Di Mario Romano

Il cuore, quest’organo che a volte ci indica il tragitto da percorrere, a me indicò la strada che porta alla terra di Germania, in un paesino situato all’estremo sud di quella nazione, sulla sponda destra del fiume Reno che, in quel tratto, funge da frontiera con la Svizzera sulla sponda opposta. Il paese si chiama Schwoerstadt, letteralmente “città del giuramento, la cui pronuncia non è proprio agevole, specie agli stranieri di lingue latine. Appresi le prime nozioni tedesche dalla mia Maria, già da qualche anno in quella terra e che era l’interprete per le lavoratrici italiane nella sua fabbrica. Cominciai a lavorare nel campo della grafica pubblicitaria e nel contempo a studiare il tedesco da autodidatta, su un libro che si chiamava”il poliglotta”. Mi scoprii portato per le lingue e, presto diventai autonomo e casa nostra, piano piano cominciò a diventare un punto di riferimento per la comunità italiana del paese e non solo. Presto cominciai anche a dare lezioni sia di pittura che di tedesco. Nel tempo diventai sempre più conosciuto anche presso Enti come: Comuni, datori di lavoro, polizia, avvocati ecc. Il parroco del paese, Franz Hug, che conoscevo soltanto attraverso la Messa domenicale, avendo certamente sentito parlare di me, mi fece chiamare. Andai alla canonica e fui accolto con grande gentilezza. Il prete Hug era un grande ammiratore dell’Italia, quella storico-culturale come quella delle arti e delle meraviglie naturali e amante e ammiratore del nostro capolavoro dantesco che parlava abbastanza bene. Quest’atteggiamento nei confronti dell’Italia era anche un comportamento tipico di persone di cultura e sensibilità elevate e per me, era sempre un momento di grande gratificazione. Ogni tanto ci intrattenevamo, al termine della Messa domenicale, a parlare del più e del meno e lui, puntualmente testava il suo italiano. Un giorno mi disse di passare per casa sua, andai e mi propose il suo progetto in occasione dell’imminente festività del Corpus Domini. La sua intenzione era quella di rendere partecipe all’evento religioso, anche la Comunità di stranieri cristiani residenti nel paese, pregandomi di invitarli. Trovai bellissimo questa idea e cominciai presto con le mie consultazioni, prima presso la nostra Comunità e poi presso spagnoli, portoghesi e jugoslavi che sapevo di fede cattolica. Ma Pfarrer (prete) Hug, volle fare di più, poco prima della festa, mi fece ascoltare una bellissima preghiera in tedesco, da leggere sull’Altere al termine della cerimonia. Mi pregò di tradurla in italiano e, al momento della lettura, lui volle leggere nella nostra lingua ed io, a conclusione del tutto, in tedesco. Alla processione, formata prevalentemente da tedeschi, c’era anche una buona presenza di stranieri. Un bel premio per il lungimirante sacerdote che, con questo gesto che troviamo ancora oggi di grande attualità. Quando arrivò il mio turno di lettura, dopo un respiro profondo, causato dalla emozione di parlare davanti ad una grande platea, cominciai la mia lettura che è anche la chiusura di questa indimenticabile esperienza. In conclusione, i contenuti di quella lettera vertevano sull’accoglienza, la comprensione verso lo straniero, la disponibilità verso il bisognoso e tanto altro, temi, in un mondo sempre in cammino e dunque sempre attualissimi. Di quel giorno, non dimenticherò le tante persone che, sul sagrato, al termine della bellissima cerimonia religiosa, si vollero congratulare con me per la lettura ed io, ringraziando, indicavo don Hug, ideatore di questo bellissimo gesto, capace sempre di guardare molto lontano.

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