Da Torre del Greco a Milano e poi nell’esercito dell’Isis, la storia di Maria

isis2di ANTONIO DE ROBBIO

Questa è la storia di una giovane donna campana, Maria S., che parte da Torre del Greco alla volta dell’hinterland milanese, in cerca di un riscatto sociale e lavorativo, ma si ritrova sulla via di Allah. La notizia è apparsa in diversi quotidiani nazionali e locali. Dopo essersi trasferita con la famiglia ad Inzago, provincia di Milano, si innamora di un uomo marocchino, che sposa insieme alla fede musulmana. Da qui il cambio del nome in Fatima, il niqab sul volto, il velo integrale, ed il radicarsi delle posizioni più estremiste.

L’obiettivo, alla partenza all’aeroporto di Roma è stata la Turchia, per poi giungere nello Stato Islamico e congiungersi ai guerriglieri dell’Isis in qualità di foreign fighters. La guerra santa degli integralisti musulmani, che ci appare così teorica e lontana, è arrivata alle nostre porte, nelle nostre città, è il nostro vicino di casa. L’amore per una persona, in questo caso per il proprio sposo di fede diversa, si tramuta in odio profondo verso quella che è la religione della società in cui si è nati e cresciuti. In questo caso Eros e Thanatos coesistono, l’uno porta all’altro in un abbraccio di potenziale distruzione.

Non è il primo caso di un europeo, cresciuto nei valori della vecchia Europa, che cede alle lusinghe della jihad, abbandonando completamente stile di vita e religione. Precedenti casi in Inghilterra, in Francia, ma fin quando non succede in casa nostra sembra che tutto rimanga ovattato e nei limiti del possibile teorico. Cosa spinge queste persone a compiere una così radicale trasformazione? A diventare dei terroristi pronti ad uccidere e morire per una fede? Queste parole, per noi europei, sembrano echi lontani di un passato che pensavamo di aver archiviato. Anche noi abbiamo avuto i nostri màrtiri, le nostre guerre sante, le crociate, solo che non lo ricordiamo più. Noi abbiamo avuto Voltaire e l’illuminismo che ci hanno liberato dai dogmi della fede, adesso viviamo la fede come qualcosa di più intimo e personale, non in contrapposizione con un nemico, non esiste più l’infedele. Tutto questo lo abbiamo raggiunto pagandolo a caro prezzo e in un lungo lasso di tempo, cosa che non è ancora avvenuta per una parte dell’Islam.

Forse la religione non è nemmeno la sola ragione, né la principale, che sta alla base del terrorismo islamico. Sono solo una piccola parte degli islamici a diventare terroristi, spesso condannati dal resto dell’Islam, anche se non con la dovuta forza.

L’amore può trasformarsi in morte, se non si rafforzano i valori tanto agognati e tanto importanti della libertà, della democrazia, del rispetto per la vita umana. A questi imperativi categorici deve fare appello ora l’Occidente, ma anche l’Italia, che sembra solo ora accorgersi di trovarsi in un conflitto mondiale.

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