Sud, il lavoro c’è ma non si trova

Nei prossimi 5 anni (secondo l’ultimo rapporto Excelsior di Unioncamere e Anpal) le imprese industriali cercheranno in Italia 270mila unità nel settore della digital transformation mentre nel comparto della eco sostenibilità occorreranno circa 600mila esperti nella gestione dell’energia, nel marketing ambientale, nella chimica verde. Ma è forte il sospetto che non esistano le nuove conoscenze e competenze richieste dal nostro mercato.

E l’avvento della robotica non c’entra: chi perde il lavoro fa fatica a ritrovarlo perché è privo delle nuove conoscenze richieste dai nuovi processi innovativi di lavoro su cui puntano le aziende per accrescere la loro competitività. Al Sud dove l’effetto della crisi economica rimane assai pesante mancano ancora circa 300mila posti di lavoro per recuperare i livelli del 2008. E negli ultimi 16 anni sono stati più di 1 milione e 800mila i meridionali che hanno abbandonato la loro terra per cercare lavoro altrove: più di due terzi avevano meno di 34 anni.
Ma il lavoro che c’è e non si trova coinvolge anche settori più tradizionali: non ci sono aspiranti orafi, anche per colpa della dimensione sempre più piccola delle imprese di settore; mancano manutentori, saldatori, elettricisti, idraulici e si fa fatica persino a trovare personale di sala qualificato nei ristoranti e nelle cucine. Si inventano invece lavori che sembravano ormai desueti come la ripulitura delle scarpe o la vendita di abiti usati solo una volta.
Di tutto questo Il Mattino discuterà martedì prossimo, 25 giugno, con rappresentanti del mondo bancario, delle imprese, dei nuovi saperi. Interverranno, tra gli altri, il Presidente del Gruppo Unicredit Fabrizio Saccomanni e il Presidente dell’Acri Francesco Profumo.
L’appuntamento è alle 17,30 presso la sala della navata gotica del Museo Diocesano in via Duomo a Napoli.

Share this post