Politica interna

Governo, si apre la trattativa M5S – Pd.   I primi timidi segnali di disgelo tra Pd e M5S, registrati nel terzo giro di consultazioni, potrebbero indurre l’«esploratore» Roberto Fico a chiedere tempo al capo dello Stato che, come è noto, ha fissato per domani la fine del mandato esplorativo affidato all’esponente grillino. Al Quirinale […] sono in attesa di capire se domani, allo scadere delle 72 ore accordate dal Colle, il presidente della Camera Fico sarà in grado di rilanciare: chiedendo, appunto, ancora due, tre o forse più giorni per provare a consolidare la sua tela tra M5S e Pd. E il capo dello Stato non avrebbe nulla in contrario a concedere i «supplementari». L’atteggiamento aperturista del segretario reggente del Pd è andato oltre l’ascolto dell’«esploratore» Fico:«Disponibili a valutare il fatto nuovo dal M5S», ha detto Maurizio Martina dopo l’incontro con il presidente della Camera. Un’apertura che non è ancora una svolta, vista la perdurante ostilità dell’ala renziana, ma che per la prima volta prefigura uno scenario diverso dall’Aventino sul quale il Pd si era attestato. Partendo da alcuni paletti che le diplomazie di Martina e Di Maio hanno discusso a lungo prima dell’incontro con la terza carica dello Stato. Tradotti in una serie di richieste del reggente dem accolte a stretto giro dal capo politico di M5S. «Abbiamo detto a Fico che, dopo 50 giorni di stallo, siamo disponibili a valutare il fatto nuovo, e cioè la fine di qualsiasi tentativo di un accordo tra M5S e Lega», dice Martina nella Sala della Lupa. E subito dopo il capo politico del M5S, Luigi Di Maio – che per la prima volta, ha dimenticato di rivendicare la sua premiership – ha confermato: «Per noi il discorso con la Lega si chiude del tutto»; «Se fallisce questo tentativo con il Pd si torna la voto»; «Per questo siamo disponibili a discutere sui temi con il Pd».  Parole che gelano Salvini: «Non esiste un governo senza il centrodestra». «Sarebbe l’esecutivo di chi è arrivato secondo e terzo, non rispetterebbe il volere degli italiani» fa eco la forzista Gelmini. Ma è soprattutto il Nazareno a ribollire. «Sulla proposta di un governo politico Pd-M55 la mia posizione resta la stessa: sono contrario», scolpisce su Fb Orfini. Mentre l’ala dialogante fa partire la contraerea: «Piena condivisione delle parole di Martina», twitta Marianna Madia sulla scia di Franceschini, che ieri a Repubblica aveva definito «doveroso» il confronto coi 5S. Sostenuto, oltre che dai ministri Orlando e Finocchiaro, da tre governatori (Zingaretti, Chiamparino, Emiliano) e dai sindaci di Milano, Bologna e Palermo. Non da Calenda: «Meglio per il paese Pd all’opposizione o governo istituzionale»

Governo, i contrasti nel Pd e le reazioni nel Centrodestra.   Sembra volere forzare i tempi di un accordo Maurizio Martina nelle sue dichiarazioni dopo l’icontro con il Presdente della Camera, Roberto Fico. Apre infatti al M5S quasi senza condizioni e lascia intendere che la direzione sarà convocata in tempi strettissimi. Ma il suo tentativo si infrange sulla muraglia renziana. Fin dall’inizio, il leader aveva immaginato di scongelare il Pd, ma con estrema calma. Senza mettere una comunità di fronte al fatto compiuto. Ein ogni caso, ogni eventuale accordo dovrà comunque essere gestito da Renzi, oppure non sarà. Da giorni l’ex segretario sostiene: «Devono passare da me, solo io posso fare questo accordo». Ne centrodestra, Matteo Salvini continua a mantenere con M55 il volto dialogante. E a dispetto della presa di distanza di Luigi Di Maio, punta a sottolineare che «il forno» con gli stellati non è chiuso: «Di Maio mi accusa di essere “irrilevante”? Forse voleva dire “coerente” e leale, visto che lavoro da 40 giorni per formare un governo fedele al voto degli italiani». Al contrario, «amoreggiare con Renzi e col Pd pur di andare al potere, mi sembra irrispettoso nei confronti degli italiani e dei propri elettori». Insomma: «Se vuole smettere di polemizzare e aiutarmi a ricostruire questo Paese io, come leader del centrodestra, sono pronto». La scommessa di Salvini è che l’esplorazione del presidente della Camera Roberto Fico «si risolverà in un buco nell’acqua». E per ora, il segretario leghista si gode la tempesta di proteste sollevate sui social di 5 Stelle e Pd sull’ipotesi di collaborazione.Insomma, l’idea è che il capo stellato dovrà tornare a più miti consigli. Dal canto suo, Berlusconi non si sofferma sull’incarico a Fico: «Dirò tutto domani», anche se ribadisce l’accusa al M5S di essere antidemocratico, ma, precisa, «Mattarella sa quello che fa». E aggiunge di sapere «da Renzi e dai suoi che il Pd boccerà l’intesa» con il Movimento.

Politica estera

Washington, il vertice tra Trump e Macron.  Il vertice si è aperto con calorose e ripetute manifestazioni di stima e affetto tra i due leader. II presidente francese si è presentato a Washington con un obiettivo ambizioso: essere riconosciuto da Trump come l’interlocutore numero uno, in Europa e non solo. «The Donald» non ha risparmiato sugli aggettivi e sui richiami storici: «Caro Emmanuel voi siete i nostri più antichi alleati». Ma si vedrà solo nel concreto se l’asse Trump – Macron funziona.  Ma il vero confronto tra Donald Trump e il presedente francese è avvenuto a quattr’occhi, lontano dalle telecamere e senza la presenza di ministri o consiglieri. «È stato un colloquio franco», ha detto Macron, usando la formula diplomatica che definisce un dialogo tra due posizioni molto diverse. Al centro della conversazione tra i due presidenti,è stato il nodo iraniano. Trump deve decidere entro il 12 maggio se ritirarsi dall’accordo del 2015 sul nucleare iraniano, che lui ha sempre attaccato duramente. Se ciò accadesse, ha ammonito ieri il ministro degli Esteri di Teheran, Javad Zarif, l’Iran farebbe ripartire di nuovo i suoi progetti nucleari: «Magari a un ritmo più veloce». Una prospettiva, questa, che non sembra spaventare il presidente americano. «Se Teheran rispondesse in questo modo, avrebbe di fronte il problema più grande che ha mai avuto finora», ha detto Trump, con tono minaccioso, poco prima del colloquio con Macron. E ieri Macron, facendosi portavoce delle posizioni più prudenti dell’Europa (e in attesa dell’arrivo alla Casa Bianca venerdì di Angela Merkel), ha cercato di delineare una via di uscita. «Da mesi ripeto che l’accordo del 2015 non è più sufficiente – ha detto il presidente francese nella conferenza stampa congiunta – Occorre un new deal che abbia quattro finalità: l) bloccare ogni attività nucleare dell’Iran fino al 2025, come previsto dall’accordo già firmato; 2) impedire le attività nucleari anche oltre quella data; 3) frenare i programmi balistici di Teheran; 4) creare le condizioni politiche perché l’Iran non continui a espandersi in Siria o Yemen». Trump non ha dato alcuna indicazione su come intende muoversi, né su come ha recepito il messaggio “europeo” di Macron. Ha solo precisato che non vuole consentire all’Iran «l’accesso al Mediterraneo» attraverso la Siria. Più distanti le posizioni sulla Siria. Macron sta cercando di convincere Trump a mantenere le basi e i duemila soldati circa nel Nordest del Paese. Risposta del leader americano: «Voglio riportare a casa i nostri guerrieri relativamente presto». Situazione fluida anche sul commercio. Macron si è impegnato per cancellare i dazi su acciaio e alluminio imposti a tutta l’Europa. L’amministrazione deciderà il prossimo 1° maggio. Nessun avvicinamento sul climate change. Trump si è dissociato dal Protocollo di Parigi e resta sulle sue posizioni. II presidente americano ha, invece, aperto ancora al dittatore nordcoreano, Kim Jong-un: «E molto aperto e molto onorevole. Non gli ho fatto alcuna concessione e ci incontreremo presto».

Economia e finanza

Francia, il fermo di Bolloré e le ripercussioni in Italia.   L’imprenditore e finanziere Vincent Bolloré è stato fermato ieri dalle autorità francesi nell’ambito di un’inchiesta su presunte tangenti pagate in Africa per la gestione di due terminal portuali. I giudici indagano sulla possibilità che il gruppo Bolloré abbia usato Havas, la filiale pubblicitaria, per ottenere nel 2010 la concessione dei porti di Conakry, in Guinea, e Lomé, in Togo. Bolloré è stato interrogato negli uffici della polizia giudiziaria a Nanterre, alle porte di Parigi. Dal gruppo negano ogni illecito: «Operazioni realizzate in completa trasparenza, accuse senza fondamento». Una smentita che non è bastata a frenare la caduta in Borsa a Parigi: il titolo Bolloré ha ceduto il 6,14% dopo essere arrivato fino a -9%. La notizia del fermo è arrivata in Italia mentre era in corso l’assemblea di Tim, di cui lo stesso finanziere è primo azionista tramite Vivendi: presente il 65% del capitale, quota mai raggiunta prima in un’assise del gruppo. Da registrare che Capone è confermato presidente del collegio sindacale: sconfitta Vivendi che ha votato contro. Ma le vicende dell’imprenditore transalpino rischiano di avere un impatto ben più ampio nel sistena finanziario italiano: Bolloré è il secondo azionista di Mediobanca (e attraverso questa è nel capitale Generali) e anche in Mediaset.

Alitalia, verso la trattativa in esclusiva con Lufthansa.   Si va verso lat rattativa in esclusiva con Lufthansa per la cessione di Alitalia: una svolta che fa sciogliere le altre cordate che avevano manifestato interesse. Con la vendita della compagnia ancora in stand by, il governo uscente avrebbe deciso di fare un passo avanti alla vigilia della pubblicazione del decreto che posticiperà di sei mesi la chiusura della gara e di due mesi e mezzo la restituzione del prestito ponte: domani il testo andrà al Consiglio dei ministri Una mossa anche per rispondere alla Ue, che indaga proprio sul prestito per possibili aiuti di Stato

Dati Istat, si incrina la fiducia di famiglie e imprese.    A preoccupare i consumatori è l’evoluzione negativa della propria situazione personale. Dal lato delle imprese manifatturiere è, invece, il peggioramento del giudizio sulle ordinazioni, oltre che il timore relativo alle attese sulla produzione. Un contesto che nel mese di aprile porta a un peggioramento del clima di fiducia sia da parte dei consumatori (l’indice segna una flessione da 117,5 a 117,1), sia delle imprese (con un calo dell’indice da quota 105,9 a 105,1). I dati certificati dall’Istat allarmano il Codacons che considera il deterioramento della fiducia «una preoccupante battuta d’arresto che potrebbe avere effetti negativi sui consumi delle famiglie già in fase fortemente critica», ricorda il presidente Carlo Rienzi. Un giudizio a cui si aggiungono le valutazioni di Confcommercio, che attraverso il proprio ufficio studi evidenzia «un peggioramento del clima di fiducia, sintomatico del clima d’incertezza che caratterizza l’attuale fase congiunturale. Da alcuni mesi,infatti, produzione e occupazione sono in rallentamento». Anche gli investimenti nell’hi-tech sono in calo. Secondo rilevazioni trimestrali di Ucimu Confindustria, La frenata sul mercato interno – che registra gli ordini emessi da aziende italiane dei vari settori – è del 25,8%. Analizzando tuttavia nel dettaglio i dati della frenata, emerge che il mese peggiore è stato gennaio ’18 e ciò sarebbe la dimostrazione di un’anticipazione degli ordini addensatasi nel mese di dicembre ’17 per timore che gli incentivi non fossero rinnovati. Febbraio e marzo hanno conosciuto un trend più incoraggiante e questo fa dire a Massimo Carboniero, presidente di Ucimu, che «la frenata non preoccupa, ce l’aspettavamo e il vero stop è stato solo in gennaio, non si tratta dunque di una totale inversione di tendenza e infatti già dal prossimo trimestre ci aspettiamo un flusso di commesse più regolare».