1901172_803205379742222_7737545867462812612_nDi SIMONA D’ALBORA

Più di mille persone hanno sfilato sabato per le strade di Casal di Principe per dire no al biocidio e chiedere allo Stato interventi urgenti di bonifica delle aree in cui sono state sversate tonnellate di rifiuti tossici. E i dati di uno studio epidemiologico Sentieri appena pubblicato dall’Istituto Superiore della Sanità, ha confermato che c’è un aumento della mortalità del 10% per gli uomini e del 13% per le donne nei comuni in provincia di Napoli, mentre per quelli in provincia di Caserta rispettivamente del 4% e del 6%. Dati alla mano, insomma la percezione di quello che accadeva nella terra dei fuochi adesso diventa una triste realtà. “In realtà il vero problema è un altro – dichiara Antonio Marfella –   l’Ispra ha inviato note scritte di protesta al ministero della Salute contro il Piano Nazionale di Prevenzione 2014-2018 che ha posto l’accento sulla prevenzione secondaria, come la diagnosi precoce e non su quella primaria come far in modo che la malattia non insorga attraverso le bonifiche e il controllo del territorio. Insomma il ministero della Sanità, invece di lavorare sulla causa lavora sull’effetto, ma questo è dovuto al fatto che non si interfaccia con il ministero dell’Ambiente. Bisogna capire che non ce la facciamo più a curare la gente, ci mancano le forze e i soldi, così rischiamo di aumentare solo i costi senza aumentare le risorse.”

Parliamo della manifestazione di Casal di Principe. Il segno che la Terra dei Fuochi non smette di lottare?

“Si, sabato è stata una giornata importante, erano presenti anche delegazioni del comune di Monferrato, ma finché si tratta di scambi e giornate di gemellaggio, tutto rimane lì, la gente è sempre più consapevole di quello che sta succedendo e questo è un dato positivo. Ma adesso dobbiamo andare oltre, dobbiamo passare a una fase successiva. Di solito le manifestazioni di piazza devono portare a un cambiamento, ma il fatto è che esiste uno scollamento tra il popolo e la politica. Ed è così per ogni forma di protesta, dagli studenti, al sindacato che in passato ha sempre costituito l’ossatura del partito, la rappresentanza sta diventando un problema serio, un problema di democrazia. Adesso dobbiamo capire cosa fare anche perché se da un lato registriamo il dato positivo della consapevolezza delle persone, dall’altro lato c’è un dato negativo: non abbiamo ancora scalfito la situazione che determina il disastro e quando vado a Casal di Principe me ne rendo ancora più conto”.

10391463_803205509742209_2663878872649382338_nChe cosa vuole dire?

“Non è minimamente scalfita non la camorra ma la mentalità camorristica: è inutile fare una manifestazione se oggi il problema di Casal di Principe è che il 60% delle case è allacciata a pozzi avvelenati e non all’acquedotto ed i casalesi non vogliono nessun cambiamento in questo senso e non solo per non pagare l’acqua ma perché le costruzioni sono abusive. Il fatto è che ad oggi nessuno ha ancora deciso cosa fare delle case abusive, collegate a pozzi avvelenati e quest’immobilismo delle norme italiane ci sta ammazzando. La camorra non si sconfigge coi proclami di un sindaco sul palco o con la sfilata di tutti i sindaci nelle manifestazioni, ma scardinando la mentalità camorristica. Fino a quando non vedrò i muri altissimi che circondano le loro case, sostituiti da siepi fiorite capirò che nulla è cambiato. Insomma, ad oggi, non siamo ancora riusciti a scalfire il comportamento sociale. I casalesi ormai sono abituati, o costretti a vivere secondo regole proprie e non dello Stato italiano, e non solo i casalesi, è un problema che riguarda un po’ tutto il casertano. Ma alla fine lo Stato non da alcun tipo di segnale e lascia le cose come stanno. E comunque ho notato che anche nella classe medica c’è una specie di negazionismo che si è adeguato a questo concetto di mentalità camorrista, già solo quando poni la questione che il vero problema non è il rifiuto urbano ma il rifiuto speciale. A dirlo solo io, don Maurizio Patriciello e Vincenzo Caso.”

Perché si punta il dito contro il rifiuto urbano?

“Perché il rifiuto urbano serve da copertura allo smaltimento dei rifiuti speciali in regime di evasione fiscale, i dati ufficiali segnalano una diminuzione dei rifiuti speciali, ma questo non vuol dire molto perché in tempi di crisi è normale, piuttosto vuole solo dire che c’è più sommerso e quindi il dato che aumenta è quello del rifiuto speciale in regime di evasione fiscale. Il tutto senza una reale azione di contrasto da parte dello Stato, ad oggi non ci sono norme concrete contro il reato ambientale.”

Don Patriciello

Don Patriciello

In questo lei e don Patriciello siete impegnati in prima linea…

“Io credo che bisogna sottolineare l’importanza di uomini come don Patrciello perché si impegna con azioni concrete a non far perdere la speranza, del resto anche Papa Francesco ha abbandonato la vecchia via della Chiesa di infondere speranza attraverso le parole senza l’impegno. Ma la vera forza è quella di don Maurizio, che sa che se si perde la speranza si perde tutto e si rischiano le guerre civili. Per millenni la Chiesa è stata la palla al piede dello sviluppo civile per eccesso di potere temporaneo, oggi invece sta cominciando ad andare a una velocità stratosferica rispetto alla politica per recuperare quel tessuto sociale che si sta sfilacciando. In Italia bisogna dare speranza con il proprio impegno, se persone come don Patriciello non ci fossero ci sarebbe un avvilimento generale e la sua scomparsa mette paura, per questo nessuno lo tocca”

“Recentemente si è parlato molto della sentenza di prescrizione per quanto riguarda il processo Eternit, cosa ne pensa?”

“ La sentenza dimostra che quello che si teme non è la condanna penale, ma l’eventuale risarcimento, un po’ come per gli inceneritori. Se si dovesse davvero risarcire lo Stato rischierebbe di saltare. Ed è uno dei motivi per cui la legge sui reati ambientali, non viene sbloccata, chiunque tenti di affrontare questo tema viene fermato, non a caso Micillo, che ha fortemente voluto la legge, fa parte del movimento 5 stelle che si sta sciogliendo”

Intanto anche il Nord ha la sua terra dei fuochi…

“La terra dei fuochi è tutto il mondo, abbiamo 6,5 miliardi di tonnellate rifiuti, di cui solo 1 miliardo e mezzo urbani è chiaro che ognuno ha la sua terra dei fuochi. Non a caso la Cina si è già comprata mezza Africa per fare la discarica. Però io credo che dovremmo ringraziare chi ha posto l’attenzione sul disastro ambientale in Campania perché così facendo ha aperto gli occhi a tutto il mondo. Ogni terra dei fuochi ha la sua specificità, la specificità campana è che si brucia il rifiuto prodotto in nero, ma quasi nessun luogo è esente dal problema. Poi per quanto riguarda lo smaltimento, ognuno si regola come può, a Singapore ad esempio le isole sono state trasformate in discarica”