Tasse, anche l’Ocse punta il dito contro l’Italia

Fisco opprimente e burocrazia lenta sono da sempre considerati due dei grandi mali dell’Italia, elementi di ostacolo a un pieno sviluppo del nostro Paese. Certo, i tentativi di riforma non mancano, come racconta con puntualità il sito fissovariabile.it, che ha dedicato una sezione proprio agli approfondimenti su tasse e burocrazia, ma il ritardo con gli altri Stati europei sembra essere sempre più evidente. 

L’analisi dell’Ocse. E a dirlo non è solo l’esperienza comune, ma anche gli studi e le indagini svolte a vario livello; l’ultima porta in calce una firma autorevole, quella dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico di sede a Parigi, che di recente ha puntato il dito contro il peso del Fisco e dei contributi sulle buste paga degli italiani, ritenuto eccessivo, provando a stilare una comparazione tra le 34 nazioni che raggruppa. Anche se, come si legge nelle premesse del documento, confrontare i Paesi su scala mondiale per valutarne la tassazione fiscale non è semplice, anche perché le leggi in materia cambiano a seconda delle giurisdizioni nazionali e perché, ad esempio, le aliquote fiscali non sono ugualmente applicate tra i membri della popolazione.

Il peso delle tasse in Italia. Comunque, guardando i risultati sottolineati dall’analisi dell’organizzazione, l’Italia è al quinto posto nella classifica che valuta appunto il peso delle tasse sui salari, guadagnando posizioni rispetto al passato e raggiungendo il podio quando si prendono in esame i costi a carico delle famiglie monoreddito. Colpa del “cuneo fiscale”, ovvero l’indicatore che misura l’impatto del fisco sul reddito totale di una persona fisica, prendendo in considerazione non soltanto le imposte che gravano in maniera diretta sul reddito. ma anche dei contributi previdenziali e sociali e delle tasse versate dai datori di lavoro.

Il cuneo fiscale grava sui lavoratori. Nello specifico, secondo i calcoli dell’Ocse, nel nostro Paese il cuneo fiscale per un single senza figli è complessivamente al 47,8 per cento, contro una media europea al 36 per cento, quindi superiore di oltre dieci punti percentuali. E, come accennato, ci sono contesti dove la situazione è ancora più critica, visto che il nostro cuneo fiscale per una famiglia monoreddito con due figli è “medaglia di bronzo” in Europa, con il 38,6 per cento, superiore di 12 punti alla media Ocse (che appunto si ferma al 26,6 per cento).

L’Ocse conferma: tassazione molto alta. L’analisi dell’organizzazione fa luce anche sul costo del lavoro medio per ogni singolo lavoratore: nel nostro Paese si arriva oltre 52 mila euro, dato superiore alla media dell’area Ocse (che è oltre i 47 mila euro); ma il salario medio lordo nazionale è di poco meno di 40 mila euro, e sono tassati del 31,1 per cento contro il 25,5 per cento della media Ocse. Si tratta del diciassettesimo costo del lavoro più alto tra i 34 Paesi dell’area Ocse, un risultato non certo incoraggiante.

Piccola speranza. A questo poi va aggiunto il carico che grava sulle spalle delle imprese, i cui contributi rappresentano circa un quarto del totale (per la precisione, il 24,2 per cento), mentre quelli dei lavoratori pesano per il 7,2 per cento e la tassazione sul reddito, infine, incide per il 16,4%. Lo studio dell’Ocse traccia un’unica, piccola fiammella di speranza: il cuneo fiscale in Italia è diminuito rispetto al 2015 di 0,1 punti percentuali per le famiglie e di 0,08 per i single, che sono cifre apparentemente millesimali ma che almeno tracciano una direzione (nello stesso periodo, poi, in Finlandia e Francia le riduzioni sono state ancor più risicate, per fare dei paragoni).

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