videochat sexy“Estorsioni e truffe tramite video chat sono all’ordine del giorno. Questi forse sono il reato più massicciamente diffuso e più frequente sul web in quanto i social network, in particolare i profili di Facebook, si prestano molto a essere bacino di reclutamento di possibili candidati a vittime del comportamento delittuoso”: Parla l’avvocato Claudio Panarella, che nella intervista che segue descrive dettagliatamente tale fenomeno e offre consigli utili sul che fare per evitare problemi.  “Si tratta – dice Panarella, di un reato la cui fattispecie si configura  in  una estorsione in cui gli autori (solitamente piacevoli signorine) accostano le vittime per mezzo di chat e servizi di messaggeria come Messenger.

E poi, che cosa accade ai malcapitati?

Un insistente “corteggiamento” da parte di ragazze distinte, che si qualificano come straniere per giustificare il loro incerto italiano. Dopo aver invitato le “vittime” a passare da Messenger e Facebook a Skype, li esortano a un rapporto di sexcam, cominciando loro per prime a denudarsi dinanzi alla webcam in atteggiamenti provocatori.

Quindi le vittime prestandosi al gioco….

Si espongono, perché la ragazza chiede al malcapitato espressamente, per continuare lo spettacolo, di fare altrettanto. Dopo pochi secondi in cui quest’ultimo si è mostrato in atteggiamenti “erotici” intimi, il gioco si interrompe bruscamente e arriva la richiesta esplicita di un versamento di una somma di denaro, accompagnato da una sequenza di frame del filmato e un link a youtube dove si minaccia di inserire l’intero video.

In sostanza la registrazione viene effettuata all’insaputa delle vittime.

Certo. E si intima loro, per evitare che la registrazione venga divulgata e trasmessa ad amici e parenti via email, di pagare senz’altro una cifra mediante un mandato internazionale.

Se abbiamo ben capito, i contatti a scopo estorsivo non avvengono solo sui siti d’incontri…

In maggioranza sui siti d’incontri, ma è possibile anche contatti diretti, ad esempio per mezzo dei servizi di messaggistica istantanea tipo messenger o Skype,  oppure fingendo di chiedere, come dicevo, prima amicizia via Facebook, corteggiando il malcapitato finché lo stesso, credendo nella buona fede della sua giovane e avvenente interlocutrice, non cade nella rete. Ovviamente l’approccio è inizialmente morbido e amichevole.

In che senso?

Beh, al principio gli scambi di idee si articolano su normali temi di circostanza, ispirati alla conoscenza reciproca. Non vengono formulate all’esordio richieste di denaro, per non destare dubbi. L’intento dell’autore è quello di instaurare un rapporto di fiducia e attaccamento sentimentale, così da generare delle situazioni a lui favorevoli per indurre la vittima ad esporsi mostrandosi alla webcam in atteggiamenti sessuali o equivoci.

E così, a insaputa della vittima, le immagini o il video vengono registrate e quindi utilizzate per estorcerle denaro.

Certo. Alla persona presa di mira viene infatti chiesto di versare una determinata somma di denaro (500/1000/1500 euro) tramite specifici corrieri (es. Western Union), minacciando di pubblicare il video e di inviarli ai contatti Facebook della vittima, presumibilmente ottenuti violando l’accesso al social network. Per rendere la minaccia verosimile e mandare nel panico la vittima, l’autrice del tentativo di estorsione copia e incolla l’elenco delle amicizie (Facebook o altro social network) del malcapitato, oppure invia il link al sito su cui è stato momentaneamente pubblicata la registrazione compromettente. A volte, per incutere maggior timore, l’estorsore sottolinea il fatto che la ragazza (o il ragazzo) che interagiscono dall’altro capo della webcam, sono minorenni, asserendo che in caso di mancato pagamento verranno avvisate le autorità giudiziarie o in alternativa si dichiara proprio un funzionario incaricato di incassare una contravvenzione.

Per il ritiro del denaro, quali  stratagemmi vengono adottati?

Conti che operano generalmente dall’estero, per rendere la loro identificazione estremamente difficoltosa. Ovviamente il pagamento non assicura che il video, le immagini o la conversazione compromettente vengano effettivamente distrutti, pertanto la vittima corre il rischio di essere nuovamente contattata e sottoposta a continue pressioni.

Ma è un fenomeno molto diffuso?

Massicciamente diffuso. Tanto che la Polizia Cantonale Svizzera ha aperto una linea apposita per mettere sull’avviso gli utenti (http://www4.ti.ch/di/pol/prevenzione/estorsioni-truffe-nel-contesto-delle-videochat/ )

Quale altro consiglio possiamo fornire per prevenire di cadere nella rete?

Direi attenzione all’italiano che utilizzano. Il nome dell’estorsore può anche essere italiano, ma i messaggi sono spesso scritti in un italiano sovente incomprensibile, perché passato al traduttore di google. Normalmente il fenomeno criminale è legato a  cittadini di origini africane. Gente che sfrutta la solitudine delle vittime, non solo uomini perché sta aumentando il fenomeno anche verso donne sole.

Quali altri consigli può dare?

Per accertare l’identità di chi sta all’altro capo della webcam e quindi stabilire che non si tratti di immagini preregistrate (oramai le regie video di questi truffatori sono ad un buon livello) si possono attuare degli stratagemmi che non sono però garanzia di buona fede, come chiedere di eseguire spostamenti in camera precisi (alzarsi in piedi, inclinare il capo all’indietro, incrociare le dita di una mano, ecc.) e soprattutto pretendere un numero di telefono cellulare e verificarne il prefisso internazionale. come pure comporre il numero e pretendere di vederlo con il proprio numero di telefono che appare sul display. Mai credere alle scuse accampate per giustificare l’impossibilità di ottemperare questa richiesta. Inoltre si può inserire il nickname dell’interlocutore, il suo indirizzo e-mail o nome e cognome da lui forniti, in un motore di ricerca Internet. Spesso capita che i malintenzionati agiscano ripetutamente e di conseguenza alcune vittime pubblicano a titolo informativo su siti dedicati (es.www.internet-love-scams.org), gli estremi dell’identità fittizia incriminata.

E se qualcuno dovesse aver pagato, in tutto o in parte, la cifra richiesta?

In caso di avvenuta estorsione non dare seguito alle richieste ed interrompere la comunicazione chiudere la pagine Facebook e disattivare Skipe.

Il pagamento non garantisce che il materiale compromettente venga distrutto, giusto?

Aggiungerei: mai trattare e dare una cifra piu’ bassa pensando di levarseli dai piedi dopo un po richiamano e ricontattano la vittima. Infine consiglio di presentarsi senza paura o “vergogna” alla Polizia Postale che ha uomini e mezzi per aiutarvi in modo altamente professionale e con le dovute cautele – tutela privacy e riguardi a cercare di aiutarvi.