Politica Interna

Nomine Rai – Ringrazio il cda della Rai per la fiducia accordatami e attendo con rispetto il voto della commissione parlamentare di Vigilanza della Rai. Esprimo apprezzamento per il clima molto costruttivo della riunione odierna e sono davvero lieto di partecipare a un consiglio composto da personalità così competenti e preparate». Ore 19 di ieri, il neopresidente della Rai, Marcello Foa, rilascia la sua prima dichiarazione. Nella stessa seduta il consiglio ha votato Fabrizio Salini nuovo amministratore delegato, così come indicato dal ministero dell’Economia. In una nota congiunta, la Federazione nazionale della stampa e l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, protestano: «II cda si è piegato al diktat, svelando già al primo atto la totale sudditanza al governo. La Rai rischia di avere non solo l’ad ma anche il presidente indicato dal governo. Un colpo mortale all’autonomia e all’indipendenza del servizio pubblico. Oggi la vigilanza dovrà ratificare la nomina; Pd, Leu e Forza Italia sono determinati a votare contro, ma questo potrebbe non fermare Salvini. Un azzardo – che fa leva su un cavillo della nuova legge sulle nomine Rai che permette anche in caso di mancato raggiungimento della soglia dei due terzi, di assumere la carica di presidente ad interim al consigliere “anziano”. Guarda caso, anagrafe alla mano, proprio Foa.

Olimpiadi delle Alpi – Nonostante l’Italia, l’Italia è pronta a guadagnarsi le Olimpiadi invernali del 2026, frantumando nel giro di poche settimane decenni di regole e consuetudini del mondo olimpico. Il Paese che ospita la sessione del Cio in cui i Giochi vengono assegnati non può essere della partita, prescrivono le regole: verranno cambiate per consentire all’Italia di candidarsi nonostante la scelta finale avvenga a Milano, il 10 settembre del prossimo anno. Le stesse norme impongono a ogni Paese di esprimere un’indicazione chiara, una città che diventi vetrina, si guadagni gli onori ma si assume anche gli oneri di una candidatura, a cominciare dai contratti: verrà modificata per consentire all’Italia di schierare le sue Alpi, da Torino a Cortina passando per Milano, con un nome che tenga tutti insieme. È il capolavoro diplomatico del presidente del Coni, Giovanni Malagò in capo a mesi di febbrili trattative e a due giorni vissuti sul filo, con Torino che dice di sì – ma è un sì molto sofferto – all’ultimo minuto. La sindaca Appendino cerca un equilibrio quasi impossibile: la città, che vuole i Giochi, ormai anche a costo di condividerli con altre città; o la sua maggioranza, che già era poco convinta e adesso scalpita all’ipotesi di un’alleanza finora esclusa a tutte le latitudini. Trascorre la giornata al telefono. Vuole che sia chiaro che la responsabilità ora è del governo, che questa non è più la candidatura di una città, ma dell’Italia e quindi di chi la guida. Il suo è un sì a denti stretti. Alla fine i vincitori sono due: il presidente del Coni Giovanni Malagò, i cui tecnici ora possono costruire un progetto con ampie possibilità di successo: discesa e super G maschili a Bormio, slalom e gigante a Sestriere, bob a Cesana e salto a Cortina, pattinaggio a Milano.

Politica Estera

Italia-Usa – Dopo la caduta di Gheddafi, e il caos scoppiato in Libia, il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo si è ridotto in modo significativo. Per recuperare le posizioni perdute, all’Italia serve un alleato come Trump, il quale ha appena dichiarato che al governo Conte spetta il ruolo di protagonista nella stabilizzazione della Libia. L’espansione in politica internazionale richiede molte leve, tra cui le alleanze, e gli Stati Uniti sono l’alleato che tutti vorrebbero. La guerra civile in Libia ha creato due principali centri di potere. Il primo si trova a Tobruk ed è il governo sostenuto da Francia, Egitto e Russia. Il secondo si trova a Tripoli ed è il governo sostenuto dall’Italia, con il favore della Turchia. Siccome la sproporzione tra le forze in campo è grande, la Francia si sta dannando l’anima per mandare i libici al voto poiché pensa di prevalere, trovandosi in una posizione di vantaggio rispetto all’Italia, che frena sul voto immediato. Le conseguenze strategiche sono davanti agli occhi: l’Italia deve operare per ottenere l’alleanza di Turchia e Stati Uniti. II dossier a doppia lettura (politica ed economica) finisce sul tavolo del confronto con Trump. Il presidente avrebbe garantito il suo intervento per spingere Marathon e le altre a restare in Libia. Intanto il leader della Casa Bianca ha subito rilanciato con un grande piano per vendere lo shale gas, costruendo in Europa tra i 9 e gli 11 porti, completi di rigassificatori.

Immigrazione – L’ultimo giallo sul fronte migratorio riguarda la nave Asso 28, battente bandiera italiana, che lunedì ha recuperato 101 persone alla deriva in un gommone a 1,5 miglia dalla piattaforma di estrazione Sabratah. Nella stessa serata di lunedì i migranti soccorsi (tra loro 5 bambini e 5 donne incinte) sono stati trasportati dal rimorchiatore a Tripoli, distante 57 miglia marine, circa 4 ore e mezza di navigazione. In quel porto è avvenuto «il trasbordo dei migranti su un battello della Coast Guard libica». Il caso che vede al centro delle nuove polemiche sui migranti la Asso Ventotto è il paradigma della contraddizione di fondo che mina alla base le direttive date dal governo alla Guardia costiera italiana: lasciare che il coordinamento dei soccorsi nella appena riconosciuta zona Sar libica sia solo di Tripoli che ovviamente non può indicare alcun porto sicuro alle navi che accettano di collaborare. Il governo reagisce compatto: «Nessuna norma internazionale è stata violata». Lo dice in mattinata il ministro dell’Interno Matteo Salvini, lo ribadisce nel pomeriggio il titolare delle Infrastrutture Danilo Toninelli. Ma questo evidentemente non basta all’Alto commissariato dell’Onu e all’Unione Europea, che hanno annunciato verifiche sulla vicenda. Perché i trattati parlano chiaro e il sospetto è che si sia trattato di un «respingimento», dunque un atto vietato. La Libia non è infatti ritenuta «porto sicuro» e in ogni caso i respingimenti collettivi sono quelli con i quali gruppi di migranti vengono respinti alla frontiera, espulsi o allontanati da una nave di un certo Stato senza che prima sia stata considerata la posizione individuale di ciascuno, né consentita la presentazione di una richiesta di asilo e su questo esistono divieti espliciti.

Economia e Finanza

Crescita e Pil – Il rallentamento dell’economia italiana segnalata negli indicatori anticipatori per i mesi primaverili si è concretizzato ieri nei freddi numeri della stima flash Istat. La crescita del Pil si è fermata su un +0,2% rispetto al +0,3% del trimestre precedente e un +1,1% in termini tendenziali (contro il +1,4%), mentre la variazione acquisita per l’anno sarebbe ora pari a +0,9%. La frenata è determinata dal forte calo della domanda estera netta; sul lato dell’offerta la variazione congiunturale viene indicata come una sintesi del calo dell’agricoltura e dell’aumento dell’industria e dei servizi. E pure l’inflazione accelera, per la terza volta consecutiva, salendo al1’1,5% dall’1,3 di maggio. Si certifica così, secondo Confcommercio, «un rallentamento della ripresa» con il «rischio che il peggioramento possa rappresentare un ulteriore elemento d’incertezza e l’inizio di una fase meno favorevole». Nomisma evidenzia: «Al momento manca una chiara politica economica di medio periodo che riesca a collocare con vigore il nostro Paese nello scacchiere internazionale: in questa delicata fase è fondamentale mettere al primo posto dell’agenda del governo la crescita economica».

Occupazione – A giugno risale la disoccupazione che tocca il 10,9%; rispetto a maggio sono 60mila in più cercare un posto di lavoro. Aumenta la disoccupazione giovanile che sale al 32,6% (+0,5% su maggio) in terzultima posizione in Europa. Calano gli occupati, dopo un trimestre di crescita: sono -49mila rispetto al mese precedente, per effetto della caduta dei dipendenti permanenti (-56mila), bilanciata solo in parte dalla crescita dei contratti a termine (+16mila) che, complice anche la stagionalità, hanno raggiunto il numero più alto dalle rilevazioni Istat. L’unico dato congiunturale positivo il calo di 27mila inattivi, che in parte può aver contribuito ad alzare i disoccupati. Segnali inequivocabili per governo e Parlamento alle prese col decreto dignità, voluto proprio per contrastare il lavoro precario. E che, secondo la nuova relazione tecnica della Ragioneria, produrrebbe 62.400 posti stabili in più tra 2019 e 2020. In proposito, sembra prendere sempre più consistenza il ricorso alla fiducia per il rispetto del serrato timing fissato dalla maggioranza che attende il via libera di Montecitorio entro domani. Ma il tempo stringe e al Senato l’approvazione definitiva del Dl è attesa dalla maggioranza per martedì 7 agosto, alla vigilia della chiusura estiva.