Treni, strade e infrastrutture: i conti che dimostrano che il Nord fa il pieno e il Sud resta al palo

Treni, strade e infrastrutture: i conti che dimostrano che il Nord fa il pieno e il Sud resta al palo

Il gap fra Nord e Sud continua a crescere anche perchè gli investimenti pubblici in infrastrutture si fermano al Nord. E’ quanto scrive l’economista Gianfranco Viesti. In particolare, basta ricordare alcuni dati sui trasporti: “Nel primo quindicennio di questo secolo gli investimenti delle Ferrovie sono stati per 44 miliardi al Nord, 24 al Centro, 14 al Sud. Se ne accorge bene qualsiasi italiano prenda il treno.

Lo scarto è evidente anche sul trasporto ferroviario regionale: ci sono più viaggiatori in Lombardia che nell’intero Mezzogiorno; il servizio regionale e locale è praticamente inesistente nelle due Isole, in Calabria, Basilicata, Molise, Abruzzo. Il Centro-Sud (ma anche Piemonte e Liguria) sono pieni di linee ferroviarie chiuse o sospese negli ultimi anni.

Lo stesso accade nelle città: i posti/km per abitante del trasporto pubblico locale sono oltre 16mila a Milano, meno di 7mila a Roma, 2.400 a Napoli: nel primo caso, fra il 2004 e il 2015 sono cresciuti del 20%; a Roma sono diminuiti del 21% e a Napoli del 33%.

“Moderne infrastrutture – scrive ancora Viesti – sono necessarie in tutto il Paese. Nelle sue regioni più forti, per aumentarne la competitività; ma a maggior ragione in quelle più deboli, per rilanciarle. E’ necessario, gradatamente, completare le grandi reti ad alta velocità. Ma questo non significa solo avanzare verso Venezia. Ma anche collegare Genova, riconnettere Napoli e Bari (fra le due città da anni non vi è più alcun servizio ferroviario diretto), avanzare verso Sud lungo la Tirrenica in Calabria. E pur senza alta velocità, è altrettanto essenziale modernizzare l’Adriatica; così come le reti di trasporto trasversali fra Tirreno e Adriatico nel Centro Italia, che sono a livelli ottocenteschi; fornire un minimo trasporto ferroviario a Sardi e Siciliani. Ed è forse ancor più necessario intervenire sui nodi di traffico e sul trasporto pendolare, come si ostina giustamente a ricordare Legambiente col suo rapporto Pendolaria: benissimo l’alta velocità; ma ancor meglio restituire contemporaneamente un servizio dignitoso ai pendolari della Roma-Ostia o della Circumvesuviana, essenziali reti di trasporto di due grandi metropoli. Il quinto comma dell’articolo 119 della Costituzione impone interventi speciali per rimuovere gli squilibri economici e sociali”.

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