Succede al Nord. Gli schiavi di Bergamo: donne pagate in nero 50 centesimi all’ora

Dopo la scoperta, la scorsa estate, di 26 lavoratori irregolari operanti a domicilio per conto di un’azienda manifatturiera del Basso Sebino impegnata nel settore della lavorazione della gomma, i Finanzieri della Brigata di Sarnico, nell’ambito di attività di controllo economico del territorio a contrasto del «lavoro sommerso», hanno individuato un nuovo analogo caso. I militari, grazie al monitoraggio dei movimenti di merce sul territorio e attraverso appostamenti e pedinamenti, hanno sottoposto a controllo una ditta di Credaro, gestita da una cittadina extracomunitaria, di origini indiane.

Al momento dell’accesso, sono stati identificati i lavoratori presenti in azienda, intenti nell’esecuzione della cosiddetta «sbavatura di guarnizioni in gomma». A seguito dei riscontridocumentali per accertare il rispetto degli obblighi fiscali e contributivi, i lavoratori presenti sono risultati in regola. Grazie però agli elementi raccolti nella fase antecedente all’intervento ed analizzando i documenti rinvenuti nella sede dell’azienda, i Finanzieri hanno scoperto altre 9 persone che lavoravano per conto dell’azienda totalmente in nero, a domicilio presso le rispettive abitazioni di Adrara San Rocco, Villongo e Castelli Calepio.

Dalle attività ispettive è emerso che i lavoratori (tra questi otto donne tutte extracomunitarie di nazionalità indiana, ad eccezione di un’italiana) venivano pagati in base al numero di pezzi lavorati e, pur lavorando alacremente, arrivavano a guadagnare un massimo di 250 euro al mese. In alcuni casi la paga è risultata di un euro per 1000 pezzi lavorati (e considerato che per eseguire la lavorazione di 1000 pezzi potevano essere necessarie anche due ore, il guadagno di fatto era di 0,50 centesimi di euro all’ora) Nei confronti dell’azienda sono state irrogate sanzioni per complessivi 27 mila euro, con obbligo di regolarizzare i lavoratori per l’intero periodo di lavoro prestato “in nero” e pagamento dei relativi contributi evasi.

Vai a TOP