“Alla faccia dei gufi il percorso è iniziato e si è inziato a votare”, ironizza Matteo Renzi, aprendo a Palazzo Chigi la conferenza stampa in cui presenta la riforma della giustizia in 12 punti tracciata dal governo (tra le novità in arrivo, su cui si aprirà una discussione pubblica, una revisione dello strumento delle intecettazioni). E in effetti a Palazzo Madama scivola via senza particolari sorprese la prima giornata di votazioni sul disegno di legge di riforma istituzionale. In commissione Affari costituzionali la maggioranza tiene (le proposte su cui c’era il parere negativo di relatori e governo sono state respinte 15 a 11), tanto che la presidente Anna Finocchiaro si dice addirittura convinta di “andare in tempi brevi in Aula, probabilmente la prossima settimana”. I nodi irrisolti restano però tutti. A cominciare dall’incertezza legata alle divisioni di Forza Italia, al cui interno la fronda per il Senato elettivo resta ampia al punto da mettere potenzialmente in discussione l’accordo Renzi-Berlusconi. “Oggi abbiamo affrontato argomenti non fondamentali – minimizza il capogruppo Paolo Romani -. Giovedì ci riuniremo con il presidente Berlusconi (in una assemblea congiunta dei parlamentari, ndr) e in quella sede prenderemo una decisione definitiva”. Al momento, tuttavia, assicura il presidente dei senatori azzurri, un incontro Renzi-Berlusconi “non è in agenda”.

Una situazione fluida al punto da spingere i democratici a disdire il faccia a faccia fra il premier e i senatori “dissidenti”, in un primo momento previsto inizialmente per domani. “Se Forza Italia non decide, è inutile farla”, filtra dal gruppo. Anche in casa Pd, infatti, quello dell’elettività del Senato resta un nodo da sciogliere, dal momento che sono ben 19 i firmatari del sub-emendamento che prevede il voto per Palazzo Madama. Giovedì, invece, Renzi dovrebbe vedere nuovamente il Movimento cinque stelle, al quale nella giornata di martedì sarà recapitata una lettera pubblica sul tema delle legge elettorale e delle riforme da parte del Pd. I grillini dal canto loro criticano la lettura ottimista della maggioranza sulle riforme: “Non è vero che la maggioranza tiene. Si stanno accantonando le modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione, i punti cruciali perché evidentemente non c’è accordo in maggioranza”. Il ministro Maria Elena Boschi non esclude nuovi incontri: “Non so il premier perché non conosco i suoi impegni, ma per quanto riguarda me assolutamente sì: ci stiamo vedendo con tutti gruppi e non escludo incontri anche con gli altri partiti”. Intanto, anche se non si sa come sarà composto, il volto del nuovo Senato inizia a profilarsi dagli emendamenti approvati in commissione. A cominciare dalle funzioni: l’organismo continuerà a chiamarsi “Senato della Repubblica” ma rappresenterà “le istituzioni territoriali”.