Tutti i misteri della ‘ndrangheta nel libro di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso

Tutti i misteri della ‘ndrangheta nel libro di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso

Daniela Gangemi

La ‘ndrangheta è l’ organizzazione criminale più ricca e più potente al mondo, con un fatturato annuo di diverse decine di miliardi di euro, in gran parte provenienti dal traffico internazionale di cocaina. Nel libro “Storia segreta della ‘NDRANGHETA” (euro 20, edito da Mondadori), Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro in prima linea nella lotta contro la mafia calabrese e Antonio Nicaso, scrittore e docente universitario, ripercorrono la storia della ‘ndrangheta, partendo dalle radici che affondano nella Calabria ottocentesca e nei suoi difficili, talora drammatici rapporti con lo Stato italiano. Un percorso in cui vengono descritte tutte le fasi evolutive della ‘ndrangheta e dove i due autori raccontano attraverso un’ininterrotta sequenza di delitti e omicidi per spiegare come dall’evoluzione da cosca regionale eversiva e parassitaria la ‘ndrangheta sia diventata un sistema di potere e di governo del territorio che infiltrando e inquinando pericolosamente la politica e l’economia nazionale ed internazionale, oggi è diventata il nemico numero uno.

C’è una storia segreta della ‘ndrangheta ed in cosa consiste?

“C’è la storia di un’organizzazione – ha spiegato Nicaso – che è stata lungamente sottovalutata. Le ultime ricerche ci restituiscono un’organizzazione che già nel periodo borbonico era particolarmente forte. Anche in Calabria, registriamo quello che già avevamo evidenziato in Campania e in Sicilia, che l’autorità costituita utilizzava i criminali per gestire l’ordine pubblico, quindi ha cominciato a legittimarli, a riconoscerli socialmente. Questa legittimazione si coglie a Reggio Calabria nel 1869 quando vengono annullate le elezioni per un uso violento della politica. Tuttavia, quello che si nota è una continua legittimazione di criminali sul territorio da parte della classe dirigente della Calabria e di Reggio in particolare. Già nella seconda metà dell’ottocento c’erano rapporti con massoni. Il problema è che la ‘ndrangheta per tantissimo tempo è stata colpevolmente sottovalutata”.

Come sono cambiate le cose nel corso del tempo e qual è la situazione attuale ?

“ Oggi, la ‘ndrangheta da forza eversiva è diventata governo del territorio, nel senso che gestisce sempre di più risorse pubbliche, si infiltra nella pubblica amministrazione ed è una forza che fa affari e che viene legittimata continuamente dalla classe politica. C’è una certa continuità ed è preoccupante. I rapporti con la classe dirigente non sono recenti, ma fanno parte del dna della ‘ndrangheta. Il libro racconta quanto la ‘ndrangheta sia stata forte nel periodo del fascismo, è stata sottovaluta ma probabilmente anche sfruttata, perché si notano delle infiltrazioni pericolose anche a livello di vertice a Reggio Calabria, uno ndranghetista diventa segretario amministrativo del partito nazionale fascista e in Calabria la repressione scatta molto tempo dopo rispetto alla mafia siciliana o a quella di Caserta. E’ una rilettura preoccupante che ci fa capire come conoscere la storia a volte è importane, perché quello che ci sembra nuovo in realtà non lo è. Il nostro obiettivo primario è la demitizzazione degli uomini di onore. La ‘ndrangheta non è mai stata dalla parte dei deboli e non ha mai rispettato nessuno. L’ idea della onorata società è qualcosa che viene smentita dai fatti, è uno di quei miti fondativi che di onorato non ha nulla”.

Il libro è allo stesso tempo un grido d’allarme e una dichiarazione di guerra contro ‘ndrangheta che continua ad essere protetta e legittimata, come ha spiegato Nicola Gratteri….

“Questa volta, siamo voluti andare più in profondità, partendo dall’isola di Favignana dove venivano rinchiusi i detenuti politici, quelli che si erano opposti al regime borbonico e che hanno avuto degli inquinamenti anche con i criminali calabresi, campani, siciliani e in quel contesto paradossalmente la “picciotteria” ha copiato il modus operandi dei politici. I pizzini, il linguaggio cripto era tipico dei detenuti politici. Il rapporto mafia – politica non si è mai estinto, è sempre esistito ancora prima dell’Unità d’Italia e poi, sempre di più arrivando ad oggi. Nel libro, cerchiamo di raccontare la storia, ma anche di documentare ciò che scriviamo, di fare l’esegesi, questo serve a fini della credibilità e di uno studio approfondito. Fino a quando nel linguaggio comune o politico, esisteranno ancora termini come amnestia, indulto, prescrizione non andiamo da nessuna parte. Sino a quando nella testa della gente ci sarà il tarlo che poi comunque tutto si aggiusta, che alla fine uno sconto ci sarà per tutti non cambierà nulla, continueremo solo a parlarci addosso”.

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