IL rendering dell'impianto di compostaggio a Scampia

I Cittadini Campani per un Piano Alternativo dei Rifiuti a proposito della dichiarazione, da parte dell’amministrazione comunale di Napoli, dell’emanazione di un bando europeo per la realizzazione di tre impianti di compostaggio premettono:

La nostra posizione sulla gestione dell’umido in Campania è ben nota.
– Siamo sottoscrittori della Legge di Iniziativa Popolare ” Rifiuti Zero ” sostenuta da Zero Waste Italia e zero Waste Europa.

– Siamo rispettosi delle Direttive Europee e della convenzione di Aarhus.
– La Legge di Iniziativa Popolare ” Rifiuti Zero ” redatta per una gestione virtuosa ed unitaria del ciclo dei rifiuti solidi urbani in Italia, in discussione da ora alla camera, fornisce finalmente la possibilità di mettere ordine in un settore caratterizzato da una  complessa sovrabbondanza normativa, nelle cui maglie spesso si innestano comportamenti criminosi, ponendosi al contempo l’obiettivo di eliminare il ricorso ad inceneritori e discariche.

Offre l’opportunità, con un confronto democratico, di sviluppare un ciclo virtuoso dei rifiuti, più salutare per l’ambiente e per l’economia della cittadinanza tutta.
Comunicano inoltre quanto segue sull’iniziativa del Comune di Napoli relativa ad un impianto di trattamento della frazione organica (umido) a Scampia:

– la Regione Campania ed in particolare l’area metropolitana di Napoli sono carenti di impianti di compostaggio, fondamentali per garantire un incremento della raccolta differenziata e l’abbattimento dei costi, non trascurando ripercussioni positive sull’occupazione.

– chiediamo il rispetto delle ” pratiche compensative ” finalizzate al ristoro delle comunità alle quali viene chiesto di mettere a disposizione il territorio sul quale insistono gli impianti. Per il bene della collettività, qualunque sia “l’invasività “,  anche quella virtuosa, che non comporti rischi in ambito sanitario, i ristori ambientali sono imprescindibili.

Il risparmio ventilato dall’amministrazione comunale (si scrive, ed è vero, che rispetto al trasferimento fuori regione della frazione umida del rifiuto pari 140€ a tonnellata, ci sarà un risparmio per le casse del Comune pari a 40 € a tonnellata) può fornire la possibilità di ristori ambientali, significativi per i territori delle comunità coinvolte.

– nelle dichiarazioni dell’amministrazione comunale é prevista la riqualificazione urbana di Scampia, l’apertura dello svincolo della strada comunale dell’Asse perimetrale di Melito-Scampia da anni interdetto, al fine di evitare il traffico di automezzi sia durante la costruzione dell’impianto sia nella fase successiva della gestione e una nuova e qualificata “sistemazione” del campo rom insistente sull’area.

Sarebbe bene che il Comune, competente sul tratto di strada suindicata, inizi da tali dichiarazioni, per corroborare la bontà del progetto.

– evidenziamo positivamente la scelta di non bruciare in loco il gas prodotto, ma di produrre biometano (biogas raffinato, paragonabile al metano utilizzato in città) da stoccare e destinare all’autotrazione, riducendo significativamente la quota di emissione di CO2. Questa scelta, forse al momento unica in Italia, anticipa quanto esposto dalla L.I.P. Rifiuti Zero, in quanto si rinuncia agli incentivi sulla combustione da biomasse.

– Riteniamo che la gestione dei rifiuti in Campania, finora affidata ad aziende che hanno dimostrato poca affidabilità tecnica ed  etica,  possa essere affidata anche ad aziende non tradizionalmente collegate a tale esercizio, come nuova formula sperimentale, sempre sotto un costante controllo pubblico. I fallimenti pregressi nella gestione rifiuti,  non incoraggiano ad affidare a ” specialisti ” che pare siano ” specializzati ” in ben altre pratiche.

L’emergenza rifiuti vissuta dalla Campania, con la compiacenza delle precedenti e attuali amministrazioni regionali e gestioni commissariali, ci fa guardare con possibilismo all’apertura e all’ingresso di aziende di servizio appartenenti a realtà diverse da quelle tradizionali. L’esperienza ci ha insegnato a diffidare della maggior parte dei gestori ambientali iscritti all’albo nazionale, in quanto gran parte di queste aziende hanno avuto trascorsi, chi più chi meno, di avventure giudiziarie o di diseconomia o di cambi di ragione sociale. Alcune sono ovviamente affidabili, ma un po’ di sana concorrenza, configurabile con la presenza di chi è nuovo di questo settore, può essere salutare.

– Ricordiamo che la cronica carenza di impianti di compostaggio dediti allo smaltimento della frazione umida  ha generato diseconomie enormi. Gli impianti di compostaggio previsti dal Piano Regionale Rifiuti ancora non sono stati ancora messi in esercizio né addirittura consegnati , grazie all’insipienza, all’indifferenza o agli interessi occulti, mostrati anche da questa giunta regionale, come dalle precedenti. Non facciamo sconti a nessuno.

Da recenti analisi tale carenza ha causato un esborso annuale multimilionario per i contribuenti ed un arricchimento per le aziende di trasporto e smaltimento dell’umido, nonché lo scempio dei nostri territori.

– Chiediamo, da anni la realizzazione di impianti di compostaggio per due ordini di motivi:

il primo deriva dal principio dell’autosufficienza, ossia dalla  necessità che lo smaltimento dell’umido avvenga quanto più vicino possibile alla zona di produzione, per evitare inutili  consumi di suolo, soprattutto delle aree agricole, nello specifico quelle ancora presenti nell’area metropolitana di Napoli, nonché l’insorgenza di altre fonti di inquinamento dovute al trasporto con conseguente lievitazione di costi. Il secondo perché sia finalmente prodotto del compost di qualità, e non solo del digestato, per combattere il rischio desertificazione dei nostri terreni che necessitano di fertilizzante organico e naturale, ancor più se ricadono in aree fortemente antropizzate.

– invitiamo pertanto il Comune a procedere con la programmazione ai fini dell’estensione del progetto ad altre aree della città ma nello stesso tempo sollecitiamo iniziative tese a favorire l’autocompostaggio, ossia il compostaggio domestico, come principale strumento di buone pratiche in materia di scarti.

– Per ciò che attiene, la giusta richiesta di un coinvolgimento della popolazione residente, di partecipare alle scelte dell’amministrazione, noi siamo sempre stati dell’opinione che nessuna scelta riguardante le comunità debba essere presa senza la partecipazione attiva dei cittadini coinvolti, al fine di garantire la trasparenza delle informazioni e la riuscita del progetto e non possiamo non constatare, si può dire fino ad ieri, la mancata trasparenza del Comune su tale progetto, seppure condivisibile per la sua utilità.

Ma allo stesso tempo, rimarchiamo che il progetto per l’impianto di compostaggio a Scampia vede Gesco in prima linea come soggetto ideatore e proponente. La proposta è stata riconosciuta dall’amministrazione comunale di pubblica utilità e su questa base sarà indetto dal Comune un bando di gara europeo nei prossimi mesi. Da qui forse la necessità di mantenere una maggiore prudenza nell’ambito della comunicazione.

http://www.gescosociale.it/portal/comunicazione/news/1199-impianto-di-compostaggio-si-faccia-il-comitato-di-controllo-e-si-interpellino-i-cittadini.html

– ricordiamo che spesso il giudizio sulle iniziative annunziate è sempre sulle intenzioni, mentre la nostra impostazione è quella, classica, di valutare i progetti. Attendiamo per un giudizio definitivo, quindi, di poter valutare i fatti e condanniamo ogni forma di strumentalizzazione o disinformazione, tesa a vantaggi personali, soprattutto in piena campagna elettorale.