C’è il bicchiere mezzo pieno della direzione Pd del fatidico 7 agosto. Dicono sia la saldatura del renzismo al potere con due tra i presidenti delle regioni meridionali che certo non appartengono al “giglio magico”. Michele Emiliano e Vincenzo De Luca rappresentano la metà del Mezzogiorno in termini numerici, molto più in leadership. Hanno aperto al premier/segretario le porte dell’elettorato meridionale, indispensabile, all’ex sindaco di Firenze, per restare in sella. Dal centro e dal nord infatti sono venute le peggiori sorprese per il PD negli ultimi ballottaggi. In futuro Renzi avrà bisogno del Sud, quindi, più di quanto il Sud non abbia bisogno di Renzi.

Poi c’è il bicchiere mezzo vuoto. Non servono a riempirlo le lacrime dei piagnistei, giusto. Ma non è men vero che esso va riempito con infrastrutture, investimenti, spinta alle imprese che investono. Servono risorse, servono politiche e regole che siano favorevoli allo sviluppo, come i benestare ai progetti di ampliamento delle imprese da assicurare nel giro di 60 giorni al massimo invece che lasciati alla discrezionalità delle burocrazie e dei timbri.

Il bicchiere mezzo vuoto si chiama master Plan da definire a settembre. Il 5? No, non prima del 15. E forse anche dopo. Perché intanto c’e di mezzi gla finanziaria (o come oggi si chiama). In due giorni la parola Sud è già sparita dai titoli dei giornali e confinata in un dibattito residuale che sposta il focus altrove, cucendo il tema Mezzogiorno con il problema greco e, perché no?, con la questione palestinese, il medio oriente e l’isis; la mancanza di rispetto per le regole e il familismo amorale.

Ieri c’era tanta e tale ressa al capezzale del malato e tanti dottori che si profondevano in diagnosi e terapie. E’ bastato un giorno, un giorno appena e già l’attenzione si concentra su tutt’altro. Il sud malato? Se ne parla a settembre. Il 5, il 15 o anche dopo. Oggi parliamo di Rai, di Grillo, di riforma del Senato.

Del resto non è stato sempre così? L’elite intellettuale di sinistra non si è sempre schierata, in Italia, da un’altra parte? Fin dell’Ottocento, in verità, quando il popolo voleva il pane e gli intellettuali invece agognavano la Costituzione. Da sempre sono pronti a battersi per le regole, la democrazia, i pesi e i contrappesi: gli intellettuali sono sempre contro tutto, tranne che contro la povertà.

Claudio D'Aquino, napoletano, giornalista e comunicatore di impresa