SUI GIORNALI. Il voto, rischio ingovernabilità

Politica interna

Elezioni: rischio di ingovernabilità. Dal panorama politico ancora provvisorio offerto dai risultati della tarda notte, si confermerebbe la previsione di una coalizione di centrodestra in testa ma senza maggioranza, di un importante successo dei 5 Stelle che conquista all’incirca un terzo degli elettori e di una sconfitta del Pd. Dati ancora suscettibili di variazioni ma comunque la tendenza di com’è andato questo voto del marzo sembra ormai chiara. Emerge innanzitutto il rischio dell’ingovernabilità, visto che tutti sembrano piuttosto lontani da quel numero che garantisce la possibilita di formare un Esecutivo. Le tendenze di elezioni che stanno delineando una situazione simile a quella del referendum costituzionale del 4 dicembre del 2016: nel senso che sanciscono l’affermazione delle forze estremistiche schierate allora per il No, e umiliano quelle di governo. La grande «periferia» dell’Italia, sociale, politica, economica, bussa rumorosamente alle porte di un potere che non è stato in grado di vedere quanto stava accadendo. E ora lo subisce. Ma questo non può nascondere la realtà di un Parlamento probabilmente privo di maggioranza; e di un’opinione pubblica che per un terzo avrebbe scelto il movimento di Beppe Grillo e Luigi Di Maio; ma per il 70 per cento si aspetta una soluzione diversa. Non sarà facile trovare la bussola.

Elezioni Nord-Sud.  L’aria che annusavi al Sud: una collera tossica per l’impoverimento, la disoccupazione, i bambini (uno su sei) afflitti dalla miseria assoluta, il degrado delle periferie, stava lì lì per sfogarsi. Unico dubbio: chi avrebbe premiato? La risposta, salvo sorprese, si è profilata nella notte. Trionfo dei grillini. Trascinati dal Masaniello in giacchetta e cravattina. E più cresceva l’impressione di uno sfondamento della destra al Nord, più aumentava la probabilità parallela, se non proprio la certezza, di un analogo sfondamento del M5S nel Sud. Segno appunto di quello «sfogo» atteso nella scia di un malessere economico, sociale, sanitario sempre più diffuso.  Per il Nord, invece, si tratta quasi di un ritorno a casa, la vittoria del centrodestra nella grande maggioranza dei collegi uninominali ci riporta ai tempi del forza leghismo e dell’egemonia sulla società settentrionale della trimurti Berlusconi-Bossi-Tremonti. Dopo il clamoroso strappo di Roberto Maroni si poteva pensare a frizioni tra i due spezzoni dell’elettorato e invece la Lega è ancora percepita come il miglior sindacato del territorio e votata per questo motivo. Soprattutto in Lombardia e nel Veneto in virtù anche di un giudizio positivo sull’operato delle giunte regionali. Forza Italia incontra sempre i favori di una borghesia minuta «del fare», presente nell’impresa e nelle professioni, ma si può intuire una robusta presenza leghista tra il popolo delle partite Iva.

Economia e finanza

Spesa pubblica. Dalle utenze alla carta passando per le polizze assicurative, i supporti tecnologici, i leasing, le manutenzioni, la gestione di mezzi mobili, le consulenze e le retribuzioni dei dipendenti: supera i 100 miliardi (101,7 miliardi per la precisione) il “costo proprio” della delicata e controversa “macchina burocratica”, al netto delle spese dirette per corpi di polizia e vigili del fuoco,che il Parlamento e il Governo figli della tornata elettorale di ieri saranno chiamati a far funzionare nel 2018.
Gli effetti delle spending review, e della centralizzazione degli acquisti della Pa con il modello Consip, sono visibili, anche se non in toto. A incidere sul funzionamento della macchina ministeriale sono anche i costi per noleggi e leasing e quelli per i canoni e le utenze.

Spese per la privacy. Dai mille ai 1500 euro l’anno: questo il costo della privacy per gli studi professionali di medie e piccole dimensioni. Esborso richiesto soprattutto quando ci si rivolge a un consulente esterno Una spesa che peserà sempre di più sui bilanci, perché con l’operatività, a partire dal 25 maggio, del regolamento europeo, ci saranno almeno altri 500 euro l’anno da destinare alla gestione dei dati personali che transitano per gli studi professionali, a cominciare da quelli dei clienti.
La legge sulla protezione dei dati personali si applica a tutti: grandi e piccole aziende, settore privato e ambito pubblico, associazioni e studi professionali. II motivo è chiaro: nella società delle informazioni, il governo della loro corretta circolazione è compito di chiunque.

Politica estera

Trump. È l’unica battuta della giornata che non ha fatto ridere gli americani, democratici o repubblicani: «Xi Jinping ora è presidente per la vita. Ed è grandioso. E stato capace di farlo. Forse dovremo fare un tentativo anche noi un giorno». La platea riunita nel resort di Mar-a-Lago, finanzieri e donatori del Partito repubblicano, applaude comunque Donald Trump, che ha rotto anche questo tabù: non più di due mandati alla Casa Bianca. Chiaramente una battuta. In un contesto amico, mentre pronunciava il suo discorso durante una raccolta fondi, a porte chiuse, in Florida, nella sua residenza di Mar-a-Lago. Eppure le parole del presidente statunitense Donald Trump hanno già sollevato un polverone. Perché la frase incriminata – rilanciata dalla Cnn e additata dall’opposizione democratica – per molti nasconde una reale ammirazione per l’uomo che si farà presto dittatore a tempo illimitato, il presidente cinese Xi Jinping.

Merkel. La Spd ha detto sì alla Grosse Koalition con la Cdu-Csu. Quasi sei mesi dopo le elezioni politiche, la strada per dare un governo stabile alla Germania è libera. Angela Merkel sarà cancelliera per il suo quarto e probabilmente ultimo mandato. E l’Europa può finalmente tornare a guardare a Berlino, mentre sfide vecchie e nuove si addensano sul suo orizzonte, dalle tensioni con Londra sulla Brexit, al rilancio dell’integrazione comunitaria invocata da Emmanuel Macron, alla minaccia di una guerra commerciale con gli Stati Uniti. Infatti, nella sede berlinese della Spd, al Willy-Brandt-Haus, si è contato per tutta la notte. E quando Nietan si presenta ai giornalisti di tutto il mondo, poco dopo le nove, i numeri sorprendono tutti. Il 66% dei 363mila iscritti che hanno votato (sui 464mila), hanno scelto il “sì” alla Grande coalizione.

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