San Procopio, un’altra processione con l’inchino? Il sindaco attacca la stampa

Oppido la processione sotto la casa del bossIl sindaco di San Procopio, Eduardo Lamberti Castronuovo, ha convocato per martedì prossimo “un Consiglio comunale aperto – e’ detto in un comunicato dell’ente – su richiesta di molti cittadini che si sono sentiti gravemente offesi per essere stati tacciati di mafiosita’ a proposito di un presunto ‘inchino’ davanti la casa di un boss durante la processione di domenica scorsa per la festa patronale”. La nota del Comune di San Procopio e’ da mettere in relazione ad un articolo pubblicato oggi dal Quotidiano del Sud (Quotidiano della Calabria). “L’inchino di cui parla il giornale – si aggiunge nella nota – in realta’ non c’e’ mai stato, come risulta dagli atti ufficiali trasmessi dal comandante della stazione dei carabinieri che ha seguito insieme al sindaco ed al parroco tutta la processione dall’inizio alla fine”. 

 “Tutto si e’ svolto serenamente, senza ‘inchini’ ne’ ‘soste’ ad omaggio di chicchessia”. Lo scrive il sindaco di San Procopio Eduardo Lamberti Castronuovo in una lettera inviata, tra gli altri, al Prefetto, al comandante provinciale dei carabinieri, al Questore ed ai vescovi di Oppido e Reggio Calabria in merito alla processione svoltasi nel suo paese l’8 luglio scorso. “Proprio perche’ i fatti di Oppido avevano destato un clamore mediatico da ‘strage di Capaci’ – prosegue – in qualita’ di sindaco avevo chiesto al comandante della stazione carabinieri se ci fossero state controindicazioni o indicazioni dell’Arma per il sereno e legale svolgimento della processione. La risposta e’ stata chiara ed inequivocabile con la presenza, dall’inizio alla fine, del comandante e del brigadiere al mio fianco. Nessun rilievo e’ stato fatto. Ne’ prima e ne’ dopo”. “La processione, che attraversa tutte le strade del paese – prosegue – si e’ fermata nei soliti posti per dare respiro ai portatori. In verita’ ha allungato il tragitto per giungere alla casa di riposo di recente istituzione dove sono ospiti anziani, peraltro non di San Procopio. Gli oboli vengono raccolti da ragazzini di 10 anni che si alternano nel portare un sacchetto per le offerte dieci metri avanti la processione e, naturalmente, non sono in grado di richiedere il certificato penale a chi fa ascendere al cielo preghiere per i defunti, siano essi mafiosi o non, accompagnandole con qualche moneta. San Procopio, purtroppo, e’ residenza di persone che hanno avuto problemi di giustizia ma anche di militari dell’Arma che hanno dato la vita per lo Stato. Vedi il caso del brigadiere Fava”. Questi fu ucciso insieme al collega Garofalo il 18 gennaio 1994, sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria. “San Procopio – scrive ancora il sindaco – sta risalendo la china e si inchina solo di fronte alla religione ed alle leggi dello Stato, non davanti alla mafia che aborrisce e combatte con i mezzi della cultura”. Alla lettera, riferisce inoltre il sindaco, “si associa incondizionatamente il parroco don Domenico Zurzolo che aveva gia’ relazionato al suo vescovo sul normale svolgimento della processione, nonche’ il vice sindaco ed il Consiglio comunale tutto”. Il sindaco ha anche allegato una lettera, scritta all’indomani della processione, al comandante provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria, col. Lorenzo Falferi. “La costante, discreta ed autorevole presenza per tutto il tempo della processione, del comandante coadiuvato dal brigadiere – scrive Lamberti Castronuovo – ha contribuito a conferire all’evento religioso quel tono di austerita’ e di presenza dello Stato che sono necessari per l’affermazione della legalita’ tra un popolo laborioso ed incline al rispetto della legge”. 

Il Comitato di redazione del Quotidiano, in una nota, esprime “viva preoccupazione per l’iniziativa del sindaco di San Procopio, Eduardo Lamberti Castronuovo, di mobilitare un intero paese contro un giornalista per aver scritto delle notizie che lo stesso Castronuovo ritiene false”. “Al di la’ del merito – aggiunge il Cdr – quello che ci preoccupa e’ il metodo. E’ davvero pericoloso aizzare un intero paese contro una persona. Siamo molto meravigliati di questo comportamento di Castronuovo, che conosciamo come persona perbene e che riveste, oltre alla carica di sindaco, anche quella di assessore alla Legalita’ della Provincia di Reggio Calabria. Castronuovo e’ anche un editore e dovrebbe, quindi, conoscere i meccanismi che portano alla pubblicazione di una notizia. Un metodo civile e adeguato ad un uomo delle Istituzioni e dell’imprenditoria sarebbe stato quello di utilizzare i mezzi che la legge mette a disposizione di chi si sente diffamato o offeso. Il Quotidiano, ne siamo certi, ospiterebbe le argomentazioni di Castronuovo come e’ costume del nostro giornale, oltre che, in alcuni casi, anche un obbligo”. “Il comitato di redazione del Quotidiano – si afferma ancora nella nota – stigmatizza la spropositata reazione del sindaco di San Procopio, esprime la massima solidarieta’ nei confronti del giornalista Michele Inserra ed annuncia sin d’ora che si fara’ promotore di chiedere all’Ordine nazionale dei giornalisti, alla Fnsi e alla stessa Fieg di verificare e quindi sostenere la corretta azione professionale del nostro collega”. “Ci rivolgiamo, quindi, al Prefetto di Reggio Calabria, al Ministro dell’Interno e al Presidente della Repubblica – conclude il comunicato – affinche’ non sia consentito a nessuno di aizzare un’intera popolazione contro una persona, un giornalista che non ha fatto altro che pubblicare notizie di cui e’ venuto a conoscenza e che sono state confermate dal Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho”. 

“Siamo al fianco della Chiesa nella sua azione di contrasto contro ogni forma di potere illegale e nella sua denuncia costante alla mafia, come ribadito anche oggi da Papa Francesco. Riteniamo, però, che quanto dichiarato dal sindaco di San Procopio sia un attacco al diritto di libera informazione, un diritto costituzionalmente garantito”. Lo sostengono, in una nota, i segretari generali della Calabria e della provincia di Reggio della Cgil, Michele Gravano, Mimma Pacifici e Nino Costantino. “Esprimiamo solidarieta’ – aggiungono – al giornalista e alla redazione tutta del ‘Quotidiano della Calabria’. Non si puo’ demonizzare il lavoro di un professionista che ribadisce la sua onesta’ intellettuale su quanto riportato come fatto di cronaca. Nel caso specifico di San Procopio e di ‘un altro inchino’, riteniamo che il giornalista in questione abbia, per dovere di informazione e di cronaca, riportato un fatto sul quale la Procura ha aperto un’inchiesta. Non si puo’ tacciare il giornalista di non asserire la verita’, allorquando su questa ci sono accertamenti in corso da parte della magistratura. La giustizia e il garantismo non sono a senso unico”. “E seppure esistesse l’ipotesi del reato di diffamazione – concludono i dirigenti della Cgil – la sede appropriata non sarebbe la pubblica gogna ma quella di un Tribunale. Parlare di ‘giornalisti che accrescono l’odio sociale’ aumenta il clima di tensione e di conflitto che si e’ gia’ creato in questi giorni. Laddove l’informazione non e’ libera, non c’e’ democrazia!”.

Fonte: ANSA

 

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