Politica interna

Nuovo governo. Dopo una giornata trascorsa alla Camera (durante la quale ha avuto anche un colloquip telefonico con Macron, il premier incaricato Conte potrebbe salire oggi al Quirinale con la lista dei ministri. Permane la rigidità di Salvini e Di Maio sul nome di Paolo Savona al ministero dell’Economia. Se il Quirinale confermerà la posizione di non accettare diktat, a quel punto Conte sarà costretto a non sciogliere la riserva e si aprirebbe uno scenario nuovo. Mattarella avrebbe pronto un piano B con un governo di transizione per portare il paese al voto, non prima però di aver proposto nuove soluzioni di mediazione: tra esse, l’ipotesi spacchettamento del Mef in due ministeri (Tesoro e Finanze). Ma finora ogni tentativo di trattativa su questo punto si è infranto contro il muro alzato da Salvini.

Scenario e reazioni. Arrivano nella giornata di ieri un po’ a sorpresa le parole di Alessandro Di Battista, che annuncia l’intenzione di candidarsi qualora il governo con la Lega non dovesse venire alla luce. Di Battista polemizza con il Quirinale, ritenendo inaccettabile il veto su Savona. Dal fronte Forza Italia, Berlusconi evita di prendere posizione sul braccio di ferro in corso tra la Lega e i Cinque Stelle e il Colle. Di certo ciò che il presidente di Forza Italia fa filtrare è che a questo punto un eventuale ritorno alle urne sarà affrontato con spirito combattivo. Nel Pd invece si registra l’attacco frontale del segretario reggente Martina verso M5S e Lega: “Se fai propaganda per uscire dall’euro attacchi il futuro di famiglie, imprese e cittadini, che fuori dalla moneta unica sarebbero più poveri e più deboli. Salvini ci vuole portare in Polonia o in Ungheria, ma la grande maggioranza degli italiani non lo seguirà”. E poi su Conte: “Mi domando quanto riesca a corrispondere alla responsabilità che viene assegnata dalla Costituzione al presidente del Consiglio. Non può essere un passacarte”.

Politica estera

Corea del Nord. Incontro riservato e a sorpresa tra i leader delle due Coree, per facilitare il faccia a faccia di Singapore tra il presidente USA Trump e proprio Kim Yong-un. Ieri mattina, perla seconda volta in un mese, il dittatore nordcoreano e il presidente del Sud Moon Jae-in si sono visti per due ore al villaggio di confine di Panmunjom. Con che risultati lo si saprà solo oggi: la presidenza sudcoreana terrà in mattinata una conferenza stampa. Sembrano aprirsi nuovi spiragli per la riprogrammazione del summit con Trump a Singapore, inizialmente saltato. “Stiamo avendo colloqui molto produttivi con la Corea del Nord per ripristinare il summit – ha twittato il presidente Trump – se avverrà dovrebbe restare nella stessa data, e se necessario prolungato”. Gli Stati Uniti affermano che ogni concessione a Pyongyang, in termini di sicurezza o cancellazione delle sanzioni, potrà arrivare solo dopo un abbandono del nucleare “completo, verificabile e irreversibile”. Kim vuole invece un processo a fasi, ammesso e non concesso che sia disposto a privarsi del tutto delle armi atomiche, la sua polizza vita.

Irlanda. I risultati del referendum di venerdì scorso in Irlanda, con cui due terzi dei votanti hanno approvato l’abolizione delle restrizioni in materia di interruzione di gravidanza. Il risultato ha portato all’abrogazione dell’Ottavo emendamento della Costituzione irlandese, che equiparava la vita del feto a quella della madre. Una svolta culturale storica per un paese cattolico e conservatore come quello irlandese. L’Ottavo emendamento abrogato ieri, venne introdotto nel 1983, quando i severi guardiani della fede ricorsero all’emendamento costituzionale perché temevano che nel clima sociale di una Europa sempre più permissiva, dando però di fatto la facoltà alle donne irlandesi di abortire nel Regno Unito. Ma il viaggio a Londra o in altre città del Regno Unito era vissuto da molte donne come una umiliazione.

Economia e Finanza

Rating. L’allarme lanciato ieri l’altro dalla agenzia di rating Moody’s su una possibile bocciatura del nostro debito pubblico, che potrebbe essere declassato a un solo gradino dal livello “spazzatura”, è il segno che l’Italia rischia di essere travolta da una nuova crisi finanziaria. E’ il mix tra costosissime misure senza copertura e agguerriti propositi di affossamento della legge Fornero, ad aver motivato la scelta di Moody’s di mettere sotto osservazione il debito italiano per una possibile retrocessione del suo rating, il voto che le agenzie internazionali danno alla capacità di uno Stato di ripagare i propri creditori. Tuttavia il costo del rifinanziamento del debito italiano in scadenza è ancora estremamente basso (ha chiuso il 2017 rifmanziando oltre 400 miliardi a un tasso medio ponderato dello 0,68%), grazie alla politica monetaria della Bce. La vita media del debito pubblico vicina ai sette anni mette al riparo i conti pubblici da impennate improvvise dei rendimenti. Per questo, nonostante l’allarme di Moody’s il declassamento dell’Italia a junk è ancora lontano.

Spread. Erano pronti a collocare i bond questa settimana al termine dei road show di presentazione agli investitori internazionali. Ma per ora Fincantieri e Atlantia restano in attesa di condizioni migliori di mercato. La fiammata dello spread del BTp arrivato a toccare 215 punti base di differenziale sul Bund tedesco ha messo in allarme le case di investimento che attendono di vedere gli sviluppi politici. Tuttavia, per capire fmo in fondo come si posizioneranno i mercati bisognerà aspettare martedì perché domani la City di Londra sarà chiusa per Bank Holiday e giovedì farà festa la Germania. Se lo spread tra il Bund e il BTp ha toccato 215 punti base, il livello più alto degli ultimi quattro anni, tra gli altri periferici a risentirne maggiormente è stata la Spagna dove con lo scoppio della crisi politica lo stesso differenziale è salito di 13 punti base portandosi a 105. L’aumento del tasso dei titoli di Stato non è tanto un problema per chi ce li ha in portafoglio, quando un problema che rischia di impattare in maniera pesante sulla vita quotidiana. Se lo spread con il Bund proseguisse nella sua salita infatti costeranno di più i servizi bancari e ci sarà meno credito sia alle famiglie sia alle imprese e si complicherà la situazione per mercati fondamentali per la nostra economia, come quelle della casa e dell’auto. E per tutti ci saranno inevitabilmente più tasse per trovare la copertura ai maggiori costi che lo Stato deve sostenere per il servizio del debito.