Che Sud che Fa. Il Sud una fucina che sforna i migliori cervelli. In fuga biblica verso il Nord e l’estero. Ma per il Sole 24 ore…

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Di Claudio D’Aquino

Ma questa veramente è da ridere. I giovani più “flessibili” sapete dove sono? “Stanno a Nord-Est”. Parola del sole 24 ore. I più aperti ai contratti atipici? Sono in Friuli. Quelli più inclini alla attività autonoma? Abitano in Veneto e sono anche i più tenaci. E i liguri? Ah quelli poi… Sono imbattibili per “spirito di ricerca del lavoro” (sic!). E volete sapere quali sono i più desiderosi di mettersi in proprio? Ma che domanda: sono i toscani. I marchigiani invece sono i più flessibili sui turni e orari. I friulani, ancora, sono i più flessibili a proposito di tipologie contrattuali…

E’ questo il succo di un articolo a firma Francesca Barbieri, postato sul sito del quotidiano di Confindustria.

E i giovani del Sud?  Per trovarne traccia bisogna arrivare alla classe della “disponibilità agli spostamenti”. I sardi sono quelli più pronti a partire. E sì, magari con la valigia di cartone tenuta chiusa con lo spago…

Viene da ridere, ma questi sono i risultati dei ranking (un po’ di inglese fa sempre effetto) regionali, elaborati per il Sole 24 ore dal centro studi Datagiovani. Diciamo che fanno ridere, per non dire che viene da piangere. Sì perché dal mix delle sei classifiche emerge una graduatoria complessiva che “rispecchia la frattura tra Nord e Sud del Paese”. Ma no! Ma davvero davvero??

Agli ultimi posti della classifica sapete chi c’è? Ma che domanda? Ci sono Campania, Basilicata, Puglia e Sicilia. Qui i giovani perdono nel confronto con quelli delle altre regioni per “spirito di ricerca di lavoro”. Evidentemente preferiscono la bella vita, sempre in giro sui motorini, senza casco.

E invece?

Invece dal 2001 al 2013, avverte la Svimez, sono andati via dal Mezzogiorno quasi 500 mila giovani. Tanti da pronosticare un esodo dal Sud, nei prossimi 50 anni , di oltre 4 milioni di abitanti.

I dati sulla fuga dei cervelli dal Mezzogiorno lo confermano. Quelli forniti dall’Ipe (Istituto di programmazione educativa, una delle migliori business school italiane, con sede a Napoli e Bari) dicono che i laureati meridionali occupano posizioni manageriali nelle principali aziende anche multinazionali. Dicono che sono titolari o partner delle principali società di consulenza o studi professionali. Dicono che essi si distinguono per le qualificate ricerche soprattutto in campo tecnologico e biomedicale.

Ma stiamo ai numeri:

  1. Nel Sud i laureati aumentano: sono 50 mila nel 2000, 118 mila nel 2008, 150 mila nel 2013
  2. E ancora: aumentano i laureati in materie specialistiche: 3,8% nel 2000, 8,4% nel 2008, 10,3% nel 2013
  3. Il 64% degli studenti meridionali che si iscrive al centro nord rimane lì a lavorare (quelli con la media dei voti all’esame più alta e con il voto di laurea più alto)
  4. Nel 2010 18 mila laureati delle Università meridionali si sono trasferiti al Nord a lavorare (anche in questo caso i migliori: massimo dei voti, Erasmus, master)

Ancora. Sono le regioni del Sud, insieme al Lazio, a presentare tassi di natalità superiori alle altre regioni –  oltre il 10% –  nel 2010, anno in cui nascono 113 mila nuove imprese con dipendenti. Anzi il Sud e le Isole detengono, nel complesso, la percentuale più alta di imprese “high-growth” (4,1%). Il Nord-est e il Nord-ovest presentano i tassi di high-growth più bassi, inferiori alla media nazionale…”. Non lo dice il Sole 24 ore, ma l’Istat (http://www.istat.it/it/archivio/76749).

Morale della favola. I giovani talenti del Sud sono costretti a un esodo biblico. Il Mezzogiorno investe in risorse e capitali per la formazione dei suoi giovani. I migliori vanno al Nord (e all’estero), a contribuire allo sviluppo e alla ricchezza di quei territori. Un investimento ad alto rendimento, che il Sud non paga solo con le risorse impiegate nella formazione dei suoi figli ma anche con i capitali che si trasferiscono verso il Nord delle famiglie che ai nuovi emigranti con laurea e master devono garantire un sostegno – mentre sono al Nord – per un lungo periodo, prima per studiare e poi per stabilizzarsi professionalmente.

Per il Sole 24 ore i giovani “più flessibili e dinamici” – e perché no, più smart e più sexy – sono quelli che hanno le Università (e il lavoro) sotto casa. Quelli cioè che hanno la fortuna di nascere nelle Regioni del Nord.

Vien che ridere. Ma giusto per non piangere.

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