TERR’E FUOC. 2 / Parla Antonio Di Niola: Noi vittime di una psicosi

TERR’E FUOC. 2 / Parla Antonio Di Niola: Noi vittime di una psicosi

di Gilda Soccodato

I nostri prodotti sono vittime di un marchio psicologico negativo e ingiustificato che ha fatto calare drasticamente i consumi di frutta e verdura soprattutto al Nord e al Centro Italia, mercati dove noi eravamo leader per vendite e qualità”.

A parlare è Antonio Di Niola, che a Francolise ha un’azienda che produce pesche, nettarine, mele annurca e qualità fuji per un fatturato che si aggira sui 250-300mila euro annui. Di Niola è uno dei promotori, insieme al fratello Domenico, anch’egli produttore ortofrutticolo dell’alto casertano, del Workshop “Terr ‘e fuoc: scenari e prospettive”, in programma il prossimo 26 febbraio a Napoli.

Ma, per carità, non metta il mio nome – si schernisce preoccupato Antonio – non voglio alcun protagonismo, non sono in cerca di pubblicità. La mia è la voce di circa 40 produttori di frutta e verdura le cui aziende sono tutte dislocate in territori sicuri della Campania, che chiederanno al Governo provvedimenti ad horas per rilanciare il comparto in sofferenza da troppo tempo”.

Marchio psicologico negativo ingiustificato: si spieghi meglio, Di Niola.
“Sì, proprio così. Le nostre aziende, come quelle ormai di tutti i produttori dell’area a Nord di Napoli e di Caserta, sono state delocalizzate su terreni sicuri, fuori dall’area inquinata mappata dal Decreto Letta. Anche se però sulle etichette spesso resta ancora il nome del luogo dove c’è la sede amministrativa che con la produzione non ha più nulla a che fare. Ma la gente non lo sa; e quando legge “prodotto a Giugliano” scarta automaticamente la frutta e la verdura perché la considera altamente nociva alla salute. E pensare che un tempo le nostre mele annurca erano il vanto della Camoania. Come la mozzarella”.

Beh, non può biasimare questo comportamento delle persone, è logico. Qui tutti abbiamo paura…
“Guardi, io non sono stato con le mani in mano e poiché prima di vendere le mie pesche io le mangio, e con me i miei figli, allora ho sottoposto la frutta e la verdura a tutti i controlli del caso. E ne è derivato che le falde acquifere con le quali irrigo le colture sono pulitissime, che i terreni quindi non sono a rischio inquinamento. E che i prodotti sono sani. E’ venuto il momento che queste cose la gente le sappia. E basta con il pregiudizio che solo i prodotti del Nord sono sicuri: noi vendiamo solo lì. Capisce il paradosso?”.

No, mi spieghi meglio come funziona questo circuito di vendite…
“Allora: Noi produciamo a Francolise ma tutta la nostra merce si colloca sui mercati non meridionali, in regioni del Centro e del Nord Italia. E qui al Sud, in Calabria, Molise, Basilicata, Puglia, Sicilia… io devo assistere alla pubblicità negativa che invoglia il consumatore a comprare i prodotti del Nord perché solo quelli sono sani? Ma è un assurdo! Guardi, la mia azienda è alla terza generazione e il comparto è in sofferenza: non c’è molto tempo da perdere…”.

Capisco. Ma lei come ha fatto a rimanere a galla, tra psicosi “terra dei fuochi” ed embargo deciso dalla Russia verso i prodotti ortofrutticoli della Ue? Qual è la sua strategia di mercato?
“Anche noi abbiamo avvertito la crisi. Io ho un’azienda che raddoppia i propri dipendenti nel periodo estivo della raccolta e che dà da vivere a molte famiglie e devo “parare i colpi” sferrati dalla stagione avversa, da un raccolto sbagliato, della paura collettiva dei tumori… E lo posso fare solo se la mia frutta e verdura sono buone, controllate e costano a prezzi più bassi e competitivi. Così cerchiamo di mantenere il mercato del Nord Italia dove si affollano ora anche i prodotti autoctoni che prima venivano esportati soprattutto in Russia. Capisce in che congiuntura sfavorevole ci troviamo oggi”?

Certo. Perciò il Workshop del 26 febbraio prossimo… Cosa vi aspettate succeda?
“Che intanto il Ministro e poi il Governo ci diano l’attenzione che merita tutto il comparto. Che non è fatto solo dalle aziende produttrici di frutta e verdura, ma anche dall’indotto: aziende vivaistiche, quelle che producono tubi di irrigazione, bagaging per la frutta, attrezzature per coltivare i campi, macchinari, carburanti… E’ in gioco un volume di affari di milioni di euro! Faremo le nostre proposte al Governo…”.

Ci anticipi qualcosa, Di Niola…
“Intanto promuovere un accordo “del secolo” con la Russia che riveda le misure dell’embargo. Poi rimodulare la legge 27 che regolamenta le modalità di pagamento delle derrate deperibili e fare in modo che i produttori vengano pagati entro 1 settimana dalla consegna, e non a 60 giorni come è previsto oggi. E poi sensibilizzare i ragazzi al consumo di frutta e verdura, magari iniziando dalle scuole dove l’attenzione a questi temi è assai scarsa. Ci vuole una campagna di sensibilizzazione nazionale e regionale che modifichi la mentalità dei giovani e che spazzi via i pregiudizi”.

ARTICOLI CORRELATI:
TERR’E FUOC. 1 / Le richieste delle imprese agricole. A convegno il 28 febbraio

 

Share this post