Politica interna

L’alt della Ue a Salvini: la Libia non è un porto sicuro. Il Corriere della Sera: il ministro dell’Interno Matteo Salvini accusa l’Europa di «ipocrisia». «Si danno i soldi ai libici. Ma poi si ritiene la Libia un porto non sicuro». Ipotesi respinta da Bruxelles. Prima da un portavoce della Commissione Ue che dichiara: «Nessuna operazione o nave europea fa sbarchi in Libia perché noi non la consideriamo un porto sicuro». Poi dall’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini che precisa: la decisione di non considerare la Libia un porto sicuro «è della Corte europea dei diritti dell’uomo, quindi è una valutazione puramente giuridica, sulla quale non c’è decisione politica da prendere». Controreplica di Salvini: «L’Ue vuole continuare ad agevolare il lavoro sporco degli scafisti? Non lo farà in mio nome, o si cambia o saremo costretti a muoverci da soli». Intanto si parla di sei bambini morti asfissiati, in Libia, nella cella frigorifera di un camion in attesa di essere imbarcati per l’Europa. Ma dopo il ‘successo’ nella redistribuzione dei migranti – Conte: «Da oggi l’Italia non è più sola» – si è affermato, sempre secondo il premier, il principio  per cui «chi approda in Italia ora è in Europa». Undici fermi a Pozzallo. Ma per Martina intervistato anche su Pozzallo “sono stati i governi progressisti ed europeisti a trovare una soluzione, non quelli di destra che piacciono a Salvini”. Martina è reduce da una missione a Madrid. Ricevuto dal premier socialista Pedro Sánchez, ha discusso dell’unità dei socialisti europei, che il leader dem immagina come un’internazionale antisovranista. “La sfida è complicata, però necessaria. Dobbiamo guardare in faccia la destra nazionalista e dire: più umanità, più Europa. Immaginare una cittadinanza europea. Una politica seria per l’Africa. Lanciare un’agenda sociale Ue per la lotta alle diseguaglianze”. Sul fronte interno: “Siamo chiamati a rispettare le decisioni assembleari, non c’è nessuna novità. Ora lavoriamo per mettere il partito nelle condizioni di rafforzarsi sul fronte delle idee, poi ci occuperemo delle persone. Ci saranno primarie per il nuovo segretario, prima delle Europee”. Ma per Tommaso Nannicini intervistato dal Foglio “in generale il fronte populista sovranista mette in comune dati, tecnologie, noi invece stiamo ancora al dilettantismo dei gruppi dirigenti che si chiudono in una stanza e decidono tutto lì dentro”. Per un nuovo Pd: “La scorciatoia della caccia all’ideona o al leaderone produrrebbe una droga temporanea, ma poi il corpo ne uscirebbe ancora più debilitato (…) i leader non si eleggono, ma si riconoscono”. Solo “se il Pd si apre e diventa scalabile (…) da chi ha idee e capacità di creare consenso – allora si realizzerà il sogno”.

Nomine. Il Corriere della Sera: “Piccoli passi avanti nella partita delle nomine. I Cinque Stelle si muovono sul fronte Rai e indicano una rosa di nomi (Paolo Cellini, Beatrice Coletti, Paolo Favale, Claudia Mazzola, Enrico Ventrice) come candidati consiglieri per il consiglio d’amministrazione Rai. I militanti sceglieranno oggi con una votazione sulla piattaforma Rousseau i nomi che il Movimento dovrà portare in Aula. II nuovo cda Rai, infatti, non sarà più composto da 9 membri, ma da 7 e i consiglieri saranno eletti – due per parte – da Camera e Senato, altri due dal Consiglio dei ministri. Uno, infine, sarà scelto dall’assemblea dei dipendenti Rai. «Vogliamo mettere la parola fine alla lottizzazione della tv di Stato», scrivono i pentastellati sul blog. Tra i candidati Cellini vanta esperienze in multinazionali come Microsoft e Disney mentre Mazzola è una giornalista che da anni segue i 5 Stelle per il Tg1. La scelta suscita le critiche del dem Michele Anzaldi: «L’indicazione in cda Rai, da parte del M5S, della cronista del Tg1 che segue da anni proprio il Movimento per il primo Tg Rai, è il trionfo del conflitto di interessi, l’apoteosi della lottizzazione politica del servizio pubblico»”. La Stampa: “Il voto è previsto per domani, i partiti hanno comunicato i nomi di chi li dovrà rappresentare nelle commissioni di garanzia, ma la partita sui presidenti secondo molti non è ancora chiusa definitivamente. In teoria sono le opposizioni a dover decidere a chi affidare la guida di Vigilanza Rai e Copasir, insieme alle giunte per le autorizzazioni di Camera e Senato, ma Lega e 5 stelle non stanno a guardare e sia in casa Pd che dalle parti di Fi sono in tanti a temere qualche sorpresa. E se lo schema s’inceppa, rischia di saltare anche Guerini (Pd) al Copasir. Veto del M5S su Gasparri alla Vigilanza. Un dirigente forzista allora rivela: “Per evitare sorprese potremmo puntare su Alberto Barachini”. Un nome che potrebbe piacere anche a Tajani”. Il Messaggero sul fronte Cdp: “Domani l’assemblea di Cdp dovrebbe eleggere sia Scannapieco che Palermo, con Massimo Tononi nel ruolo di presidente”. “Alle Fs avanza Bonomi (Lega)”.

Economia e finanza

Boccia: sui contratti fino a 24 mesi togliere le causali. Il Sole 24 Ore: “Confindustria chiede di «togliere la causale fino ai 24 mesi. Il punto non è diritti sì o diritti no. Ma il fatto che l’incertezza riguarda tutta l’economia. E l’imprenditore non ha certezza sul futuro». È la richiesta lanciata dal presidente di Confindustria Boccia al ministro Di Maio nel faccia a faccia in tv su La7 a Bersaglio Mobile condotto da Enrico Mentana. Boccia ha sottolineato come il vincolo dei 24 mesi alla fine rischi di penalizzare i giovani con un forte turnover alla scadenza. Una tesi respinta da Di Maio: «Questo ragazzo o questo meno giovane, dopo 24 mesi, è il momento che gli si dia un’opportunità di un contratto stabile per poter continuare a lavorare per quell’azienda. Io non credo nel turn over». In sede di conversione del decreto – ha comunque aggiunto Di Maio – «inseriremo anche degli incentivi per stabilizzare ulteriormente il contratto a tempo indeterminato». Non è mancata una frecciata polemica: «Io non posso accettare che le aziende di Stato, molte iscritte a Confindustria, quelle per cui noi nominiamo i manager, creino precariato». Altro tema di confronto poi è la delocalizzazione: “Bisogna aprire un confronto, ascoltare le parti sociali, anche noi”, ha detto Boccia. «Ammetto che non ci siamo confrontanti perché ritenevo necessario dare un’urgenza a questo decreto» ha detto il ministro. Intanto da ieri il “Decreto estivo” ha iniziato il suo iter alla Camera. E non si sono ancora spente le polemiche sulle stime dell’impatto del decreto lavoro, che hanno coinvolto nel week end in un duro scambio di accuse governo e lnps”. Il Corriere: “Oggi il presidente dell’Inps Tito Boeri davanti alla Commissione della Camera”. Su Repubblica il colloquio: “Dimissioni? E perché mai? Il mio incarico scade nel febbraio 2019. Fino ad allora io non mi muovo di qui. Ho un mandato, e lo porto a termine…”. “Io non devo decidere niente. Se mi vogliono cacciare prima, lo facciano. Se no, se ne riparla con l’anno nuovo. Certo, con l’aria che tira diciamo che non mi aspetto una riconferma…”. Cantiere pensioni in fermento scrive oggi Il Sole: nella maggioranza si valuta un coordinamento tra Lavoro, Economia e Palazzo Chigi. Tra le proposte il ripristino del bonus a chi resta pur avendo maturato i requisiti all’uscita o l’adozione di quota 42 per le uscite anticipate.

Missione in Cina: il piano di Tria per collocare Btp. Il Corriere della Sera: “Collocare ordinatamente, a costi accettabili per lo Stato, i circa 400 miliardi di euro l’anno in titoli di debito che permettono allo Stato italiano di funzionare, pagare le pensioni e finanziare la scuola o il servizio sanitario. Questo l’obiettivo della missione in Cina del ministro dell’Economia Giovanni Tria, che ha intrecciato relazioni utili in Cina da quando era un economista universitario ed è interessato a mantenerle. Sembra probabile – non già fissato in agenda, per il momento – che il ministro vada infatti personalmente in Estremo Oriente nei prossimi mesi proprio per spiegare agli investitori asiatici perché comprare oggi buoni del Tesoro italiani conviene: sulle scadenze lunghe rendono oltre un punto percentuale all’anno più degli spagnoli, il 13% in più dopo un decennio. Ma è qui che la finanza internazionale si incrocia pericolosamente con la politica romana. In testa la Legge di bilancio: da scrivere e presentare fra settembre e ottobre, perché se quest’ultima non permettesse di limare un po’ o di stabilizzare il deficit né di far scendere davvero il debito, allora per l’Italia tutto diventerebbe più difficile”. Intanto La Stampa segnala che rimaniamo il fanalino di coda dell’Europa. “L’Fmi per quest’anno per l’Italia prevede infatti 3 decimi di punto di minor crescita e per effetto del ricalcolo il nostro Pil scende dal +1,5% stimato in precedenza a +1,2 (ancora più basso dell’1,3 stimato da Bruxelles). Mentre per il 2019 ci fermeremo addirittura all’1%, anziché all’1,1%”. Bini Smaghi sul Corriere: “In questi dieci anni la crescita italiana è stata la più bassa dell’area, con l’eccezione della Grecia, e il reddito medio pro-capite italiano risulta ancora inferiore di circa l’8% rispetto al 2008”.

Politica estera

Intesa Trump-Putin. Il Sole 24 Ore: “Al summit di Helsinki nessun risultato sostanziale sui dossier chiave quali Siria e nucleare. Ma oltre due ore di confronto diretto hanno portato Trump e Putin a sostenere che il caso Russiagate è una farsa e che la guerra fredda è finita. Trump ha detto di non vedere motivo per non credere a Putin sul Russiagate. È tornato a definire «una farsa» l’inchiesta sulle presunte interferenze russe, e si è detto convinto dalle «potenti argomentazioni» di Putin sull’estraneità del Cremlino. Il presidente russo, più generoso di sorrisi soddisfatti e certamente meglio preparato nei vari dossier, ha proposto di lavorare insieme all’inchiesta, ma oltre a questo non ha concesso quasi nulla. E ha concluso l’incontro con i giornalisti affermando che l’appartenenza della Crimea alla Federazione Russa, decisa in seguito a un referendum, «è una questione chiusa». Soltanto tre giorni prima del vertice Robert Mueller, il procuratore speciale che indaga sul Russiagate, aveva incriminato 12 agenti dell’intelligence militare russa”. Il Corriere: ma i repubblicani frenano: «La Russia non è un nostro alleato». Era la prima volta che i due leader si vedevano in via ufficiale da quando The Donald ha conquistato la Casa Bianca, diciotto mesi fa. Il colloquio, accompagnati dai soli rispettivi traduttori, è andato avanti per 40 minuti oltre il previsto. «Credo sia un buon inizio, un inizio molto buono» ha detto Trump.

Migranti, il governo va avanti. Il Sole 24 Ore: un centro per i rimpatri a Milano a breve termine. La visita nei prossimi giorni a Tripoli del ministro della Difesa Elisabetta Trenta. E l’attesa per la risposta di Bruxelles. Dove è giunta fin da sabato scorso la lettera del premier Giuseppe Conte ai presidenti della Commissione e del Consiglio Jean-Claude Juncker e Donald Tusk. Chiede l’attuazione in particolare dei punti 5 e 6 delle conclusioni del Consiglio del 28 giugno con l’impegno degli Stati membri a compiere sui flussi dei migranti uno «sforzo condiviso» anche se «su base volontaria». Si comincia intanto domani al Cops (comitato politico e di sicurezza) dove l’Italia richiederà un nuovo piano operativo per la missione navale Sophia. Il dossier migranti resta così in piena fibrillazione. Tajani intervistato da Repubblica: «Non è mandando ai partner 250 migranti che si risolvono i problemi, al governo manca una strategia complessiva, affronta la questione solo da punto di vista della sicurezza». Ma per Manfred Weber, presidente del gruppo del Partito popolare europeo all’Europarlamento e portavoce ufficioso di Angela Merkel “rispetto alle politiche adottate dalla sinistra condivido quanto sta facendo Salvini sul terreno”. “Penso che sia opportuno, come ha proposto il ministro Salvini, condurre negoziati diretti con la Libia e altri Paesi africani nostri amici per convincerli a fermare il modello di business dei trafficanti di esseri umani, com’è stato fatto in Turchia. Abbiamo bisogno di creare un meccanismo per distinguere alle frontiere i rifugiati dai migranti illegali. E noi, dalla Ue, siamo pronti a finanziare questo tentativo, come abbiamo già fatto con i 500 milioni di euro appena giunti da Bruxelles al Fondo Africa”.
Il Sole 24 Ore e la missione in Caucaso per Mattarella: “Questo viaggio – cominciato ieri nella capitale della Georgia e da stasera in Azerbaijan – ha due focus: il Tap, cioè il gasdotto che da Baku arriverà fino alla Puglia, e le relazioni con i Paesi che confinano con l’Europa e che si candidano – e cercano sostegno – come futuri partner Ue e Nato. Come era accaduto nella visita nei Paesi Baltici, si tratta di muoversi lungo una linea diplomatica che impatta nei rapporti con la Russia ma riconfermando la collocazione internazionale dell’Italia e gli impegni nell’alleanza atlantica.