SVEGLIA SUD / SORPRESA (MA NON TANTO): Il Mezzogiorno svolta con l’agricoltura 2.0

Lo dice il Corriere della Sera (Michelangelo Borrillo): Lo attesta Il Sole 24 ore (Vera Viola). Lo conferma il Mattino (Luciano Pignataro). Si aggiungono Avvenire (Alessia Guerrini) e MF (Antonio Giordano). Sì, ma che cosa? Come che cosa? Al Sud la ripresa (sì, proprio “ripresa”…) è trainata dalle performance del 2015 dell’agricoltura (già, l’agricoltura…), che contribuisce con un più 3,8% al segno positivo del Pil nazionale (0,9%).

 RECORD

I numeri del settore primario meridionale sono da record. La crescita riguarda sia gli investimenti che l’export dei prodotti “terroni”. E si traduce in un fatturato che raggiunge il record di 36 miliardi di euro, l’occupazione giovanile che sale al 12,9% in più rispetto alla media, ventimila nuove imprese, mezzo milione di posti di lavoro.

I dati che sembrano assegnare al 2015 il ruolo di “anno della svolta” per il rilancio del  Mezzogiorno, presenti un uno studio Ismea – Svimez proposto il 21 febbraio a Montecitorio, confermano una tendenza che l’associazione presieduta da Adriano Giannola, in realtà, aveva già evidenziato mesi addietro col Rapporto 2016 sull’economia del Mezzogiorno (10 novembre 2016).

DRIVER

La bella sorpresa, ribadita dall’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, è che l’agricoltura ha assunto il compito di driver dello sviluppo nel Mezzogiorno. E non si tratta del lavoro rurale di vanga e di zappa che abbiamo conosciuto fino al miracolo economico, quando il rapporto tra settore primario e secondario si ribalto a favore dell’industria. I comparti che oggi fungono da locomotori sono il biologico, l’agriturismo, la IV gamma (la frutta, la verdura e, in generale, gli ortaggi freschi confezionati e pronti per il consumo).

Già mesi orsono Svimez segnalava che la terra elettiva della produzione biologica è il Sud, dove il comparto si afferma sia in termini di operatori (29.250 contro il 26mila del Centro-Nord nel 2014) che di superfici (861mila ettari al Sud rispetto ai 455mila del Centro-Nord nel 2013). Nel Mezzogiorno negli ultimi anni sono cresciute le attività agrituristiche e i servizi connessi (fattorie didattiche, sociali, ecc).

 LA STRADA

La direzione è giusta, anche se resta ancora molta strada da fare. Soprattutto in termini di sviluppo delle industrie di trasformazione, esportatori e piattaforme di distribuzione; a causa di un tasso di organizzazione della produzione in filiere e forme associative è modesto: su 15 AOP (associazioni di organizzazioni di produttori) presenti in Italia, solo 2 sono al Sud).

Ancora: al Sud sono registrati soltanto il 33% dei prodotti DOP e IGP e soltanto il 18% delle aziende agrituristiche (dati 2013. E tuttavia alcune aree con performance particolarmente vivaci andrebbero poste sotto osservazione, diceva Svimez, come ad esempio la Piana del Sele, divenuto una sorta di spontaneo distretto agroindustriale, poco conosciuto e poco studiato, che dà un contributo importante a una regione Campania che risulta oggi il secondo polo in Italia per la produzione di prodotti di IV gamma (25% delle aziende nazionali) dopo la Lombardia.

Claudio D’Aquino

Vai a TOP