SUI GIORNALI. Casellati, primo giro ma il governo non c’è

Politica Interna

L’incarico alla Casellati. La giornata della presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati è volata via con il cronometro alla mano. E oggi è probabile che si faccia il bis. Con due sole delegazioni, però: il M5S e quella unica del centrodestra. Ieri, il calendario con 4 colloqui separati (M5S, Lega, FI e FdI), imposti dalla presidente esploratore, ha determinato ritmi serrati per i leader e uno di loro, Matteo Salvini, ha lisciato l’appuntamento: «Ho un volo per Catania». Salvo poi aggiungere: «Meglio gli impegni con gli elettori che ripetere le stesse cose a Roma…». Il primo giro di consultazioni della presidente esploratore si è dunque consumato in un pomeriggio. Un tentativo quasi platonico, giusto per non lasciare nulla di intentato, anche ciò che sembra temerario solo immaginare. E perciò compiuto a passo di carica, come ha voluto Sergio Mattarella perché la gente non pensi che ai piani alti della politica si perde tempo. Una missione esplorativa mirata a un unico scopo: verificare se esistono i presupposti per una maggioranza tra centrodestra e Movimento 5 Stelle, vincitori non autosufficienti al voto del 4 marzo, in grado di formare un governo. Un mandato con davvero poche chances, per Elisabetta Alberti Casellati.

Pd. Nelle ore di massima fibrillazione, quando fin dalla mattina nei Palazzi volgono già gli sguardi al «forno del domani», quello tra Pd e 5Stelle tutto da costruire, Matteo Renzi interpreta il ruolo della sfinge: l’ex segretario lascia tutti col fiato sospeso a rimuginare su quale sia il suo vero intento, dando cosi la stura alle più svariate ipotesi. E creando non poca fibrillazione nei poli istituzionali, così come nei gruppi del Pd. Dove ieri, dopo la nomina dell’ufficio di presidenza e prima di uscire da Montecitorio, Graziano Delrio si raccomandava con la sua vicaria Messia Rotta di stare «zitta, perché le cose migliori maturano nel silenzio». Dando cosi la stura a congetture su chissà quali colloqui con i grillini. E del resto sono girate voci d’ogni sorta: perfino quella secondo cui Renzi vorrebbe che Berlusconi dia mandato a Forza Italia di astenersi di fronte ad un esecutivo con i voti grillini, «per far vedere di non essere il solo a concedere credito a questi qui», racconta un deputato. L’ex segretario del Pd e il capo dello stato non si parlano da ottobre, più o meno dai tempi della rottura su Banca d’Italia. Ma se l’incaricato successivo al presidente del Senato dovesse essere, per esempio, il presidente della Camera Roberto Fico (del M5s) per il Pd i giochi si potrebbero riaprire.

Politica Estera

Cuba. A Cuba parte l’era senza i Castro. Raúl lascia: si apre la stagione della «governabilità rivoluzionaria». Grandi sfide. Tre le prove da superare: l’abolizione della doppia moneta e del Partito unico, oltre all’autosufficienza energetica. Miguel Diaz-Canel, 58 anni, è il primo presidente che rompe la linea dinastica iniziata nel 1959 con Fidel – I cubani esuli a Miami temono «un’altra dittatura». «Sarà un’altra dittatura, con un altro nome alla presidenza, non ci saranno cambi», dicono i cubano-americani, gli esuli a Miami. «È una svolta, eccome», replicano i cubani legati all’ortodossia, più numerosi di quanto si creda. Raúl Castro non ha raccolto il prestigio mondiale del fratello Fidel ma ha saputo attuare più riforme nei suoi dodici annidi governo (di cui i primi due ad interim) di quanto abbia fatto Fidel in poco meno di 50. Rimarrà Capo delle Forze Armate e presidente del partito, incarichi non certo onorifici, ma un bilancio della sua stagione di leader lo si può già tracciare. Sarebbe ingeneroso affermare che nella sua Cuba abbia regnato un assoluto immobilismo. Sono almeno cinque i capitoli affrontati: il primo è il disgelo con gli Stati Uniti, iniziato il 17 dicembre 2014 con lo storico incontro tra Raúl e Obama. Cui sono seguite relazioni diplomatiche ben più dialogiche rispetto al passato.

Le due Coree. II direttore della Cia Mike Pompeo, ora nominato segretario di Stato, ha fatto un viaggio segreto in Corea del Nord durante il fine settimana di Pasqua, per incontrare Kim Jong-un e preparare il suo vertice con Donald Trump. II capo della Casa Bianca ha confermato la missione, scrivendo via Twitter che «è andata molto bene e ha costruito una buona relazione». La speranza di Washington ora è che si arrivi finalmente a firmare il trattato di pace tra Pyongyang e Seul, e che il leader nordcoreano accetti di denuclearizzare il Paese. Il negoziato segreto è stato gestito interamente dalla Cia, una grande umiliazione per il dipartimento di Stato, perché Trump non si fidava del segretario Tillerson, che infatti nel frattempo ha licenziato. Le due Coree sono ancora tecnicamente in guerra, perché il conflitto del 1950-53 si è fermato solo con un armistizio. E in questi 65 anni i servizi segreti sono sempre stati coinvolti. Ma ora le spie stanno giocando un ruolo virtuoso nella nuova corsa al dialogo.

Economia e Finanza

FMI. La montagna del debito globale è un Himalaya alta 164.000 miliardi di dollari, che allunga dense ombre sul futuro dell’economia. Un record che nel 2016 ha raggiunto il 225% del Pil mondiale. Che nei paesi emergenti solleva spettri di nuovi “decenni perduti”. Che nei paesi avanzati tocca in media il 105%, quinto anno consecutivo oltre la vetta del 100% e livelli inediti dalla Seconda Guerra Mondiale quando poi però, complici ben più favorevoli condizioni demografiche, si ridusse rapidamente. E che vede gli Stati Uniti avviati verso primati che poco hanno a che vedere con i vanti di America First: in cinque anni avranno un rapporto debito pubblico/Pil peggiore di un’Italia in seppur faticoso miglioramento (rispettivamente al 116,9% e al 116,6%). I calcoli – e la denuncia che troppo poco viene ancora fatto per disinnescare questa mina – sono contenuti nell’ultimo Fiscal Monitor, il rapporto sulla salute fiscale preparato dal Fondo Monetario Internazionale per gli incontri di primavera. Il Fondo Monetario si è espresso anche per quanto riguarda l’Italia. “Tassate la ricchezza, rimettete l’Imu sulla prima casa, aumentate l’Iva, tagliate la spesa corrente e abbassate le tasse sul lavoro. Dovete ridurre il debito, mettendolo su un «solido sentiero di discesa» e farlo in modo «credibile e ambizioso». Firmato Christine Lagarde, direttrice generale del Fondo monetario internazionale con sede a Washington. Il messaggio all’Italia arriva dagli Spring Meetings dell’Fmi, il più importante evento economico di metà anno, ed è contenuto nel Fiscal monitor, il rapporto che si occupa dei conti pubblici, presentato ieri.

Automotive. Dopo tre anni di crescita ininterrotta le vendite auto in Italia mostrano un’inversione di tendenza. Gennaio ’18 era cominciato bene poi invece le immatricolazioni sono calate anche di 5 punti. Sono diminuite le vendite delle vetture di fascia bassa che avevano favorito la ripresa italiana dal 2015 a oggi. Il mercato dell’auto vale all’incirca l’un del Pil italiano ma in questi anni è andato più veloce della media dell’economia e l’ha trainata. Ora siamo di fronte a un rallentamento strutturale? Se la risposta fosse negativa ne conseguirebbero seri problemi per l’intero manifatturiero visto che l’automotive — come le costruzioni — è il settore dei settori, si porta dietro meccanica, elettronica, industria conciaria e così via. Su scala continentale il settore auto registra nel primo trimestre un lieve aumento (+0,6%) delle vendite rispetto all’analogo periodo del 2017. Segnali da leggere in un quadro che vede, come certificato dall’Istat, il fatturato dell’industria italiana di nuovo in crescita nel mese di febbraio, dopo la battuta di arresto di gennaio.

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