La flessibilità portata a casa in Europa, anche se solo sulla carta, è una boccata d’ossigeno che “potrebbe valere 10 miliardi l’anno” tra cofinanziamenti e clausola degli investimenti. Quanto al debito pubblico – già nel mirino della Ue – “‘scenderà ma bisogna percorrere una strada nuova” anche se l’idea è di qualche tempo fa, quella di Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio, “gli euro union bond, cioè la mutualizzazione del debito”. Parla al Corriere della sera il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio. “Non chiederemo di alzare il 3%” conferma. Flessibilità “vuol dire che quando si calcola il deficit non viene considerata, o meglio viene considerata flessibile, una parte della spesa. Di fatto si allenta il patto di stabilità”. Spiega: “Può essere fatto per il cofinanziamento, cioè i soldi che l’Italia è obbligata a spendere per utilizzare i fondi europei. Parliamo di una cifra intorno ai 7 miliardi di euro l’anno. Ma c’è anche la clausola degli investimenti, che consentirebbe di lasciare fuori dal calcolo spese ad alto impatto sociale, come la messa in sicurezza delle scuole o del territorio. Parliamo di una somma intorno ai 3 miliardi di euro”.

Quanto al debito pubblico “‘scenderà ma bisogna percorrere una strada nuova. Che non è improvvisata o avventurosa come qualcuno dice. Se ne parla da tempo ma finora nessuno ha avuto coraggio di fare il primo passo’. (…) Quale sarebbe la proposta allora? “Quella di Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio, gli euro union bond, cioè la mutualizzazione del debito. Si crea un fondo federale europeo al quale ogni Stato conferisce un pezzo del proprio patrimonio immobiliare e non. Sono garanzie reali che possono essere utilizzate in parte per investimenti strutturali in parte per alleggerire il debito pubblico. A quel punto non faticheresti più a trovare 3 miliardi di euro l’anno dalle privatizzazioni ma taglieresti il debito del 25-30%’. Sta dicendo che le privatizzazioni e le dismissioni immobiliari non bastano? ‘Quel percorso va avanti comunque, uno Stato più leggero resta il nostro obiettivo. Ma con un debito pubblico sopra i 2 mila miliardi di euro c’è bisogno di una soluzione radicale. Oltre che di un ritorno alla crescita, che renderebbe tutto più facile’”.

Capitolo riforme. Sul Senato “la proposta mi sembra consolidata: avere una sola Camera elettiva con un’altra basata sulla rappresentanza di Regioni ed enti locali”. Sulla legge elettorale, Delrio indica una priorità: “capire chi ha vinto”. Poi si può discutere di tutto, anche delle preferenze, ma senza questo punto fermo, il resto “non è compatibile con il funzionamento moderno della democrazia. Sull’Italicum abbiamo raggiunto un equilibrio. Se poi arriva un contributo nuovo, come quello del Movimento 5 stelle, e tutti ci mettiamo d’accordo evviva. Ma non mi sembra questo il caso almeno per ora”. Infine la Giustizia: oggi in Cdm arrivano le linee guida. “Nessuna frenata, è lo stesso percorso che abbiamo scelto per la riforma della Pubblica amministrazione. Prima i principi, poi la consultazione pubblica e solo alla fine i testi veri e propri”. Esiste il partito delle toghe? “No, esiste una materia che per anni è stata condizionata dalle situazioni giudiziarie di politici di primissimo livello. Non c’erano le condizioni serene per fare una riforma, adesso sì”.