SUI GIORNALI. Manovra economica, tensioni fra Tria e M5S – Mattarella a Salvini: nessuno è sopra la legge

SUI GIORNALI. Manovra economica, tensioni fra Tria e M5S – Mattarella a Salvini: nessuno è sopra la legge

Politica interna

Il richiamo di Mattarella: “Nessuno al di sopra della legge”  «Come spesso ebbe a ricordare il presidente Scalfaro, le leggi valgono per tutti, senza aree di privilegio per nessuno, neppure se investito di pubbliche funzioni; neppure per gli esponenti politici. Perché nessun cittadino è al di sopra della legge». Queste le parole pronunciate ieri dal presidente  Mattarella, in occasione della commemorazione alla Camera di Oscar Luigi Scalfaro. paeole che suono suonate come un fermo richiamo a Matteo Salvini. Il vice-premier mai viene evocato personalmente; tuttavia il bersaglio del discorso è apparso talmente chiaro che lo stesso Salvini poco dopo ha sentito il bisogno di replicare: «Il presidente Mattarella ha ricordato che nessuno è al di sopra della legge. Ha ragione. Per questo io, rispettando la legge, la Costituzione e l’impegno preso con gli italiani, ho chiuso e chiuderò i porti a scafisti e trafficanti di esseri umani. Indagatemi e processatemi, io vado avanti!». Lina Palmerini nota però, sul Sole 24 Ore, come il richiamo di Mattarella non sia dovuto alla vicenda della nave Diciotti e alla chusura dei porti, cui fa riferimento Salvini nella sua replica, quanto alle parole di Salvini di qualche giorno fa, pronunciate in diretta Facebook mentre apriva l’avviso di garanzia e diceva che lui è stato eletto e i giudici no, come a porre una gerarchia di poteri in base alla legittimazione popolare: “È […] qui che Mattarella ‘rimette a posto’ Salvini dandogli una lezione di diritto costituzionale e avvertendo che altre forzature non saranno tollerate”.

Voto di Strasburgo su Orban, tensioni nella maggioranza.  I giornali si interrogano sulle ripercussioni che il voto di Starsburgo sull’Ungheria di Orban, che ha visto Cinquestelle e Lega  collocarsi su schieramenti opposti, potranno avere sulla compattezza dell’alleanza gialloverde e sulla tenuta del governo. Si tratta di una diversa collocazione sul fronte europeo che, secondo Fabio Martini sulla Stampa, prefigura una divisione profonda tra le due forze politiche,destinata ad acuirsi nel corso della campagna elettorale per l’elezione, il prossimo anno, del Parlamento europeo, e “costringe” il presidente del Consiglio Conte a non prendere una posizione. Anche Tommaso Labate  scrive sul Corriere della Sera che “manca davvero poco” per
l’innesco di una possibile crisi di governo, dovuta all’intransigenza della lega sulla questione delle sanzioni all’Ungheria.

Politica economica

Dati Istat: produzione industriale in calo   Gelata sull’industria a luglio: a fronte di attese positive, la produzione è calata dell’1,3% su base annua (-1,8% mensile). È la prima flessione da giugno 2016. Un dato inatteso per intensità ma che si allinea ai tanti segnali negativi evidenti (fiducia, export, indice Pmí).  Ancora favorevole il trend dell’occupazione, che reagisce con un ritardo di qualche trimestre alla produzione: gli occupati rilevati dall’Istat nel secondo trimestre salgono a 23,32 milioni (+203mila sul trimestre precedente), superando i livelli pre-crisi di metà 2008

Manovra, tensioni tra Tria e Cinquestelle   La levata di scudi dei Cinquestelle sul reddito di cittadinanza costi quel che costi e la velata minaccia di crisi agitata da Luigi Di Maio in tv martedì sera hanno avuto il classico effetto della goccia. All’ora di pranzo, il ministro dell’Economia Giovanni Tria, già da settimane sotto pressione, chiama il capo del governo Giuseppe Conte: «Presidente, se il problema sono io, allora vorrei fosse chiaro che sono pronto a fare un passo indietro anche subito», dice senza girarci molto intorno l’inquilino di via XX Settembre. Palazzo Chigi fa una nota per smentire – ufficialmente – le pressioni di Di Maio e dei suoi. E nel colloquio con Tria, il presidente del Consiglio Conte tende a rassicurarlo, blandirlo, fermarlo: di lui non si può fare a meno e continua a godere della massima fiducia. A tarda sera, inoltre, il viceministro Massimo Garavaglia, uomo di Salvini, raggiunge Tria nel suo ufficio: la Lega, è il messaggio, sta dalla sua parte. Restano invece agitati i rapporti con i Cinque stelle. A far andare su tutte le furie i vertici del Movimento è il continuo balletto di cifre sulla manovra finanziaria. Il ministro non ha ancora concesso, e non è affatto detto che lo faccia, quei 10 miliardi che Di Maio e compagni considerano essenziali per far partire il reddito di cittadinanza.

Politica estera

Europarlamento: approvata la risoluzione contro Orban  L’Europarlamento dice sì alle sanzioni nei confronti dell’Ungheria per le riforme «contrarie ai valori Ue». I 5 Stelle votano a favore, Lega e Forza Italia no. Via libera anche alla norma che obbligherà i giganti del web a retribuire gli editori per i contenuti online. Alla fine il Partito popolare ha fatto un mezzo passo indietro. Soprattutto il suo capogruppo all’Europarlamento, Manfred Weber, che dopo vari tentennamenti ha scelto di «sacrificare» Viktor Orban. Il sostegno di oltre cento popolari al rapporto di Judith Sargentini (Verdi) si è così rivelato decisivo e ha permesso all’Eurocamera di premere il grilletto contro il governo ungherese: 448 voti a favore, 197 contrari e 48 astenuti. Una sconfitta per i partiti populisti, schierati in difesa del premier ungherese.

Libia, l’ambasciatore Perrone non torna in sede  L’ambasciatore in Libia Giuseppe Perrone «rimane in Italia per motivi di sicurezza». E questa la spiegazione fornita ieri in Parlamento dal ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi. Ma al di là della versione ufficiale, la rottura fra i due è ormai evidente e a questo punto sembra davvero difficile che il diplomatico possa tornare a Tripoli.  Perrone ad agosto aveva rilasciato un’intervista a una tv libica nella quale si era detto contrario a elezioni in Libia entro dicembre. Una posizione che aveva fatto infuriare Haftar. Subito dopo il generale aveva detto al giornale libico online Al-Marsad che «l’Italia deve cambiare radicalmente la sua politica estera nei confronti della Libia» .Un mese dopo Moavero prendeva pubblicamente le distanze da Perrone parlando di iniziativa «autonoma» e sanciva la resa dei conti con l’ambasciatore

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