Politica interna

Sfuma l’intesa M5S-Pd. Il no di Renzi. Il Corriere della Sera: “Renzi chiude ai Cinque Stelle. «Noi abbiamo perso. Salvini e Di Maio hanno vinto. Spetta a loro fare un governo. Noi faremo il nostro mestiere: opposizione senza pregiudizi. Sono pronto a incontrare Di Maio, ma non gli do la fiducia». In tv da Fabio Fazio, l’ex premier non ha dubbi, anche se ribadisce «che sarà la direzione del Pd già convocata per il 3 maggio a decidere». Ma Renzi lancia «il governo per le regole». Oggi intanto si sapranno i risultati delle elezioni in Friuli Venezia Giulia: un voto regionale ma che ha un valore anche in chiave nazionale. Votanti in forte calo rispetto alle Politiche”. Sempre il Corriere: “Fino a poche ore prima della trasmissione, i vertici dei 5 Stelle continuavano a dirsi fiduciosi: «Renzi parla con due lingue, una pubblica e una privata». In serata, la rabbia nel Movimento era palese: «Ci siamo fidati di lui, ma è stato falso e ipocrita». E dunque? Dunque, il Movimento sbanda. II tempo per riprovarci ci sarebbe: «Abbiamo trattato per 50 giorni con la Lega, potremmo aspettare ancora un po’». Ma aspettare cosa? L’affaire Renzi somiglia sinistramente al caso Salvini. In entrambi i casi i 5 Stelle aspettavano con fiducia un passo nella loro direzione. In entrambi i casi sono arrivati solo no. Ora si potrebbe pensare a riaprire il forno con la Lega. Ma a meno di un’improvvisa resipiscenza di Salvini, magari collegata ai risultati delle urne in Friuli Venezia Giulia, una convergenza passerebbe da un via libera in qualche forma a Berlusconi e dal passo indietro di Di Maio. E Berlusconi resta il «male assoluto». Dunque si guarda al voto. Volendo, ci sarebbe tempo per andarci a giugno, magari il 24, in concomitanza con il secondo turno delle Amministrative. La decisione va presa entro il 9 maggio. Altrimenti, a ottobre. Ma servirebbe un esecutivo ponte.

Il Centrodestra. Repubblica: “In Friuli Venezia Giulia, comunque andrà, ha vinto l’astensione. Sia rispetto alle Politiche del mese scorso che alle Regionali di cinque anni fa. Ma di sicuro Salvini da oggi punterà a sfruttare l’annunciato boom della Lega per riaprire il dialogo con Luigi Di Maio da una posizione di forza, tale da permettergli pure di non escludere più lo strappo da Silvio Berlusconi e dal resto del centrodestra. Se invece andrà male la partita per il governo, il segretario federale si è già cautelato, visto che a deputati e senatori del suo partito ha inviato un ordine semplice e perentorio: prendetevi l’elenco dei Comuni al voto il 10 giugno e andate a fare campagna elettorale sul territorio. Perché – questo è invece il messaggio ufficioso – di questo passo si torna a votare presto. Restare a Roma, adesso, è inutile. Dal 4 marzo in poi per lui è stata una sfilza di comizi in giro per l’Italia. E per rifare una legge elettorale basterebbero i voti di Lega e M5S, i quali potrebbero tagliarsi su misura un sistema che spinga verso questo nuovo bipolarismo. Lasciando fuori quindi il Pd”.
Per Lorenzo Fontana intervistato dal Corriere “si tratta della volontà popolare. Che si è espressa il 4 marzo in tutta Italia. Il 22 aprile in Molise e, ne sono convinto, adesso in Friuli Venezia Giulia. Sempre a favore di un programma e di una coalizione”. “Salvini ha dimostrato una disponibilità straordinaria. Se i 5 stelle si ostinano, l’unica strada è il tornare al voto”.
Mentre La Stampa parla di “pressing del centrodestra sul Quirinale per un incarico al leader della Lega Matteo Salvini. L’obiettivo è un esecutivo di minoranza sulle orme di Andreotti. Al momento, una maggioranza salviniana non esiste e se ne sta tentando un’altra M5S-Pd, però quando questa fallirà, è l’argomento di Berlusconi, bisognerà battere strade un tantino spericolate. Di troppa prudenza (insistono ad Arcore) si può morire. Dunque, perché non tentare un governo di minoranza, che si regga in Parlamento sui voti del centrodestra e sulle astensioni altrui? Fino adesso si sono prese in esame soltanto maggioranze …” E Renzi da Fazio apre a una nuova legge elettorale alla francese con doppio turno: «Governo a tempo per riscrivere le regole». Poi gela Di Maio: «Accordo impossibile». Ma per Francesco Boccia intervistato dal Corriere Renzi “è fermo al 4 dicembre del 2016”. “Se avesse a cuore l’interesse del Paese prenderebbe in considerazione la formula dell’appoggio esterno”. “In direzione discuteremo, perché sui temi di sinistra posti da Di Maio nella lettera al Corriere si può e si deve accettare la sfida”. “Facciamo una discussione vera e lasciamo tutti liberi di scegliere”. “Se quello di Renzi è un no a prescindere sul governo toccherà contarsi, con il rischio di scivolare verso fratture”.

Economia e finanza

Fisco/ Previdenza. In prima pagina sul Sole 24 Ore: “Controlli più mirati in caso di ritocchi o integrazioni al 730 precompilato. Da mercoledì scatta la possibilità di accettare, modificare e trasmettere il modello predisposto dall’agenzia delle Entrate. Chi sceglierà il fai-da-te potrà contare sulla compilazione assistita, una nuova modalità con cui il sistema di fatto condurrà il contribuente a modificare singole spese. In questo modo, per chi accetta tutto il resto, si restringe il campo dei potenziali controlli documentali da parte dell’amministrazione finanziaria ma anche dei giustificativi da conservare come scontrini e altre ricevute”.
“Nel 2017 l’Italia ha speso più di 18 miliardi per gli assegni di invalidità e le altre prestazioni assistenziali legate alla disabilità. Per un totale di 5 milioni di beneficiari che potrebbero essere interessati dal riordino dell’assistenza. Sul tavolo c’è la proposta elaborata dall’Inps che non punta a spendere «meno» ma a spendere «meglio». Innanzitutto utilizzando le tabelle standard al posto delle verifiche caso per caso e poi collegando i trattamenti ai parametri di ricchezza e reddito. A parità di budget l’Istituto previdenziale suggerisce di investire sulla digitalizzazione e sulla creazione di una banca dati, eliminado al tempo stesso i doppi controlli con le Asl. Il tema sembra interessare tutte le forze politiche, almeno a giudicare dai programmi elettorali.

L’indagine sul lavoro alla vigilia del 1° Maggio. La Stampa dedica oggi spazio all’Indagine «LaST» sui nuovi obiettivi degli italiani alla vigilia del 1° maggio: al primo posto ci sono le prospettive professionali. Il quadro: “Dal 2014, anno di uscita dalla recessione, l’occupazione è tornata a crescere, raggiungendo più o meno i livelli pre-crisi. Per l’Istat però la crescita non è riuscita a includere chi era nelle condizioni peggiori e non ha rimarginato tre ferite profonde, quelle inflitte ai giovani, alle donne e al Sud. Ad aumentare sono inoltre solo le assunzioni non qualificate. E l’occupazione femminile al Nord ha superato quella maschile nel Mezzogiorno”. Nel dettaglio: “Alla fine degli anni ’70, i tassi di occupazione maschili di Nord e Sud – entrambi superiori al 70% – non erano molto diversi, solo 3 punti percentuali di differenza a vantaggio del Nord. Questa distanza nel tempo però è cresciuta ed è oggi arrivata a 18 punti, soprattutto a causa della progressiva diminuzione del tasso di occupazione maschile del Mezzogiorno, sceso ormai al 55,9%. Sapete che vuol dire? Non solo che solamente poco più di un uomo su due lavora, ma anche che gli uomini del Sud hanno un tasso di occupazione più basso persino delle donne del Nord. E le donne del Sud, occupate in solo il 32,2% dei casi, in 40 anni si sono allontanate da quelle del Nord, raddoppiando la distanza che le separa. E questo perché al Nord l’occupazione femminile è cresciuta di circa 20 punti percentuali in 40 anni, contro i soli 6 punti registrati al Sud”. L’altra grave ferita è poi quella più nota inflitta ai giovani, (25-34 anni). Sono sempre meno e meno presenti sul mercato del lavoro e hanno peggiori condizioni lavorative, maggiore precarietà, più bassi salari.

Politica estera

Dazi, stop agli Usa: Merkel, Macron e May al contrattacco. Controffensiva europea ai dazi voluti dal presidente americano Donald Trump. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha definito telefonicamente una posizione congiunta con il presidente francese Emmanuel Macron e con la premier britannica Theresa May. I tre leader «hanno concordato che gli Usa non dovrebbero prendere misure contro l’Unione Europea o altrimenti l’Ue sarebbe pronta a difendere suoi interessi nell’ambito delle regole commerciali multilaterali». Il coinvolgimento del Regno Unito, da parte dell’asse franco-tedesco, appare politicamente significativo perché Londra è da sempre fedele alleata degli Usa. Quando Trump annunciò i suoi dazi sull’acciaio (25%) e sull’alluminio (10%) concesse ai 28 Paesi Ue una esenzione temporanea fino al 1° maggio. Dall’Europa chiedono di trasformarla in permanente.