Storie del Sud. Riapre la prima libreria italiana a New York: è stata fondata da un siciliano

libreria italiana a new yorkdi SIMONA D’ALBORA

La prima libreria italiana in America, fondata dal siciliano Sante Fortunato Vanni nel 1884, tra pochi giorni riaprirà a Greenwich Village. Una bella notizia, dal 2004 la crisi aveva costretto le ultime proprietarie, Olga ed Isa Ragusa,  ad abbassare le serrande dopo 30 anni della loro gestione e una piccola parentesi come centro culturale grazie all’associazione Primo Levi. La storia di Vanni parte da molto lontano, da un paesino siciliano, Caltagirone, famoso soprattutto per le ceramiche ed è proprio quel paesino che Sante Fortunato lascia per andare a cercare fortuna in America.

A  lui si rivolgono gli immigrati che non sanno scrivere e che vogliono comunicare con i parenti lasciati in Italia.  Così Sante Fortunato inizia la sua attività che presto si trasforma in una stamperia libreria al 548 West Broadway, che non dista molto da Little Italy. In quel negozio si comprano classici italiani, manuali d’inglese, dizionari (anche un vocabolario siciliano-italiano) cartoline, riviste, manuali tecnici, calendari, biglietti da visita, santini e materiale religioso. Sono gli anni del boom dell’immigrazione, e Vanni non dimentica, non solo perché nel suo locale raccoglie e racconta la storia di quella disperazione che si trasforma in voglia di cercare fortuna, ma anche perché proprio la libreria si trasforma in un luogo di incontro per gli immigrati stessi. Nel 1931 la libreria cambia anche gestione, è Andrea Ragusa consulente editoriale appena arrivato dall’Italia a  prenderne le redini e a trasferirla a Bleeker Street e poi sulla dodicesima. Ragusa è il direttore generale  della Fratelli Treves ed è giunto in America con l’intenzione di vendere la Treccani in Usa. Sono gli anni in cui la sua stamperia pubblica libri in inglese di argomenti italiani e la libreria si trasforma anche centro culturale. Nel 1974 subentrano le figlie di Ragusa che per trent’anni terranno in piedi l’attività del padre, fino al 2004 quando anche l’associazione Primo Levi cerca di frenarne il declino.

E adesso i locali sulla dodicesima riapriranno per qualche mese come libreria “pop up” e centro culturale sotto gli auspici del Centro Primo Levi. “L’obiettivo – spiega Alessandro Cassin, direttore editoriale del Centro e figlio di quell’Eugenio Cassin che, con la piccola casa editrice Orion Press a Londra, pubblicò la prima edizione in inglese di “Se questo è un uomo” nel 1959,-  è puntare i riflettori sulla storia dell’ebraismo italiano in America, ma anche resuscitare un mito”.

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