Tav, resa dei conti fra Tria e Di Maio

Il tracollo dei cinquestelle in Sardegna destabilizza il governo. E trascina nella mischia il ministro dell’Economia Giovanni Tria. In tv, il responsabile del Tesoro colpisce duramente la linea grillina sulla Tav. «Non mi interessa l’analisi costi-benefici sulla Torino-Lione – sostiene, esponendosi come mai fino ad ora – Il problema è che nessuno verrà mai a investire in Italia se il Paese mostra che un governo non sta ai patti, cambia i contratti, le leggi e le fa retroattive. Questo è il problema, non la Tav». Un colpo durissimo a Di Maio che, infuriato, medita per un giorno intero la sfiducia pubblica del responsabile del Tesoro. Studia con lo staff della comunicazione un gesto dirompente, un post violentissimo che chiede esplicitamente le dimissioni del professore. Arriva a un millimetro dal “licenziamento”, poi si blocca. E accetta di aspettare almeno il vertice di oggi pomeriggio a Palazzo Chigi, dove finalmente potrà confrontarsi con Giuseppe Conte e Matteo Salvini. Ma nella lunga sera della vigilia fa trapelare di essere pronto a portare questo messaggio all’incontro tra leader: «Se Tria vuole farsi cacciare, basta chiederlo: lo cacciamo». Immediata la replica del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli: «C’è un contratto di governo, si attenga a quello».

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