SUI GIORNALI. Stato-mafia, ci fu la trattativa

Politica Interna 

Trattativa Stato-mafia. Dopo cinque anni di processo sulle cosiddette trattative fra Stato e mafia, ieri pomeriggio la Corte di Assise di Palermo ha emesso sentenze di condanna per gli ex vertici del Ros Mario Mori (12 anni), Antonio Subranni (12 anni) e Giuseppe De Donno (8 anni); per l’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri (12 anni); per Massimo Ciancimino (8 anni); per i boss Leoluca Bagarella (28 anni) e Antonino Cinà (12 anni). Assolto, invece, l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino. Prescrizione per il pentito Giovanni Brusca. Tutti i condannati, è scritto nella sentenza letta dal giudice Alfredo Montalto, sono anche «interdetti in perpetuo dai pubblici uffici». La notizia si è riversata con la forza di un’onda anomala sulla già tesissima situazione politica. E ha colpito in particolare Silvio Berlusconi e il suo partito, scatenando a ruota uno scontro violentissimo fra M5S e Forza Italia. Ieri una corte d’assise composta da due giudici togati e sei popolari ha stabilito che in quel pezzo di storia era nascosto pure un reato: violenza e minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario (nel caso specifico il governo) contribuendo a farlo piegare alle richieste di Cosa nostra. E’ un verdetto sorprendente, nel senso che in pochi se l’aspettavano così adesivo alle richieste dell’accusa, anche tra gli stessi pm.

Strappo nel centrodestra. Berlusconi? «Inascoltabile. Non si può sentire…». Matteo Salvini con i suoi fedelissimi non usa giri di parole. La sortita di Silvio Berlusconi sui 5 stelle («Nella mia azienda pulirebbero i cessi»), peggiorata dalla collegata apertura al Partito democratico, urta decisamente il segretario leghista. Anche se pubblicamente, nella maratona di ieri al Salone del mobile di Milano, le parole sono state appena un po’ meno nette: «C’è chi passa il proprio tempo a disfare quanto messo in cantiere fino ad oggi». Particolarmente irritante, per il leader leghista, è il riferimento del Cavaliere agli «italiani che votano male»: «Berlusconi sbaglia e poi, quando pensa che si possa portare al governo il Pd, sbaglia un altra volta». E così, la frase chiave della giornata è un’altra: «Attendo le prossime ore, ma poi faremo passi avanti perché di tempo ne abbiamo perso anche troppo». Nelle telefonate e nei messaggi di ieri tra i leader di Lega e M5S due sono i concetti fondamentali: no a un governo istituzionale e no ad accordi col Pd. Sul secondo punto è Salvini a insistere maggiormente, ma Di Maio è consapevole che se si aprisse davvero il «forno» coi dem con un incarico esplorativo a Roberto Fico le sue chance di arrivare a palazzo Chigi andrebbero in picchiata.

Politica Estera 

Svolta Corea del Nord. Questa mattina il dittatore della Corea del Nord ha annunciato che il suo Paese non solo sospenderà tutti i test missilistici, che erano di fatto già stati messi in pausa nelle settimane di avvicinamento ai Giochi Olimpici, ma anche che chiuderà uno dei siti dove le armi nucleari vengono testate, quello di Punggye-ri. La storica svolta di Kim Jong-un arriva dopo che negli ultimi mesi i test nucleari e missilistici della Corea del Nord si erano intensificati. Non più tardi del febbraio scorso, in un discorso dopo la parata delle celebrazioni per i 70 anni della fondazione dell’esercito del popolo coreano, Kim aveva dichiarato: “La Corea del Nord è una potenza militare di classe mondiale”.

Guerra delle spie. Sembrano essere finiti nel mezzo dello scontro diplomatico tra Stati Uniti e Russia i due ballerini del Bolshoi che non hanno ottenuto il visto per potersi esibire lunedì prossimo a New York. Potrebbe essere una semplice questione burocratica, solo che la vicenda ha coinvolto una delle più grandi stelle del balletto mondiale, amatissima in Russia. Olga Smirnova, 26 anni, è già la prima ballerina di uno dei teatri più famosi del mondo, acclamata ovunque, premiata più volte, anche in Italia. Con lei c’è l’italiano Jacopo Tissi, giovane promessa della danza che pure lavora al Bolshoi. Lunedì i due erano attesi al Lincoln Centre per un gala organizzato dal Youth America Grand Prix.

Economia e Finanza 

Scrontro Trump-Opec. È scontro tra Donald Trump e l’Opec. Il un tweet ieri il presidente Usa ha criticato il cartello degli esportatori accusandolo di mantenere le quotazioni del petrolio «artificialmente a livelli molto alti» e che questo «non è un bene e non sarà tollerato!».Immediata lareazione dei prezzi del barile che, già ai massimi da tre anni. hanno segnato ampie oscillazioni. La risposta dell’Opec, riunita in Arabia Saudita dove ha deciso di proseguire la strada dei tagli produttivi, è giunta nel pomerig gio:lanostrastrategiahaarrestato il declino di prezzi, salvato l’industria petrolifera e sta ripristinando la stabilità dei mercati nell’interesse di tutti. Da notare comunque che a sostenere i prezzi del barile stanno contribuendo anche incertezza, tensioni geopolitiche, timori di sanzioni all’Iran, forte domanda, scorte in calo.

Crescita Spagna. In Spagna il titolo campeggia ovunque con punto esclamativo (e in italiano): «Sorpasso!». A certificare quello che finora si era soltanto intuito attraverso indicatori, per così dire, informali, come la Champions League o il numero di turisti, arriva ora un dato solido quanto allarmante per l’Italia: gli spagnoli sono più ricchi di noi. Gli abitanti della Penisola iberica hanno recuperato un ritardo storico, che sembrava consolidato e, quello che è peggio per noi, la distanza è destinata ad aumentare a nostro svantaggio. Il Fondo Monetario parla chiaro: confrontando i Paesi sulla base della parità del potere d’acquisto, la Spagna sarà il 7% più ricca dell’Italia nei prossimi cinque anni. L’entità della rincorsa è clamorosa, se si pensa che dieci anni fa l’Italia era il 10% più ricca e che la Spagna è stata sull’orlo del collasso negli anni della recessione. Il commento sul Corsera: Si può discutere se l’indicatore scelto (il Pil pro capite) o più in generale i ranking degli organismi internazionali restituiscano una fotografia corretta del movimento dell’economia post crisi e si può anche sostenere che non è sufficiente una querelle statistica per trarre delle conclusioni significative di politica economica. Ma lo schiaffo resta.

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