Il sito Phica, noto per ospitare contenuti sessisti e richieste economiche legate alla rimozione di foto non consensuali, è sotto i riflettori dopo che il quotidiano Domani ha svelato l’identità del presunto amministratore.
Secondo l’inchiesta firmata da Stefano Vergine, l’uomo dietro il forum si chiamerebbe Vittorio Vitiello, 45 anni, nato a Pompei e residente a Firenze. Vitiello risulterebbe anche titolare della Lupotto Srl, società italiana che si occupa ufficialmente di campagne pubblicitarie sui social tramite influencer.
“Bossmiao” e “Phicamaster”: pseudonimi dietro le richieste economiche
L’esperto di cyberintelligence Alex Orlowsky, che ha analizzato le attività del sito, ha ricondotto le richieste economiche fatte alle vittime — per la rimozione dei contenuti — a un uomo con lo stesso nome e data di nascita di Vitiello. Queste richieste venivano inviate tramite gli alias “Bossmiao” e “Phicamaster”.
Le vittime, spesso donne presenti su piattaforme come OnlyFans, hanno ricevuto offerte “a pagamento” per la cancellazione di post e thread. I “pacchetti” variavano da 250 a 1.000 euro, con promesse di rimozione di link, blacklisting e monitoraggio continuo di nuovi contenuti legati ai loro nomi.
Il sito si difende: “Non c’è estorsione”
Dopo la rimozione dei contenuti da Phica, avvenuta il 28 agosto, sulla homepage è comparso un messaggio che annuncia:
“Tutte le discussioni sono rimosse e a disposizione delle autorità competenti in caso di denuncia, con log e informazioni”.
A ciò si aggiunge un post difensivo pubblicato il 2 settembre, in cui l’amministratore respinge le accuse di estorsione, sostenendo che si trattasse di un servizio a pagamento facoltativo, paragonato alla “consegna a domicilio” di una pizza.
Il caso OnlyFans: la cronologia dei fatti
Nel lungo post pubblicato dall’admin, viene raccontata la conversazione avuta con una ragazza iscritta a OnlyFans che chiede la rimozione di messaggi a lei riferiti. Dopo una prima cancellazione gratuita, l’admin rifiuta ulteriori rimozioni gratuite, sostenendo che:
“Una discussione senza immagini o video non viola il copyright. Rimuoverla sarebbe censura.”
Parte così la proposta commerciale:
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700 euro per 30 giorni di “protezione”
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Sconti fino a 300 euro
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Richiesta di documento d’identità e modulo di rimozione
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Pagamento via PayPal o in criptovalute
La ragazza chiede ulteriori garanzie e sconti, mentre l’amministratore insiste con “pacchetti” aggiuntivi da 250 euro per ottenere il blocco dei thread e il monitoraggio costante.
“Il sito è legale, non morale”
Il confronto tra la vittima e l’amministratore degenera. Lei minaccia denunce, lui ribadisce la liceità del sito, rivendicando una collaborazione con la Polizia Postale dal 2005.
La conclusione del post è esplicita:
“Il lavoro è una cosa, la morale un’altra. Il sito è legale, non è morale.”
Le indagini in corso
Nel frattempo, la Polizia Postale sta indagando anche per l’ipotesi di estorsione, e l’attenzione sul caso resta alta. Le mail pubblicate sul sito sono state indirizzate alle forze dell’ordine e per richieste di rimozione, mentre la presenza di pop-up pornografici ancora attivi sulla homepage continua ad alimentare le polemiche.