SUI GIORNALI. Lega e M5S, attacco all’Europa

Politica interna

Trattativa M5S – Lega. Giornata convulsa nel fronte del confronto tra M5S e Lega. Dopo insistenti voci di rottura tra i due fronti, in serata un confronto tra i due leader. Matteo Salvini via Facebook annuncia: “Siamo al tratto finale: se riusciremo a trovare un punto di equilibrio tra Lega e centrodestra e M5S si parte”. Gli fa eco Luigi Di Maio: “Ci siamo sentiti e ci siamo visti. Queste sono giornate importanti. Domani forse riusciamo a chiudere il contratto di governo e poi da lì parte. In 6 giorni stiamo scrivendo il programma di 5 anni”. Si fa strada l’ipotesi staffetta per la premiership. Restano aperti tre nodi ancora, tutt’altro che secondari: divergenze sulle grandi opere, sull’immigrazione e soprattutto sulla revisione dei trattati Ue e il superamento dei vincoli comunitari sui conti pubblici. Ma la sensazione è che si possa arrivare alla conclusione già nelle prossime ore, prima delle rispettive consultazioni (via web per il M5S, con i gazebo per la Lega), probabilmente nel fine settimana.

M5S – Lega, tensioni con l’Europa. Discussioni attorno alla bozza di programma politico M5S – Lega, diffuso ieri dall’Huffington Post. Nonostante i due partiti abbiano spiegato che si tratta di una vecchia versione, dal documento, datato 14 maggio, si possono però ricostruire alcuni temi fondanti della trattativa, dalla richiesta alla Bce di cancellazione del debito, alla messa in discussione (poi smentita) della moneta unica. Ieri le dichiarazioni dei due vicepresidenti della Commissione europea, gli ex premier di Lettonia e Finlandia Dombrovskis e Katainen, hanno ben rappresentato il timore di Bruxelles, sia sui temi economici, che su quelli dell’immigrazione. Le parole di Dombrovskis e Katainen sono state però bollate come “inaccettabile interferenza” da Salvini, mentre Di Maio ha scelto una formula generica per replicare a Bruxelles: “Più eurocrati ci attaccano più ci motivano”.

Politica estera

Gaza. Sono 63 i morti in totale lungo la striscia di Gaza, altri due nella giornata di ieri, compresa una bambina di otto mesi. Centinaia i feriti, molti rischiano amputazioni in ospedali sopraffatti dall’emergenza, come ha denunciato fra gli altri Medici senza frontiere. La tensione si è riflettura anche sul fronte diplomatico, con una crisi tra Israele e Turchia scoppiata dopo la decisione di Erdogan di richiamare i propri ambasciatori a Washington e Tel Aviv e di espellere il diplomatico israeliano ad Ankara. Il premier israeliano Netanyahu ha risposto con durezza, accusando Erdogan di essere tra i sostenitori principali del terrorismo di Hamas. Le dichiarazioni del leader turco, ieri in visita a Londra, colpiscono ancora di più se confrontate con quelle, prudenti, dell’Arabia Saudita, e con l’azione sottotraccia dell’Egitto che ieri ha imposto ad Hamas di non spingere più i manifestanti contro il confine e il fuoco dei cecchini. La posizione turca indica l’intenzione da parte di Erdogan di puntare alla leadership islamica.

Corea. La Corea del Nord ha sospeso i colloqui con il Sud. Pyongyang e Seul avevano pianificato un incontro ad alto livello per oggi nella Casa della Pace, a Panmunjom, ma il summit è stato cancellato. Pyongyang ritiene le esercitazioni in corso tra aviazione americana e quella di Seul una “provocazione”, in grado di minare i colloqui che dovrebbero culminare con il vertice tra i due leader il 12 giugno a Singapore. Nella tarda serata di ieri ancora mancavano conferme ufficiali di fonte governativa, né c’era stato alcun comunicato diretto da Pyongyang alla Casa Bianca. Eppure via via la notizia prendeva una consistenza allarmante fino ad essere ripresa da tutti i media americani.

Economia e Finanza

Programma di governo M5S – Lega. Claudio Borghi, uno dei protagonisti del fronte leghista della trattativa con il M5S e convinto sostenitore della necessità di ridiscutere gli accordi comunitari, spiega l’approccio alla politica economica in discussione: “Al tavolo del contratto tutti si dicono d’accordo sul fatto che alcuni trattati europei siano da cambiare. Noi vogliamo da loro la certezza che ci saranno anche quando tutti ci diranno di no. Perché ci diranno di no”, spiega Borghi. Non si fanno attendere le reazioni, in primis quella del presidente di Confindustria, Boccia: “Il programma di Lega e 5 Stelle? Manca l’idea di quale Paese vogliamo costruire. E poi non si è capito con quali risorse vogliamo realizzare i programmi di cui si parla. Ma soprattutto andrebbe proprio cambiato il modello con cui sia in Italia che in Europa si procede: a nostro parere prima si definiscono gli effetti sull’economia reale che si vogliono realizzare, quindi si indicano gli strumenti di cui il Paese ha bisogno e infine si indicano le risorse necessarie e l’impatto sul bilancio”. Arriva anche il commento di Carlo Cottarelli, ex commissario alla spending review e attuale direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica di Milano, che ritiene il contratto in discussione tra M5S e Lega “carissimo”.

Scenario internazionale. II vigoroso ciclo di crescita della Germania, il più lungo dal 1991 post-riunificazione segnato da 15 trimestri consecutivi in rialzo, inizia a mostrare segni di un leggero affaticamento. Nei primi tre mesi del 2018l’economia in Germania è cresciuta dello 0,3%, la metà rispetto allo 0,6% dell’ultimo trimestre nel 2017, ha detto ieri Destatis, l’istituto di statistica federale. L’avvio del 2018 è risultato lievemente inferiore alle attese prevalenti degli analisti, che davano lo 0,4%, ma il rallentamento rispetto all’ultimo po- deroso semestre del 2017 era previsto, un tale ritmo di crescita non era più considerato “sostenibile”. La Germania ha confermato così ieri quello che molti si attendevano, di aver toccato il picco di crescita e di mostrare ora una moderazione. Intanto sul fronte USA – Iran,  a complicare il quadro le nuove sanzioni annunciate dagli Usa contro il governatore della Banca centrale iraniana mentre Mosca non esclude che la stessa Teheran possa uscire dall’accordo dopo il ritorno delle sanzioni americane. Esattamente quello che gli europei vogliono evitare.

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