Rimosso dal Noe il Capitano Ultimo: a pensare male….

Il 4 agosto il colonnello Sergio De Caprio, a tutti noi noto con lo pseudonimo di capitano Ultimo, è stato rimosso dal comando operativo del Noe. A partire da metà agosto il militare dell’Arma non svolgerà più funzioni di polizia giudiziaria, manterrà il grado di vicecomandante del Noe, ma senza compiti investigativi. In parole semplici significa che non avrà più la guida attiva dei suoi duecento uomini del Noe, addestrati a perseguire reati ambientali, ma anche crimini quali tangenti, abusi, traffici di denari e di influenze. A pensar male degli altri si fa peccato ma spesso si indovina era solito dire il Cardinal Mazzarino. Probabilmente sarà un caso, ma solo un mese prima un noto quotidiano aveva pubblicato l’intercettazione tra il vice comandante generale della Guardia di Finanza e il premier Renzi nell’ambito dell’inchiesta di Napoli sulla Cpl Concordia, condotta proprio dal Noe allora diretto da De Caprio.

Il colonnello in breve tempo ha trasformato i Nuclei operativi ecologici a sua immagine e somiglianza, macinando indagini, rivelazioni e facendo cadere nella sua rete nomi altisonanti: l’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito, Giuseppe Orsi, l’amministratore delegato di Finmeccanica, Luigi Bisignani discusso finanziere, Alfonso Papa, deputato Pdl. Le sue ultime indagini riguardavano il tesoro di Massimo Ciancimino seguito fino in Romania. Quelle su una banda di narcotrafficanti a Pescara, su Roberto Maroni, presidente della Regione Lombardia, accusato di abuso di ufficio per aver fatto assumere due sue collaboratrici grazie a un concorso appositamente truccato e , infine, quella sulla Cpl Concordia, ricca cooperativa rossa che incassava appalti in mezza Italia, distribuiva consulenze fittizie.

Appartengono a queste indagini due intercettazioni importantissime: quella tra Renzi e il generale della Gdf Adinolfi, nella quale l’allora soltanto leader del Pd svelava l’intenzione di fare le scarpe a Enrico Letta per spodestarlo da Palazzo Chigi e quella relativa a un pranzo tra lo stesso Adinolfi, Nardella (allora vicesindaco di Firenze), Maurizio Casasco (presidente dei medici sportivi) e Vincenzo Fortunato (il superburocrate già capo di gabinetto del ministero dell’economia) in cui si faceva riferimento a ricatti attorno al presidente Napolitano per i presunti “altarini” del figlio Giulio. Non c’è dubbio che siamo di fronte ad un ottimo investigatore che senza dubbio opera bene e nell’interesse pubblico. Fatto sta che viene degradato a mansioni non operative, mentre chi opera per gli interessi delle “lobbie” politiche, della corruzione e del malaffare spesso viene premiato.

Si deve mantenere il potere costituito e di contro si fa qualche riformina per dare piccoli contentini al popolo. In fondo è sempre stato così e forse sempre così sarà. Oggi si lavora molto con la comunicazione che confonde spesso le idee al popolo che non ha più riferimenti stabili. Uomini che stanno nel cuore delle più clamorose inchieste quando toccano i “fili scoperti” restano spesso fulminati. Noi ci indigniamo di fronte a chi non ha il senso del dovere e del rispetto per i valori fondanti della nostra Repubblica e poi stiamo zitti per casi simili. Io sto con il colonnello Ultimo!

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