanti, istigatori e organizzatori degli omicidi rispettivamente il boss Luigi Giannelli, la moglie Anna De Matteis, sorella del pentito,  e Donato Mercuri, luogotenente del primo. Stando ai racconti di De Matteis, Paola Rizzello venne uccisa a fucilate in una casa di campagna. La figlia Angelica, ferita a un piede, fu lasciata, per tutta la notte, agonizzante e in lacrime accanto al cadavere della donna e ammazzata qualche ora più tardi in modo brutale, dopo essere stata sbattuta per tre-quattro volte contro un muro. Rizzello venne assassinata, secondo quanto è emerso dai vari processi, su ordine di Giannelli, all’epoca detenuto in carcere per fatti estorsivi, che anni prima aveva avuto con la vittima una relazione. La donna, i cui resti vennero trovati nel 1997 in una cisterna, pagò con la vita le sue conoscenze sulle attività del clan. Il corpo della bimba, eliminata perchè ritenuta testimone scomoda nonostante avesse solo due anni, fu ritrovato, sepolto in una collinetta, il 5 maggio del 1999 grazie alle deposizioni di De Matteis.

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