Riforma elettorale, fuoco di sbarramento sul testo Renzi-Berlusconi

Il fatidico testo frutto dell’accordo Renzi-Berlusconi-Alfano sulla legge elettorale alla fine è arrivato alla Camera, ma le polemiche hanno cominciato a crescere quando ancora lo si stava finendo di scrivere. Mentre la commissione Affari Costituzionali di Montecitorio attendeva fiduciosa l’articolato della riforma che al Pd hanno messo nero su bianco, già si delineavano infatti sempre più nettamente le posizioni più o meno critiche verso un’intesa che in parecchi si rifiutano di considerare “prendere o lasciare”. Massimo D’Alema, pur plaudendo alla possibilità di arrivare finalmente ad un risultato concreto, ha ribadito che il Parlamento è “naturalmente nella libertà di approfondire, correggere, decidere, secondo le regole democratiche normali”. Ma intanto il capogruppo al Senato del Pd in Commissione Affari Costituzionali Doris Lo Moro sentiva già il bisogno di minacciare la dimissioni se si trovasse di fronte ad un testo blindato, nonostante il provvedimento sia per ora all’esame dell’ altro ramo del Parlamento e, verosimilmente, non arriverà (magari modificato) a Palazzo Madama prima di qualche settimana. Intanto Alfredo D’Attorre, esponente di punta della minoranza del partito, preannunciava che lui presenterà un emendamento per introdurre le preferenze e che si augura che venga sottoscritto dall’intero gruppo parlamentare.

La Lega intanto, che ieri tuonava contro una nuova legge truffa, sembra adesso rincuorata dalle clausole di salvaguardia per i partiti a vocazione localistica inserite nel testo. Ma a strepitare sono soprattutto i cosiddetti partitini, quelli per intendersi a cui Renzi vuole togliere con le nuove norme ogni potere “ricattatorio”. Scelta Civica (a cui il segretario Pd non ha risparmiato nelle ultime ore commenti un po’ sprezzanti) chiarisce in modo duro, per bocca del suo capogruppo alla Camera Andrea Romano, che “certamente noi non subiremo alcun diktat. Quando la proposta arriverà in Parlamento la miglioreremo”. Mentre i Popolari per l’Italia vogliono una soglia per il premio di maggioranza più alta e insistono per introdurre le preferenze. Oggi i due capigruppo parlamentari del partito si sono riuniti ed hanno partorito una nota congiunta nelle quale si ribadisce che “i popolari sono disposti a lavorare se vi è disponibilità al dialogo, sopratutto su alcuni punti: la soglia per il premio di maggioranza irragionevolmente troppo bassa; l’incongruenza delle soglie di sbarramento; la mancanza di meccanismi per garantire il rapporto tra elettore ed eletto”.

Del nuovo centrodestra e della sua ferma intenzione di lavorare in Parlamento per inserire le fatidiche preferenze si sa fin troppo. Sel invece dice chiaramente con il suo leader Nichi Vendola che “se il testo dell’accordo arriva in Parlamento così come è stato presentato noi voteremo contro”, anche se poi aggiunge che per lui Renzi è un potenziale alleato elettorale. Sarà forse tutto questo fuoco di sbarramento che fa esprimere Maurizio Gasparri un certo pessimismo: “Ci sono troppi zombie sul cammino che stiamo facendo – dice il capogruppo di Forza Italia al Senato – per essere certi del raggiungimento della meta”.

Come si è visto, comunque, il ritmo di marcia impresso da Renzi alla riforma delle legge elettorale ha già prodotto le prime ferite interne al Pd. “Renzi ha tutto il diritto di dirigere, perché ha vinto le primarie, ma c’è una differenza con il comandare. C’è anche un partito in cui si deve discutere”. Così Gianni Cuperlo, a margine della presentazione del libro di Giuseppe Vacca “Moriremo democristiani?’. Il presidente dimissionario del Pd ha poi aggiunto, a proposito della riforma elettorale, che “l’intervento di Renzi in Direzione era apprezzabile dal punto di vista dei contenuti ma non mi e piaciuta la questione di metodo e di stile. L’accordo politico è importante e positivo perché le riforme servono e se Renzi ci riesce è un buonissimo risultato. È su alcuni punti che la questione non è risolta, va migliorato l’impianto. Il Parlamento ha tutto il diritto di migliorare le leggi. Non ci sarà nessun franco tiratore, siamo in partito e un gruppo e dobbiamo discutere”. Cuperlo ha poi ammesso che “è verissimo che io sono entrato in Parlamento con le liste bloccate, nessuno lo nega, ma non mi si può deleggittimare sul piano personale.

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