CHE SUD CHE FA / Se piazza Sintagma diventa un simbolo anche per il Mezzogiorno

“La decisione del governo greco di indire un referendum sul piano di salvataggio è stata avventata e forse è irresponsabile. Tuttavia, apre una questione di legittimità politica della governance economica europea. E può essere l’occasione per far risorgere l’Europa. O per affondarla definitivamente”.

Bisogna convenire che non abbiamo potuto leggere valutazione più centrata circa il braccio di ferro che si sta consumando alla estrema periferia meridionale di Eurolandia. Una partita che scadrà domenica sera, con i risultati del referendum. Ma tante cose sono diventate più chiare – più esplicite – in questi giorni, e tocca ragionarci. Perché quello che si sta verificando a Sud dell’Europa potrebbe riguardare anche il Sud d’Italia. La storia è come un fiume che a volte procede lento nel suo letto, altre volte prende a correre verso un salto. La sensazione è che stiamo in una di queste strette che spingono l’acqua ad andare più veloce verso le rapide…

RINVIO A GIUDIZIO

E’ difficile, sommamente difficile, non immaginare che dietro l’azzardo di Tsipras non ci sia una nemesi storica che ribalta il percorso costruito negli anni Novanta di un’Europa a trazione franco-tedesca. Un progetto che ha teso a rifondare i confini mitteleuropei dell’era asburgica: una forte e riunificata Germania come locomotore, con le economie balcaniche a rimorchio. Da lì poi è partita una marcia verso l’annessione alla moneta unica, pretesa e ottenuta dietro la sorda minaccia di tempeste finanziarie e spread. L’azzardo di Tsipras quindi non può che rivestire, sul piano simbolico, il significato di una “rivolta camusiana” contro una occupazione militare condotta – dalla Troika, dall’eurogruppo – con  altre forme: i diktat (ultima la Merkel: vi aiutiamo solo se votate sì al referendum), i fiscal compact, il pareggio di bilancio introdotto d’ufficio nelle Costituzioni degli Stati nazionali.

SALAMINA DUEMILA

Di contro la narrazione propone l’epica di un irriducibile popolo – il popolo di Piazza Sintagma – che si oppone come Davide a Golia, o come in una moderna battaglia di Salamina poche navi elleniche contro un’intera armata navale dei Persiani (o Prussiani?).

Ma al di là di ogni figura retorica, il convincimento è che sia venuto in emersione il peccato originale della UE dell’euro. Una riunificazione a tappe forzate che si è dimostrata un artificio perché partito dalla coda (lo strumento monetario) e non dalla testa (l’unione politica).

La piccola Grecia che solleva il vessillo della dignità e della libertà dei popoli ci è molto più simpatica dell’Europa delle foto di gruppo e delle pacche sulle spalle e dei sorrisi di circostanza, dei Fondi europei che sembrano un marchingegno fatto apposta per non essere spesi, la labirintica costruzione ad arte dell’Europa burocratica, che fa della virtuosità dei bilanci la foglia di fico della proditorietà e della tracotanza.

PRIMA DELL’ANGOLO

Dietro l’angolo del referendum greco non ci è dato sapere cosa apparirà. Ma se già oggi, se alla domanda volete dire si o no al piano di salvataggio della Ue, i “partner” europei non trovano di meglio che ipotizzare l’abbandono a se stesso di uno dei suoi Paesi membri, non è bello lo spettacolo a cui si assiste “prima dell’angolo”: quello di una Europa che si chiude nei suoi confini continentali; che alza muri contro l’immigrazione sia sul confine serbo-ungherese che su quello italo-francese; che ha un volto a Bruxelles e a Berlino e un altro tutto diverso a Lampedusa e Atene.

Ma giunge il momento prima o poi di misurarsi con la paura e con le rapide. Arriva il momento di “non avere paura di avere paura”. Di battersi per vivere, non per sopravvivere tirando alla men peggio con sempre nuovi compiti a casa. Sapendo che noi essere umani attribuiamo di solito le nostre nozioni del noto ad ogni idea di ignoto. “La civiltà – spiega Pessoa – consiste nel dare a qualcosa un nome che non è il suo, e poi sognare il risultato. E in verità il nome falso e il sogno vero creano una nuova realtà. L’oggetto diventa veramente altro, perché noi lo abbiamo reso altro…”.

La piccola Grecia esprime, al di là e al di sopra di tutto, il tentativo eroico di venir fuori dalla strada stretta degli Stati Uniti d’Europa fatti coi colpi di mano, disponendo del sangue e del sudore dei popoli. Eroico e persino romantico tentativo di rimettere sui piedi i principi e gli ideali e i valori contro lo spettacolo di un’Europa devitalizzata e ridotta a miserabile controfigura degli Stati Uniti d’America. Esprime probabilmente – se è giunta l’ora di prendere certe misure – l’opportunità di avere due Unioni europee, una delle regioni del Nord e una mediterranea, ognuna con propria moneta?

Claudio D'Aquino, napoletano, giornalista e comunicatore di impresa [ View all posts ]

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