Sui giornali. L’attacco degli hacker contro Mattarella – Sycontro finale sulle grandi opere

Politica interna

La campagna tweet anti-Colle. Alcuni profili twitter utilizzati nel maggio scorso per l’attacco contro il Quirinale risultano ancora attivi. L’analisi del traffico e dei contenuti effettuata in queste ore dagli specialisti della polizia Postale e dell’intelligence dimostra che questi account continuano a «monitorare» quanto accade nel dibattito politico e spesso utilizzano lo stesso hashtag #mattarelladimettiti, come strumento di pressione. Sono i falsi profili sui quali indaga la Procura di Roma per scoprire chi abbia pianificato e attuato l’operazione politica contro il capo dello Stato dopo il suo rifiuto a nominare ministro dell’Economia Paolo Savona. Oggi ne parlerà al Copasir, il comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti, il direttore del Dis Alessandro Pansa. Dai dati fin qui in possesso della nostra intelligence, sembra che la twitter storm #mattarelladimettiti sia stata alimentata – nella notte del 27 maggio quando il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, disse no a Paolo Savona come ministro dell’Economia allontanando la prima nascita del governo Conte – da almeno 360 profili fake. Profili creati in Italia, seppur facendoli rimbalzare su piattaforme estoni.

Rai. Matteo Salvini ancora non si arrende. Nei piani del vicepremier leghista, Marcello Foa resta per la Rai «il migliore dei presidenti possibili». Ma le carte bollate che si vanno accumulando sui tavoli di viale Mazzini rischiano di frenare le nomine e accelerare la scelta di una figura di garanzia, che plachi lo scontro politico e rimetta in moto la prima azienda culturale del Paese.

Giuseppe Conte è silente. Non ha detto nulla, perché se dovesse parlare sarebbe costretto a dire quello che davvero pensa e che ai vertici del MSS, da Luigi Di Maio in giù sanno: che «a questo punto è meglio puntare su un altro nome», inutile intestardirsi e rischiare di rendere la Rai un pantano per il governo. Da caso politico, infatti, la partita sulla presidenza di Viale Mazzini si sta trasformando in un caso giudiziario, con costituzionalisti e maestri del diritto chiamati in causa, minacce di ricorsi e di esposti che piovano ovunque.

Economia e finanza

Pensioni. Il primo annuncio era arrivato il 23 giugno: «Vogliamo finalmente abolire le pensioni d’oro che per legge avranno un tetto di 4/5 mila euro», aveva detto il vicepremier Luigi Di Maio, aggiungendo che «quest’estate, per i nababbi a carico dello Stato, sarà diversa». Aveva rilanciato a inizio luglio, dicendo che il disegno di legge era ormai pronto e di «puntare all’ok prima dell’estate».  Siamo ormai vicini a Ferragosto ma dell’intervento per tagliare le pensioni più alte si sono perse le tracce. Sulla previdenza il punto si farà con la legge di Bilancio da presentare dopo l’estate: tirare la coperta adesso finirebbe solo per fare confusione. L’unica ipotesi di lavoro, emersa nel corso del vertice di venerdì scorso a Palazzo Chigi, riguarda «quota 100», ossia la possibilità di pensionarsi al raggiungimento di una somma 100 tra età anagrafica e contributiva con una soglia minima che dovrebbe essere fissata a 64 di età. Se l’Ape social dovesse restare intatto, tale innovazione non sarà penalizzante, altrimenti coloro che svolgono mansioni gravose, dovranno aspettare qualche mese in più prima di abbandonare la propria occupazione.

Lite sulle grandi opere. La chiosa quotidiana dei Cinque stelle sta iniziando a risultare indigesta, al vicepremier Matteo Salvini. Che sul terreno sensibile delle grandi opere, a cominciare dalla Tav, a questo punto si incaponisce. «Si va avanti su tutto, senza tentennamenti, è giunto il momento di guardare avanti, non indietro», dice il leader della Lega ai ministri e parlamentari che lo hanno raggiunto alla festa nazionale del partito a Milano Marittima. Il capo del Viminale incalza: «La pedemontana veneta va fatta, la pedemontana lombarda deve procedere, così Tav in Piemonte e Tap in Puglia». Non fosse altro perché in buona parte si tratta di grandi infrastrutture avviate da amministrazioni locali di centrodestra. Il ministro grillino della Coesione territoriale, Barbara Lezzi, frena su tutta la linea: «Al Sud servono altre infrastrutture. Strade sicure, ferrovie, scuole, ricerca, università, bonifiche, energia pulita: questi sono gli investimenti che l’Italia aspetta». Sabato dal Messico si era fatto vivo anche Alessandro Di Battista per chiamare alla mobilitazione i ministri M55 contro la realizzazione di quelle opere ritenute superflue e costose.

Politica estera

Moavero in Egitto. Un dialogo considerato fondamentale per la soluzione dell’inestricabile puzzle libico, ma anche per riattivare gli accordi commerciali rimasti in sospeso dopo l’omicidio di Giulio Regeni, e avere finalmente la verità su quella morte atroce. Questi alcuni degli argomenti che sono stati al centro della visita in Egitto del ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi. Una visita considerata determinante, e molto voluta da Palazzo Chigi, in particolare dopo “l’investitura” ufficiale dell’Italia da parte del presidente Usa Donald Trump riguardo alla questione libica: «Abbiamo concordato su tutti i punti che riguardano la situazione libica attuale», ha detto ieri al Cairo il ministero degli Esteri italiano Enzo Moavero Milanesi al termine di colloqui con il presidente egiziano Abdel Fatah al Sisi, il ministro degli Esteri Sameh Shoukry e, dettaglio non irrilevante, il capo del General Intelligence Service Abbas Kamel.

Attentato a Maduro. Quello contro Nicolas Maduro è probabilmente il primo attentato contro un presidente compiuto con droni. L’attacco è avvenuto sabato scorso mentre il presidente venezuelano assisteva a una parata militare a Caracas. Le immagini tv che hanno fatto il giro del Mondo mostrano Maduro accanto alla moglie Cilia e i capi delle Forze Armate proteggersi da un attacco dal cielo, con le guardie del corpo che circondano il presidente con scudi neri e il caos tra le file della Guardia Nacional bolivariana. La versione ufficiale parla di un attacco arrivato dall’alto con l’esplosivo portato sul bersaglio da droni. Sette i feriti. Alcune ore dopo la grande paura, la rivendicazione di un misterioso «Movimento nazionale dei soldati in maglietta». Maduro, illeso, accusa la destra e la Colombia. Sei arresti. Si teme la reazione del regime. II leader venezuelano ha ricostruito l’episodio non appena trovatosi al sicuro. «Ho visto un oggetto volante davanti ai miei occhi e una esplosione. Non ci sono dubbi, hanno tentato di uccidermi».

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