Scandalo scuola, così ai ragazzi del Sud viene rubato “un anno” di istruzione

Scandalo scuola, così ai ragazzi del Sud viene rubato “un anno” di istruzione

I dati che seguono sono tratti dalle statistiche ufficiali del ministero dell’Istruzione. E quindi sono a prova di fake news. Raccontano un gap  fra le due Italie enorme e incostituzionale: In Calabria solo il 28,5% delle classi garantisce 40 ore settimanali, e la situazione è peggiore in Campania (22,3%), Puglia (18,7%), Molise (12%), Sicilia (11,6%). Alla fine dei 5 anni di elementari è come se gli alunni del Nord fossero rimasti in classe un anno in più. Gli orari, infatti, si sviluppano dal minimo di 24 ore settimanali a un massimo di 30, anche se la media è di 27 ore. Il 33,6% delle classi elementari, infatti, svolge 27 ore di lezione settimanali. Solo quando si arriva a 40 ore settimanali si può davvero parlare di tempo pieno.

Che ci siano meno docenti e meno risorse al Sud è un dato di fatto: nelle scuole del Nord ogni professore in media insegna a 10 studenti; al Sud, invece, per ogni docente ci sono 13,5 alunni.

Al Sud le scuole pubbliche – di ogni grado e livello – sono 2.528, il personale docente è pari a 231.051: in sostanza, in ogni istituto scolastico, mediamente, sono impiegati 91 insegnanti. Al Nord, invece, le scuole sono 3.266 e i professori 356.100: risultato, in ogni istituto lavorano circa 109 docenti.

Non solo: le classi sono più sovraffollate in Puglia, Campania e Calabria rispetto a Piemonte, Lombardia o Liguria. Infatti, mentre al Nord per 3.646.003 alunni ci sono 200.828 classi (poco più di 18 studenti per classe), al Sud per i 3.121.930 ragazzi ci sono 112.214 classi (il rapporto è di 27,8 alunni per classe). Quindi al Sud ogni docente deve seguire contemporaneamente circa 10 studenti in più rispetto a quanto accade in una classe media del Nord.

Nel 2019, la Lombardia per il diritto allo studio dei suoi ragazzi, ha speso 420 milioni di euro, la Puglia – sfavorita, come tutte le Regioni del Sud, da minori trasferimenti statali e da una ripartizione iniqua del fondo nazionale, basato ancora sulla spesa storica – appena 32 milioni.

Il 39,4% dei docenti con cattedra fissa lavora in scuole del Nord, mentre al Sud la fetta è solo del 28,6%. In soldoni: nel Mezzogiorno ci sono più precari. Anche negli asili nido il tempo prolungato è una chimera. Non potrebbe essere diversamente vista la differenza di fondi: la Campania può destinare solo 8 milioni agli asili nido, mentre l’Emilia Romagna ne stanzia 15, la Lombardia quasi 37, quasi cinque volte la Campania. Situazione nera anche in Puglia: la Regione per gli asili spende 11 milioni, per cui oggi nella regione ci sono ancora Comuni senza asili nido, né servizi per la prima infanzia. Con 14,5 posti ogni 100 bimbi, la Puglia è terz’ultima in Italia, fanno peggio altre due regioni del Sud: Calabria e Sicilia. La media nazionale, invece, è di 24 posti ogni 100 bimbi. Lontanissimo l’obiettivo Ue che sancisce che ogni Stato garantisca asili nido o servizi per la prima infanzia ad almeno il 33% dei bimbi sotto i 3 anni.

Share this post