SUI GIORNALI. Oggi il secondo giro di consultazioni

Politica interna

Consultazioni. Previsto per oggi il secondo giro di consultazioni al Quirinale. I colloqui possono non essere risolutivi, ma i protagonisti avranno sei giorni di tempo per trovare una via d’uscita. Martedì o mercoledì della prossima settimana devono tornare al Colle con una soluzione, se ce l’hanno, in modo che Mattarella sia in grado di affidare un incarico pieno a un premier che abbia una maggioranza parlamentare solida. Dalla rosa di cinque possibili alternative a disposizione, il presidente ne ha già scartate due: lo scioglimento delle camere e un terzo giro di consultazioni. Sembra fare passi in avanti il dialogo M5S – Lega, dopo la nomina di Molteni alla presidenza della Commissione speciale a Montecitorio. Ma rimane un nodo centrale, quello del ruolo di Berlusconi, che non sembra intenzionato a fare passi indietro. Ma anche la crisi siriana apre un terreno di disomogeneità tra leghisti e pentastellati.

Pd. Oggi la delegazione Pd ripeterà a Mattarella l’intenzione di non entrare nella partita di governo, ma all’interno del partito lo scontro sembra accendersi. Renzi punta a convocare le primarie a ottobre, e ad andare avanti a prescindere da Martina. Il reggente invece boccia l’ipotesi del Congresso avanzata da Delrio e dagli altri renziani: niente primarie quindi, e niente ipotesi di fare il segretario a tempo. L’atmosfera al Nazareno è quasi irrespirabile, lo scontro tra le fazioni si accende sull’ipotesi di dialogo con il M5S, mentre da due giorni gira voce che i renziani abbiano già depositato prudenzialmente il simbolo di un nuovo partito. Indiscrezione smentita da tutti, ma il fatto che continui a girare la dice lunga sullo stato dei rapporti nel Pd. Si registra poi proprio ieri un documento, sottoscritto da oltre 600 donne, che accusa i dirigenti del Pd, di aver sfrutatto “cinicamente” otto pluricandidature femminili alle ultime politiche finendo con l’escludere 39 candidate e favorendo così l’elezione di altrettanti uomini.

Politica estera

Siria. “La Russia promette di abbattere ogni missile lanciato sulla Siria. E allora stai pronta Russia, perché i missili stanno arrivando, belli, nuovi e “intelligenti”. Voi non dovreste appoggiare un Animale che usa il gas per uccidere la sua popolazione e si diverte a farlo!”. Con questo tweet, il presidente degli USA Donald Trump ha segnato una svolta nella vicenda siriana: i cacciatorpedinieri americani sono ormai schierati, le basi nel Mediterraneo in allerta. La posizione italiana nei confronti dell’escalation possibile in Siria: ruolo delicato, soprattutto in un momento di passaggio a Palazzo Chigi. Salvini ieri ha detto che “il presidente americano non può annunciare missili via twitter, come se fossero pollo arrosto e patatine”; più cauto Di Maio: “Proprio perche siamo alleati di Usa e Occidente dobbiamo consigliare una soluzione pacifica, che non si arrivi alle bombe”. Gentiloni da parte sua mantiene la prudenza: “Non dobbiamo dimenticarci della tragedia che c’è in Siria. L’uso di armi chimiche non può essere in alcun modo tollerato, ma se dobbiamo immaginare una soluzione stabile e di lungo periodo, oltre che rispondere ai crimini, dobbiamo lavorare per la pace, quindi dare centralità all’Onu e ai tavoli negoziali”.

Facebook. L’audizione bis di Mark Zuckerberg, davanti alle Commissioni Commercio ed Energia della Camera, è stata decisamente più sofferta rispetto all’esordio del giorno prima al Senato. Tra le rivelazioni più clamorose, l’ammissione che anche l’account del fondatore del social network p stato violato. I deputati sono andati al nocciolo della questione: Facebook è in grado di recuperare da sola la fiducia degli utenti? Può garantire la tutela piena dei dati? Saprà evitare che società terze, come Cambridge Analytica, si impossessino dei profili per rivenderli all’insaputa dei diretti interessati? La risposta sostanziale è chiara: “no”. Zuckerberg ha poi definito “inevitabile” che il settore social debba essere normato. Riferimento potrebbe essere alla normativa europea sulla privacy, che potrebbe essere presa a modello anche negli USA.

Economia e Finanza

Ripresa. Lo scenario dei consumi delle famiglie resta debole. Secondo Istat, a febbraio le vendite al dettaglio hanno registrano un aumento, rispetto al mese precedente, dello 0,4% in valore e dello 0,9% in volume. Però rispetto a febbraio 2017, le vendite accusano una diminuzione dello 0,6% in valore. Inoltre nell’arco del trimestre dicembre 2017 – febbraio 2018 l’indice complessivo registra uncalo congiunturale dello 0,7%. Giù sia le vendite di alimentari (-0,8% invalore e -0,9% in volume), sia quelle di beni non alimentari (-0,6 in valore e in volume). I dati non segnalano un ritorno in recessione, ma giustificano qualche dubbio: l’economia inizia a sembrare più fragile di quanto non sia stata per più di un anno. Martedì l’Istat, l’istituto statistico, ha fatto sapere che a febbraio la produzione industriale è diminuita (-0,59) su gennaio per il secondo mese di seguito: i livelli sono sempre superiori a quelli di un anno fa, ma la contrazione avrebbe potuto essere molto più seria se l’aumento del prezzo del petrolio non avesse sostenuto il settore dell’energia.

Europa. La managing director del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, pur rimanendo ottimista sull’economia globale, riconosce l’addensarsi di nubi scure all’orizzonte legate allo scenario geopolitico, tanto più in previsione di una riduzione degli stimoli fiscali e finanziari complessivi, in relazione al rialzo dei tassi di interesse. Non a caso ieri gli operatori dei mercati internazionali sono stati in allerta tutto il giorno – sobbalzando per gli aggressivi tweet di Donald Trump – non per il contenzioso Usa-Cina sul trade, ma per i rapporti tra Washington e Mosca. Intanto Draghi sostiene che la crisi finanziaria peggiore degli ultimi 30 anni, che ha portato “all’ascesa di partiti populisti nazionalisti, anche se non ancora trionfanti”, “non deve gettare un’ombra sul modo in cui guardiamo al futuro, si tratta di sfide sovranazionali cui non si può rispondere a livello nazionale”. Maggiore integrazione europea è la sua ricetta.

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