Risse, pugno di ferro del governo

“Fra le norme del ‘decreto Sicurezza’ è stato approvato ieri sera anche il c.d. ‘Daspo antirisse’. Io credo fermamente che l’unico atteggiamento possibile di fronte alle risse, che spesso sfociano in fatti gravissimi, e persino alla morte, sia quello della ‘tolleranza zero’. Purtroppo ci sono tantissimi giovani che si trovano ad essere vittime incolpevoli di persone incivili e violente, persone che spesso sono già state denunciate e sono note alle forze dell’ordine”. Lo scrive su Facebook il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. “Persone che credono di poter sfogare violenza, rabbia e prevaricazione su chiunque e di poter calpestare il diritto di altre persone di divertirsi in maniera sana e pulita. La giustizia deve fare sempre il suo corso e le pene devono essere certe ma è necessario fare di tutto per prevenire questi episodi di violenza inaccettabile”, sottolinea il guardasigilli.

“Assieme al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese – che ringrazio – abbiamo elaborato un insieme di norme per dare più poteri al questore, anche sulla base della sola denuncia (ovviamente suffragata da elementi oggettivi). Tra questi, vi è il potere di vietare l’accesso ad un elenco di locali, da sei mesi a due anni: un vero e proprio Daspo per i violenti. In caso di violazione del Daspo, cioè per il solo fatto di violare il divieto di recarsi in uno dei locali indicati dal questore, si configura un reato con pena fino a 2 anni di reclusione e una multa da 8.000 a 20.000 euro”, prosegue Bonafede.

“Ovviamente, tutte queste misure si muovono parallelamente all’accertamento giudiziario dei fatti e alle conseguenze che già sono previste dalla legge. Inoltre, abbiamo stabilito un giro di vite per il reato di rissa (ex art. 588 c.p.) con inasprimento delle pene. Se da una rissa deriva la morte o lesioni personali, si rischia una pena fino a 6 anni di reclusione per il solo fatto di aver partecipato a quella rissa. Ripeto: tolleranza zero verso queste forme di prevaricazione inaccettabili, che in alcuni casi arrivano a costare la vita a vittime innocenti”, conclude.

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