Sud, storie di ordinario eccidio: cronaca quotidiana del 1861

Ecco un piccolo e parziale saggio di vita quotidiana nel Sud liberato:

il giudice Antonucci linciato a Castel di Sangro;

tre morti nello scontro a fuoco fra “nazionali” e “contadini” a Carsoli;

il “galantuomo Alfonso De Dominicis lapidato nel villaggio di San Tommaso;

a colpi di roncola finito il prete Pasquale Colacito;

la guardia Berardino Carestia e suo figlio fucilati;

Francesco de Vecchia e Nicola Ferrante, uccisi per non aver risposto o saputo rispondere alle domande di un “nazionale”

Due guardie abbattute dai “briganti” a Tossicia e anche Carmine Riccione, sindaco di Crognaleto, il capitano della
Guardia nazionale di Basciano, il parroco di Cipresso Angelo Florio;

l’ex garibaldino Giuseppe Di Tiero, sparato a Pretoro, la presunta spia Giuseppe di Camillo giustiziato a Roccamorice, c Filippo Lorgini, di Guardiagrele;

poi Giulio Pagano e l’ingegner Melchiorre Castellano c altri due, che lavoravano alla ferrovia, presso Fossacesia, il provveditore
Beniamino Bernasconi spento con due colpi di fucile

Pasquale Di Santo e la moglie Filomena Gallese, presunte spie piemontiste;

il massaro Giuseppe Naccarelli e Angelino Conte e Luigi Di Fonzo e sua moglie e Donato Ventura e poi due possidenti, marito e moglie, bruciati vivi;

il sindaco di Gufimi, Giovanni Ruggiero, con i parenti Eugenio e Valerio Alessandro Lancia, Nicola De Lisio;

il prete Costanzo Ricotti, a locco, e Franccscantonio Pizzarri, presso Casoli, e  la moglie di Isidoro Fajenza, sospetto di tradimento dei briganti “per avidità”, Concezia Sacchetti, in contrada Capragrossa; e Simone Cinalii, ad Atessa, Michele D’Angelo a S.
Eusanio del Sannio, Nicola Decinque, in contrada Capotosto; e ancora Giacomo di Giacomo, Giovanni Marcucci, Felice Giammarino, Federico Menna, Carmine Marino…

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