Storie di imprese. La Menarini, da Napoli a 140 Paesi nel mondo

Lunga la storia della casa farmaceutica italiana che inizia nel 1886 quando il bolognese Archimede Menarini
apre, nel centro di Napoli, in via Calabritto, la “Farmacia Internazionale”. Un nome profetico. Menarini inizia anche a realizzare dei preparati per altri farmacisti e, visto il successo, per produrre i due farmaci di maggiore vendibilità all’epoca -, un ricostituente ed un preparato contro i disturbi digestivi -, decide di aprire, nel 1915, uno stabilimento a Firenze, nella stessa sede dove è tutt’ora la casa madre del gruppo. Ma la svolta
imprenditoriale avviene proprio a Firenze, un’ottantina d’anni dopo la fondazione, nel 1964. Gli eredi del farmacista Menarini assumono
un giovane ragioniere, preparato ed intraprendente, a cui affidano la direzione generale. Alberto Aleotti si rende conto di un limite della
legislazione italiana e si batte per avere la possibilità di registrare brevetti in campo farmaceutico, opportunità non contemplata nel nostro Paese fino al 1978. Da allora Aleotti ha portato l’azienda ad essere un colosso internazionale, modificando la cultura di settore ed aprendo la strada alla sperimentazione e produzione di medicinali in Italia. Dal 2009 Lucia ed Alberto Giovanni Aleotti sono alla guida di Menarini che è oggi presente in
140 paesi nel mondo con 16 stabilimenti produttivi attivi e 6 centri di ricerca a Pomezia, Pisa, Bologna, Firenze e all’estero, a Berlino
e Barcellona. Il gruppo Menarini ha chiuso il 2019 con ricavi pari a 3,8 miliardi di euro, ed un Ebitda da 492 milioni di euro. Una
crescita del 3,2% rispetto l’anno precedente, trainata soprattutto dal mercato estero che rappresenta il 77% del fatturato totale.

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